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Corea del Sud: emergenze nascite

AFP PHOTO/KIM JAE-HWAN
REPUBLIC OF KOREA, SEOUL : South Korean mothers practice massage to their babies during a training program at a public health center in Seoul, 11 May 2005. The event was part of efforts by the government to introduce various welfare programs for residents. AFP PHOTO/KIM JAE-HWAN
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Secondo uno studio commissionato dal quotidiano Chosun Ilbo, il tasso di fertilità è destinato a scendere quest’anno a 0,96 figli per donna in età riproduttiva

Una catastrofe annunciata. Stiamo parlando delle ultime previsioni sull’andamento delle nascite nella Corea del Sud. Come rivela il sito AsiaNews, dai dati governativi diffusi a fine settembre emerge infatti che nel luglio scorso nel Paese asiatico sono nati circa 27.000 bambini, ossia un calo dell’8,2% rispetto al mese di luglio del 2017, quando le nascite erano state 29.400.

Secondo l’agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME), è dal dicembre 2015 che le nascite stanno scendendo mensilmente nel Paese. Nel periodo gennaio-luglio di quest’anno, in totale 198.700 bambini hanno visto la luce nella Corea del Sud, ovvero l’8,6% in meno rispetto all’anno scorso.

Nell’aprile scorso, così rivela a sua volta l’UPI, il calo è stato ancora più accentuato. Secondo l’agenzia stampa, che cita i dati di Statistics Korea (Kostat), nell’aprile di quest’anno sono nati circa 27.700 bambini nel Paese, un calo notevole rispetto al mese di aprile 2017, quando erano circa 34.000, e rispetto allo stesso mese del 2016, quando circa 35.100 bambini avevano visto la luce.

Anno 2017

Per quanto riguarda l’intero anno 2017, il numero di bambini nati nel Paese è sceso per la prima volta sotto quota 400.000: 357.700 circa, scrive la pagina web in lingua inglese di uno dei maggiori quotidiani della Corea del Sud, il Chosun Ilbo, che cita a sua volta Statistics Korea.

Questo significa che l’anno scorso il tasso di fecondità totale (o numero medio di figli per donna in età fertile: ovvero nella fascia di età 15-49 anni) era sceso a 1,05, trovandosi quindi molto lontano dal cosiddetto “tasso di sostituzione” di 2,1 figli per donna, il quale permette di mantenere stabile il livello di una popolazione.

Secondo il quotidiano sudcoreano, il tasso di 1,05 non è solo inferiore a quello medio — 1,68 nel 2015 — dei Paesi dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, OECD in sigla inglese), ma anche a quello del Giappone (1,46) e di Singapore (1,24). Persino durante la guerra di Corea il numero delle nascite era superiore al mezzo milione, così ha osservato Cho Young-tae, dell’Università Nazionale di Seoul.

Come se non bastasse, aumenta anche la mortalità nella Corea del Sud. Nell’arco del 2017 è stata registrata infatti la cifra record di 285.600 decessi. Questo implica che la crescita naturale della popolazione sudcoreana è stata di sole 72.000 unità, un altro record negativo, osserva il Chosun Ilbo, il quale aggiunge che nel mese di dicembre 2017 il numero dei decessi ha superato quello delle nascite. Si è trattato del primo declino della popolazione sudcoreana su base mensile.  

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Cupe previsioni

E come già segnalato, i dati relativi all’anno 2018 non promettono nulla di buono. Infatti, secondo uno studio commissionato dal quotidiano Chosun Ilbo, il tasso di fertilità è destinato a scendere nel corso di quest’anno a 0,96 figli per donna in età riproduttiva.

Sarà la prima volta nella storia della Corea del Sud che il tasso di fecondità scenderà al di sotto della soglia di 1,0, spiega il quotidiano inglese The Guardian in un articolo pubblicato il 3 settembre scorso. La situazione sfiora ormai i “livelli di catastrofe”, ha dichiarato Lee Bong-joo, esperto della Seoul National University.

Per un altro esperto dell’Università Nazionale di Seoul, l’economista Lee Chul-hee, che è anche uno degli autori della ricerca, i risultati saranno senz’altro uno “shock psicologico” per il popolo sudcoreano. Potrebbero persino influenzare negativamente le nascite e portare ad un “ulteriore calo del tasso”.

Le cause

Alcuni esperti tendono a puntare il dito contro le donne, dicendo che preferiscono dare la priorità alla propria carriera invece di fare figli. I dati confermano infatti che il numero delle nascite tra le donne appena trentenni è sceso nell’arco del 2017 a 97,7 bambini ogni 100.000, rispetto a 110,1 nell’anno precedente, rivela il sito del Chosun Ilbo. “Quando una donna fa il suo primo figlio all’età di 32 anni, diventa difficile avere più di due figli”, così ha fatto notare un ricercatore di Statistics Corea.

