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Ti proclami cristiano: ma vivi davvero ciò che credi?

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Pexels/Ivan Obolensky

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 25/09/18

"Mi verrebbe quasi da dire che tutta l’opera del male consiste nel lasciarci profondamente religiosi ma ben scissi nelle scelte"

In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti». Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica». (Lc 8,19-21)

“In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti». Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica»”. Non funzionano le raccomandazioni con Gesù, nemmeno se i raccomandati sono la Madonna e il resto della famiglia. Perché non si accede a Cristo portando come pass il proprio ceto di appartenenza, la propria cultura, o semplicemente il proprio certificato di battesimo, ma solo “ascoltando e mettendo in pratica la sua parola”. Per questo Maria è sempre in prima fila, perché lei più di tutti ha fatto questo. Troppe volte ci sentiamo sicuri di essere cristiani e di essere in rapporto con Cristo solo perché indossiamo un’educazione cristiana, una cultura cristiana, dei valori cristiani.Ma il cristianesimo non è una cosa che si può indossare ma solo un amore che si può praticare. Senza questa consapevolezza non si va molto lontano, e potrebbe accadere che alla fine di questo viaggio, incontrando proprio il Signore ci sentiremo dire: “In verità non vi conosco, non so chi siete”. Eppure eravamo sempre in prima fila, avevamo tutte le carte apposto, ma ci mancava il dettaglio più importante: vivere ciò che credevamo.Credere e vivere sono verbi che non devono mai essere disgiunti.Mi verrebbe quasi da dire che tutta l’opera del male consiste nel lasciarci profondamente religiosi ma ben scissi nelle scelte. Finché crederemo senza mettere in pratica non solo saremo innocui per il male ma sostanzialmente saremo anche un valido motivo per cui gli altri non si avvicineranno mai a Dio. Una vita vissuta così è la peggiore pubblicità che si possa fare a Cristo. La nostra testimonianza diventerebbe scandalo, pietra di inciampo, ostacolo, contro testimonianza. La nostra fede sarebbe utile come il lievito tenuto chiuso nella dispensa, come una manciata di sale senza sapore, come un sepolcro con i fiori fuori e la morte dentro. (Lc 8,19-21)

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