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Procrastinazione spirituale: cos’è e come combatterla

Woman Stressed Out
Shutterstock
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Sapevate che la procrastinazione può portare all'esaurimento nel cammino spirituale?

del dottor José Augusto Nasser

Procrastinazione, ecco la parola su cui dobbiamo meditare oggi. Con questo termine si intende l’arte di rimandare le cose che dovrebbero essere fatte presto o proprio in questo momento. C’è una definizione che si adatta bene a questo contesto: “procrastinazione strategica”. Le persone pensano che procrastinare sia solo sprecare il tempo navigando sui social media, ma non è quello che si intende realmente.

In genere facciamo moltissime cose, tanto che sembra che siamo molto occupati, ma non facciamo quello che dev’essere fatto. Definiamo questa situazione procrastinazione strategica.

Le persone guardano da lontano e pensano che siamo estremamente occupati, e in effetti stiamo facendo davvero molte cose, quando invece dovremmo farne una sola. Ogni cosa a suo tempo.

La procrastinazione nella vita spirituale

Questo concetto si applica non solo alla nostra vita quotidiana, ma anche a quella spirituale.

Nella vita spirituale, le persone si occupano di una porzione di attività e di una serie di devozioni anziché concentrarsi su qualcosa che sia davvero la volontà di Dio per quel momento.

Al giorno d’oggi molte persone percorrono una vita sbagliata volendo fare di tutto, abbracciare ogni tipo di devozione, svolgere qualsiasi tipo di attività all’interno della Chiesa, e finiscono per esaurirsi in questo cammino di iperattività che non è altro che procrastinazione spirituale.

San Giovanni della Croce diceva che l’eccesso di attività nella vita spirituale porta l’individuo a stancarsi e a fallire nel suo cammino. Per questo non bisogna fare un’infinità di cose, ma “la cosa”!

L’esempio della Sacra Scrittura

Le Scritture sono piene di esempi di ebrei che vivevano come i farisei dell’epoca. Volevano fare le cose, ma alla fine non facevano “LA COSA”! Un esempio sarebbe la loro critica nei confronti dei servi di Cristo che non si lavavano le mani prima di mangiare. In realtà, la loro ossessione di lavarsi le mani per tutto portava i seguaci di Gesù a un esaurimento della preoccupazione, con un supplemento salutare trasformato in richiesta, esigenza o comandamento. In qualche momento, nel Levitico, Dio aveva detto che così era esagerato, e quell’esagerazione è diventata l’azione dell’uomo.

Anche noi veniamo spesso criticati per la nostra Tradizione, che deriva dalla comunicazione orale e anche dalle Scritture.

Camminiamo tenendoci strette la Tradizione e le Scritture. Gesù dice di non essere venuto a cambiare la Legge, ma a darle pieno compimento.

Nella Bibbia per noi cattolici ci sono 73 libri sacri, e poi c’è la Tradizione, ovvero quello che non si ritrova nelle Scritture.

Il problema dei farisei non erano le Scritture o la Tradizione. Il loro problema nei confronti di Gesù era in primo luogo il fatto di credere che il supplemento potesse essere considerato prescrizione o requisito, e in seconda istanza il fatto di confondere l’apparizione sacra con la presenza del Sacro. In terzo luogo, usavano la tradizione per ciò che era opzionale anziché per l’ESSENZIALE.

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