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La particolare devozione di San Francesco per San Michele Arcangelo

SAINT FRANCIS MICHEAL
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Tutto ha inizio nella grotta dell’Arcangelo. I biografi del “poverello” raccontano questo legame speciale

Perciò in onore di S. Michele, tra l’Assunzione e la sua festa, digiunava con gran devozione per quaranta giorni. Egli diceva: ”Ognuno dovrebbe offrire a Dio una lode o altro special tributo in onore di si gran Principe”. A tal riguardo nell’antifona dell’Ufficio della Passione viene esplicitamente menzionato S. Michele Arcangelo “con tutte le virtù dei cieli” (Uff.: 281). Per questa sua particolare devozione a S. Michele, S. Francesco si recò in pellegrinaggio sul Monte Gargano alla grotta dell’Arcangelo forse nell’anno 1216 o nel 1222 oppure in entrambi gli anni! Secondo la leggenda Francesco essendo molto umile non volle entrare nella sacra grotta perché si sentiva indegno e si fermò a pregare vicino all’ingresso.

Prima di andar via, volle incidere sulla parete rocciosa un suo autografo come era di norma fare allora da parte dei pellegrini. Sulla roccia del santuario angelico non scrisse il suo nome, ma il segno del Tau, segno che rappresenta la croce e che il Santo poneva in calce alle sue lettere. Addirittura, una volta, guarì un uomo che aveva perduto l’uso della gamba, toccandogliela con un bastoncino a forma di Tau. Per Francesco questa lettera dell’alfabeto greco era un segno della salvezza secondo la celebre visione del profeta Ezechiele (9, 3-7) nella quale uno spirito celeste sotto forma di uno scriba vestito di lino risparmia dalla morte soltanto coloro che con essa erano segnati.

Indubbiamente la grotta di S. Michele costituisce un luogo sacro per eccellenza dove i fedeli possono avere il perdono di tutti i loro peccati. Oggi nella Basilica dell’Arcangelo l’antica pietra sulla quale Francesco lasciò il suo segno non c’è più. Nel saccheggio del 1799 i soldati francesi l’asportarono con l’antica porticina d’argento che aveva in rilievo l’effige del Santo, al posto della pietra originaria ve ne è un’altra con la stessa croce come segno di salvezza. Francesco morì il 4 ottobre 1226 dopo aver ricevuto il grande miracolo delle stimmate proprio quando pregava e digiunava in onore di S. Michele.

E’ Bonaventura che ci parla di tale quaresima in onore del principe delle schiere celesti:”Due anni prima che rendesse lo spirito a Dio, dopo molte fatiche, la provvidenza trasse in disparte il beato Francesco e lo condusse sul monte eccelso, chiamato della Verna. Qui aveva iniziato a digiunare la quaresima in onore di S. Michele Arcangelo”. Riguardo poi a come sia avvenuta questa straordinaria stimmatizzazione ci rifacciamo sempre a S. Bonaventura che così la descrive:

”Nel settembre del 1224, in un luogo del monte Alvernia, stando Francesco in orazione, si sollevò in Dio coll’ardore serafico dei suoi desideri e si trasformò con gli affetti di una tenera compassione nel Signore crocifisso. Stando così, ei vide un Serafino alato con sei ali risplendenti in forma di crocifisso, che discendendo dalla sublimità del cielo, veniva con rapidissimo volo ad una certa altezza dell’aria a lui vicino. Comparve allora tra le sue ali, la figura di un uomo crocifisso che aveva le mani e i piedi distesi e confitti in croce. Due ali aveva sopra la testa, due erano spiegate al volo e due coprivano tutto il corpo. Alla vista di un tale oggetto restò Francesco sorpreso da straordinario stupore, e tutta la sua anima era penetrata da gaudio, misto a tristezza e dolore”.

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