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Silvano Fausti e Ugo Vanni: due gesuiti sui sentieri della Parola e degli uomini

FATHER SILVANO FAUSTI AND FATHER UGO VANNI SJ
P. Silvano Fausti | Unknown - Fair Use / P. Ugo Vanni | Pontificia Università Gregoriana - Facebook
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Ieri è morto uno dei più noti biblisti italiani dell'ultimo mezzo secolo; domani verrà presentato un volume di ricordi su un suo confratello, scomparso tre anni fa. I due avevano percorso da versanti diversi e su sentieri distinti l'unica montagna della Parola di Dio, sulla quale tutti gli uomini possono ritrovarsi e riconoscersi fratelli. Nessuna vera rivoluzione è possibile, a questo mondo, se non è questa o se da questa non discende.

Oggi a Roma si celebrano i funerali del gesuita quasi novantenne Ugo Vanni: fu uno studioso di Nuovo Testamento che ha lasciato il segno (in particolare su Paolo, Apocalisse ed Ebrei), un docente eccezionale e un padre spirituale fuori dal comune. Chi scrive ebbe il privilegio di conoscerlo soprattutto in quest’ultima veste, che sicuramente designava più perfettamente delle altre due ciò per cui sant’Ignazio volle la Compagnia di Gesù.

Domani a Milano si presenta un libro uscito nelle librerie quattro giorni fa: s’intitola “«Con tutta franchezza e senza impedimento»” ed è una raccolta di ricordi sul gesuita Silvano Fausti (morto di cancro nel giugno 2015), il quale – grazie a una rudezza da montanaro non in dote al padre Vanni – addirittura le aveva lasciate, le cattedre universitarie, proprio per dedicarsi con interezza a «fare esperienza di Dio e farla fare agli altri» (con le parole del Santo Padre Ignazio). In particolare ai giovani, come aveva fatto anche il suo confratello.

Sabato 29 settembre 2018 alle ore 16:00, a Villapizzone (Milano), presentazione del libro. Diretta streaming dalla pagina dell'editrice Àncora.

Sarà che oggi è il mio compleanno e che dunque sono naturalmente portato ai bilanci e alla gratitudine per il dono della vita, sarà che questi due maestri vengono ricordati in modo particolare in questi giorni e hanno inciso a fondo – direttamente e/o indirettamente – su un numero imprecisabile ma assai vasto di cattolici italiani… Fatto sta che rinfrescarne il ricordo fa bene anzitutto al cuore. Al nostro cuore. Come sta scritto nella Didaché: «Cerca ogni giorno la compagnia dei santi, per trovare riposo nelle loro parole» (IV, 2).

I racconti su due pellegrini

E padre Silvano, che da giovane gesuita aveva studiato in Germania la fenomenologia del linguaggio, ci ripeteva incessantemente:

Ognuno diventa quel che mangia: dalla bocca entra il cibo, e si diventa come il cibo che si mangia; dalle orecchie entrano le parole, e si diventa come le parole che si ascoltano. Dentro di noi ci sono due parole fondamentali – una che vuole edificarci e una che vuole demolirci – e immancabilmente, in qualunque cosa facciamo, noi collaboriamo con la prima o con la seconda. Per la nostra salvezza, che è la volontà di Dio per tutti, o per la nostra rovina, a cui lavora il Nemico.

Chiarezza, brevità, rigore, talvolta ruvidezza: questo esprimevano le parole di padre Silvano, che fin dalla punta della Sicilia andavamo a sentire a frotte in Val Gardena. Non c’erano solo cattolici e, anzi, non c’erano solo credenti: accorrevano invece centinaia di giovani, anche non credenti, che avevano sete di sentir spiegare il Vangelo da padre Silvano. Dalle due alle tre ore al giorno tutti i giorni. Perché? Senza conoscerlo, uno potrebbe facilmente pensare che Fausti annacquasse l’Evangelo, ma era vero il contrario, e i non credenti venivano perché – anche senza essere sicuri che esistesse quel Dio di cui i testi parlavano – toccavano con mano come essi descrivessero alla perfezione ciò che vivevano.

Il padre Vanni soleva dire: «Il problema del nostro mondo è che abbonda di cuori duri e intelligenze molli, mentre ci vorrebbero cuori teneri e intelligenze scaltrite». Vanni e Fausti avevano entrambi queste caratteristiche, seppure declinate in modi molto diversi: quando le persone in mezzo alle quali simili uomini – giganti di statura ordinaria – sono passati si ritrovano insieme a condividere i loro racconti, ciò che risulta dalla trama e dall’ordito delle parole che si accostano intessendosi l’una nell’altra è il senso di stupore e di gratitudine per delle presenze così maestose, così umili, così eloquenti del Mistero Buono che ce lo rendono quasi palpabile, molto più che credibile.

Questo è evidente in modo particolare per il libro curato da Beppe Lavelli e da Carlo Bellavite Pellegrini, che trasporta su carta proprio quel clima di intima amicizia tra persone che si ritrovano affraternate dall’incontro con uno straordinario discepolo di Gesù Cristo. “Con tutta franchezza e senza impedimento” e l’espressione lapidaria con cui Luca conclude il suo secondo libro, quello che noi chiamiamo “Atti degli Apostoli”: le ultime parole che l’“illustre Teofilo” – cui l’opera lucana si rivolge ed è dedicata – legge e ascolta sono come la cifra della vita pratica dell’uomo redento da Cristo. A padre Silvano piaceva molto, quell’espressione: di tanto in tanto la citava, talvolta riassaporandola in bocca mentre con tono basso la rammentava ai suoi interlocutori.

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