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La particolare devozione di San Francesco per San Michele Arcangelo

SAINT FRANCIS MICHEAL
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Tutto ha inizio nella grotta dell’Arcangelo. I biografi del “poverello” raccontano questo legame speciale

Continua Bonaventura: “Un eccessivo piacere gli recava la presenza di Gesù crocifisso, che a lui si faceva vedere sotto la figura di un Serafino, in maniera sì prodigiosa e familiare. Il doloroso spettacolo però della crocifissione gli riempiva il cuore di compassione e si sentiva l’anima coll’infermità dei patimenti comparsa sotto la figura di un Serafino e non potendo comprendere il mistero di quella visione, il Signore gli dichiarò internamente, che la visione presentata ai suoi occhi gli faceva conoscere, che dovevasi trasformare in una perfetta somiglianza di Gesù crocifisso, non per mezzo di martirio della carne, ma per via d’un incendio amoroso dell’anima.

Dopo un secreto colloquio disparve la visione lasciando nell’anima di Francesco un ardore serafico, e nel suo corpo impressa la figura del Crocifisso. Incominciarono subito a comparire nelle mani e nei piedi i segni dei chiodi, tali appunto, quali veduti aveva nell’immagine dell’Uomo Crocifisso. Le sue mani e i suoi piedi si videro traforati nel mezzo dai chiodi, le cui teste rotonde e nere apparivano nella palma delle mani e nella parte superiore dei piedi. Le punte alquanto sortivano dalla parte opposta, o rivoltavano e sorpassavano il resto della carne, d’onde uscivano.

Aveva ancora nel lato destro una piaga simile alla ferita d’una lancia, la quale sovente gettava sangue, che gli bagnava la tonaca. La quale stimmatizzazione combattuta acremente, fu ritenuta ed approvata dalla Chiesa, talchè Benedetto XI, nel 1304, isituì la festa della medesima, indi estesa a tutta quanta la Chiesa; festa che Papa Leone XIII indulgenziava generosamente per i Terziari Francescani coll’assoluzione e benedizione generale; e per tutti i Cristiani colla devozione delle Cinque Domeniche. Or qui non faremo questione chi fosse quel Serafino. Molti poggiati su l’opinione di San Bonaventura espressa nel commento dell’Apocalissi fuisse autem Seraphis B. Michaelem Archangelum probabile admodum est, danno per certo che fosse S. Michele. Riguardo poi alla notizia della morte essa fu portata dallo stesso Francesco al Vescovo di Assisi che proprio in quel tempo si era recato sul Gargano in pellegrinaggio alla grotta di S. Michele”.

Al ritorno mentre il Vescovo sostava a Benevento, in sogno Francesco gli apparve nella notte della sua morte e gli disse: ”Ecco, Padre, lascio il mondo e vado a Cristo. Al mattino alzatosi il Vescovo narrò ai suoi compagni la visione, e chiamato il notaio fece annotare il giorno dell’apparizione. Divenuto molto triste piangeva, per aver perduto il Padre eccellente. Giunto nella sua diocesi, raccontò l’accaduto e rese al Signore inesauribili grazie per i suoi doni”.

Leggi anche: “La grande tentazione”. Ecco perché San Francesco lasciò la guida dell’Ordine Francescano

 

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