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Il segretario di Stato Parolin: occorre interrogarsi sul celibato, ma non mi aspetto cambiamenti

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Preti sposati: il numero due del Vaticano parla di magistero come un monolite “non immutabile”  

Occorre «interrogarsi» sul celibato anche se «non mi aspetterei nessun drastico cambiamento». Lo dice il Segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin, in una intervista ad America Oggi (29 settembre).

Il caso delle Chiese orientali

«L’insegnamento circa il celibato ecclesiastico, che risale alla tradizione apostolica, ha trovato nel corso della storia – ricorda Parolin – differenti modalità espressive nella maggioranza delle Chiese cattoliche orientali, dove gran parte dei preti sono già legittimamente sposati. Sono peraltro convinto che occorra oggi interrogarsi se il celibato sia vissuto in tutte le sue potenzialità e se sia apprezzato e valorizzato in ciascuna Chiesa particolare».

“Graduale approfondimento”

«Non mi aspetterei nessun drastico cambiamento su questo aspetto, se non in un’ottica di un suo graduale approfondimento a beneficio del popolo di Dio, e in particolare dell’esigenza principale della fede: l’annuncio del Vangelo all’uomo» (Ansa, 29 settembre).

“Organismo vivente che cresce”

Secondo Parolin «il magistero non è un monolite immutabile, ma un organismo vivente che cresce e si sviluppa. La sua reale identità non cambia, ma si arricchisce. La Chiesa appassirebbe se non si sviluppasse. In questo senso, le questioni di oggi vanno affrontate facendo tesoro della preziosa eredità della nostra storia per dare ad esse una risposta che permetta al popolo di Dio di crescere e di svilupparsi armoniosamente».

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Le parole del 2013

«Talvolta, poi – prosegue il Segretario di Stato vaticano – sollevare domande è quasi più importante che dare risposte. Come importante è anche capire che non tutte le domande possono ricevere una risposta immediata. Come non dobbiamo intimorirci di fronte a temi che riguardano la disciplina della Chiesa, la quale può subire degli adattamenti».

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