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Come lottare contro i pensieri negativi che a volte ci invadono

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Mathilde De Robien - pubblicato il 02/10/18

“I cattivi pensieri, ha detto un anziano, sono come i topi in una casa”

I Padri del deserto erano dei monaci dei primi tempi del cristianesimo che dalla fine del III secolo vissero ritirati dal mondo nei deserti di Egitto, Palestina e Siria, soli o in gruppo, per trovare il senso della loro vita e pace interiore attraverso la pratica dell’ascesi e della preghiera.

Lasciarono un’eredità di storie, chiamate apotegmi, che raccontavano ai loro discepoli e a quanti facevano loro visita, per “guarire e salvare le loro anime”, parafrasando Sant’Antonio Abate, il primo a ritirarsi nel deserto nel 270. Ci sono arrivate così queste parole di un anziano che paragona i pensieri negativi ai topi che infestano la nostra anima.


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“I cattivi pensieri, ha detto un anziano, sono come i topi in una casa. Se li uccidiamo uno dopo l’altro man mano che entrano andrà tutto bene, ma se aspettiamo finché la casa non ne è infestata avremo tutti gli ostacoli immaginabili per dar loro la caccia. E anche se ci riuscissimo, la casa rimarrebbe devastata”.

Se non facciamo nulla per cacciarli, i pensieri negativi come ira, gelosia, paura o odio si infiltrano negli interstizi dell’anima e vi si insediano. I Padri del deserto amano ricordarci che la nascita di queste emozioni non dipende da noi, ma che è invece in nostro potere opporvi resistenza e cacciarli.

“Che i pensieri ci turbino o meno fa parte di quelle cose che non dipendono da noi”, ha scritto uno dei Padri, Giovanni Damasceno, nel suo Discorso utile all’anima. “Il fatto che restino o meno in noi, che suscitino o meno le passioni, fa parte di quello che è invece in nostro potere”.

Il monaco autore della metafora insiste sulla necessità di mettere in fuga i pensieri negativi uno per uno e in modo immediato, senza aspettare che proliferino e devastino la nostra anima. Spetta a noi osservare, discernere, come un vigilante del cuore, i sentimenti e le emozioni che ci schiacciano, e agire di conseguenza. Evagrio ha detto: “Fai attenzione a te stesso, sii il guardiano del tuo cuore e non permettere che alcun pensiero vi entri senza metterlo in discussione”.

Potremmo quindi chiederci: Come possiamo dare la caccia e mettere in fuga l’ira, la gelosia, la paura o l’odio che a volte ci controllano? Secondo quando indica Anselm Grün nel suo libro La saggezza dei Padri del deserto, “ciò che conta è affrontarli. Non possiamo uccidere l’odio, ad esempio, ma possiamo trasformarlo perché smetta di essere un pensiero negativo”.

Dietro l’odio, spiega, c’è spesso una necessità di proteggerci da qualcuno a cui piace offendere, ferire. Dare la caccia all’odio e metterlo in fuga significa quindi concentrarsi a costruire muri per proteggerci.

Allo stesso modo, mettere in fuga la gelosia o l’ira richiede di fare un passo indietro e di intraprendere un cammino di purificazione dei pensieri che ci turbano. La ricompensa è il fatto di raggiungere quello stato chiamato hesychia, che si può tradurre come tranquillità del cuore, calma, pace interiore.

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