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Quel campo scuola parrocchiale guidato dai maestri Luke e Yoda

JEDI STAR WARS

Public Domain

Breviarium - pubblicato il 29/09/18

Se tutto è andato bene lo si deve anche all’estrema cura che ciascuno degli organizzatori, ognuno nel suo ruolo, ha messo nella preparazione di questo campo, dalle riflessioni, ai giochi, alla cucina. Ma la buona riuscita del campo è stata possibile anche grazie alla lunga esperienza maturata nel tempo da questa comunità, esperienza che vogliamo qui condividere attraverso le parole di Fernando Spadaccia, che negli ultimi anni ha ricoperto il ruolo di Direttore dell’oratorio della nostra parrocchia, e che ha accolto l’invito ad essere intervistato per i nostri lettori.

Fernando, per quanti anni hai coordinato il gruppo dell’oratorio? Cosa ti ha spinto ad accettare questa sfida quando ti è stata proposta?

Ho svolto l’incarico di direttore negli ultimi tre anni, ma sono entrato nell’oratorio come animatore nel 2013. Avevo appena finito un ciclo di due anni come catechista di Cresima e l’allora parroco, Don Marco Simeone, durante il campetto finale mi disse a bruciapelo: «Ti piacerebbe continuare a seguire ‘sti ragazzi? No, perché all’oratorio servirebbe una mano…». La prima reazione è stata di paura. Paura di ricominciare, di un impegno eccessivo, di calarmi in una realtà nuova, di trascurare la famiglia, il lavoro, di rimettermi in discussione, di prendere una responsabilità più grande di me… insomma ma ‘sto calice deve passa’ proprio da me?




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Quando alle mie ragionevolissime considerazioni il parroco (e si sa che i preti ne sanno una più del diavolo… per fortuna!) rispose “Io ci vedrei proprio te…”, è cambiato tutto. Mi sono sentito “chiamato”, in quel modo a cui si può rispondere solo con “… sia fatta la tua volontà!”, come diciamo sempre nel Padre nostro, perché lo diciamo convinti, giusto?

Insomma quello che mi ha spinto (è la parola giusta… sono un volontario “spintaneo”!) è stato il sentirmi chiamato: quando accade i timori rimangono, ma fidandoti e affidandoti sai che Qualcuno ti darà esattamente quello che ti serve per vivere al meglio la tua risposta.




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Com’è nata la struttura del campo estivo? Mi riferisco ad esempio alla definizione delle diverse tipologie di attività e dell’alternanza dei tempi dedicati ad esse, ma, soprattutto, quello che più mi ha colpito e che ho trovato particolarmente efficace è stata la distinzione tra i gruppi di servizio, trasversali per età, e i gruppi di fascia, tra coetanei, che lavoravano sulle attività di riflessione.

La struttura del campo deriva dal progetto educativo e dal percorso fatto durante l’anno. Una cosa che mi ha colpito entrando all’oratorio sono state le risposte degli animatori, cioè degli educatori dell’oratorio, alla domanda: “Cos’è l’Oratorio?”. Io chiedevo per capire, ma le risposte che ricevevo non mi aiutavano poiché tendevano a descrivere quello che si faceva più che il fine per cui veniva fatto e il percorso per raggiungerlo. In piena confusione decisi allora di mettere in pratica il motto “vivere, amare e poi capire”, immergendomi negli incontri e nelle attività, ma soprattutto nelle relazioni con gli altri. Dopo due anni (meglio tardi che mai… è che mi piace tanto vivere ed amare, che ce posso fa’?), con l’amato assistente don Marco Seminara, arrivammo finalmente a “capire”, che avevamo bisogno di definire un nuovo progetto educativo per i nostri ragazzi. Fu un lavoro impegnativo ma bellissimo, a cui parteciparono tutti gli animatori e anche il parroco. Il progetto educativo, che ci siamo impegnati a rivedere ogni 3-5 anni, è parte integrante dello Statuto dell’oratorio e definisce che l’oratorio è innanzitutto una comunità, di persone che tendono tutte verso un unico scopo: accogliere, seguire e servire Gesù. Ai ragazzi dai 14 ai 20 anni viene proposto un cammino organizzato in 3 fasce, in base a età e tematiche proposte: la prima fascia (I-II superiori) è dedicata alla “scoperta di se stessi e del Creato”; la seconda (III-IV superiori) sviluppa i temi “amore e servizio”; la terza (V sup.- I università) offre un percorso di tipo vocazionale. Il campo è il momento in cui i ragazzi portano a compimento il cammino fatto nel corso dell’anno secondo le peculiarità di fascia, in cui condividono e si scambiano emozioni ed esperienze, in cui passano da una fascia all’altra, lasciando una testimonianza del percorso fatto a tutta la comunità. Il tutto ovviamente condito da attività comunitarie (passeggiate, gite, ecc.) e per gruppi trasversali (gruppi di servizio, giochi, ecc.), pensate per favorire la socializzazione oltre la propria fascia, senza dimenticare i momenti di riflessione personale (Deserto, adorazione, ecc.). Metti tutto questo in un frullatore, insieme a circa 100 tra ragazzi e animatori, aggiungi un prete (non di più, altrimenti è indigesto…) e versa la miscela in un posto naturalisticamente bello e ameno… ecco servito il campo dell’oratorio!




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Negli anni avete avuto modo di osservare cosa funzionava e cosa no nel campo. Di solito si dice che prima di imbarcarsi in una nuova avventura è importante imparare cosa “non fare”, poi tutto il resto. Se dovessi confrontarti con degli educatori o con un neo parroco che sono alle prese per la prima volta con l’organizzazione di un campo per adolescenti, cosa consiglieresti loro assolutamente di non fare?

Più che consigli miei, poiché una delle carte vincenti per la messa a punto di questa “architettura” è stata l’integrazione tra figure diverse come età ed esperienze, provenienti anche da cammini differenti tra loro (scout, oratorio, azione cattolica, ecc…), provo a condividere i principali rischi da evitare, di cui abbiamo fatto esperienza insieme.

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