C’è però una spiegazione sul perché le donne preferiscono concentrarsi sulla propria carriera. Prima di tutto, a caratterizzare il mondo lavorativo nella Corea del Sud sono le lunghe ore di lavoro e le rigide gerarchie, il che rende la conciliazione tra famiglia e lavoro difficile, così ricorda l’Economist (30 giugno). “Molte aziende vedono ancora le donne come lavoratori temporanei che lasceranno non appena avranno avviato una famiglia”, ha dichiarato Lee Do-hoon, della Yonsei University. Ciò che temono infatti le donne è di non poter ritornare al loro posto di lavoro dopo una gravidanza.

Un secondo motivo è il fatto che la società sudcoreana ha mantenuto una marcata divisione dei ruoli tra uomini e donne. Vale a dire che nonostante le lunghe ore di lavoro – la Corea del Sud è al secondo posto nella classifica dei Paesi dell’OCSE con il numero più alto di ore di lavoro, ricorda il Japan Times (19 gennaio 2018) – tocca ancora alle donne sudcoreane gestire i bambini e le varie faccende di casa.

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Secondo la storica ed attuale ministra per la Famiglia e la Parità di Genere, Chung Hyun-back, che ha preferito rimanere single, “era estremamente difficile, se non impossibile, giocolare con una carriera accademica e sposarsi e crescere figli”. “Per anni abbiamo trascurato il vero colpevole del problema: l’ampia disparità di genere del nostro Paese e le ore di lavoro disumanamente lunghe”, ha detto la Chung, citata dal Japan Times. Questo spiega anche il forte calo del numero di matrimoni contratti nel Paese: da 329.087 nel 2011 a 264.600 nel 2017, secondo il Chosun Ilbo.

Madri singole

Un altro fenomeno che non aiuta la situazione è la stigmatizzazione delle madri singole nella Corea del Sud. E questo sia all’interno del proprio cerchio di familiari che a livello della società in generale. A scuola i loro figli sono ad esempio oggetto di azioni di bullismo.

La stigmatizzazione e il conseguente isolamento sociale sono molto forti in occasione delle grandi feste, come il Capodanno coreano. “I parenti che si riuniscono per le feste spesso non vogliono che le madri non sposate partecipino perché ricorda loro che c’è una pecora nera in famiglia”, dichiara Hye-ryeon Noh, professore di Welfare sociale alla Soongsil University, al sito di al Jazeera. “È un vero stigma per la famiglia stessa e segno che non hanno cresciuto bene la donna.”

Secondo le statistiche ufficiali, ci sono nel Paese attualmente circa 25.000 madri singole nel Paese, una cifra messa in questione dalle associazioni che sostengono la categoria, la Korean Unwed Mothers’ Families Association (KUMFA) e il Korean Unwed Mothers Support Network, spiega al Jazeera. Infatti, è probabile che ci siano delle madri sole che non si fanno registrare per paura di discriminazione.

Impatto

Gli effetti di quello che alcuni hanno già chiamato “lo sciopero delle nascite” (birth strike) rischiano di essere molto pesanti per la Corea del Sud. I dati raccolti durante l’ultimo censimento evidenziano che la popolazione attiva (le persone appartenenti alla fascia 15-64 anni) ha fatto registrare nel 2017 per la prima volta un calo: meno 116.000, per raggiungere quota 36,2 milioni di persone, ricorda il sito australiano News.com.au.

Mentre si preoccupano anche le forze armate sudcoreane, il calo delle nascite si fa già sentire nelle scuole. Sin dai primi anni ‘80 del secolo scorso, più di 3.500 istituti scolastici hanno chiuso i battenti nel Paese, così ricorda l’Economist, e altre 28 dovrebbero seguire quest’anno.

Le numerose misure introdotte dai governi precedenti per rilanciare le nascite si sono rivelate poco efficaci. In alcuni casi, come quello della birth map pubblicata nel 2016 dal governo dell’allora presidente Park Geun-hye, le donne sudcoreane si sono dissociate dall’iniziativa, così scrive l’Economist.

L’attuale presidente Moon Jae-in – il secondo cattolico a occupare il più alto incarico del Paese – ha promesso di promuovere la parità di genere e di creare condizioni che permettano alle donne di scegliere come vivere. “Le donne non vogliono che il governo decida se avere bambini o meno. Vogliono che crei però le condizioni in cui potrebbero voler averli”, ha ricordato Lee Do-hoon.

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