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Thomas Evans: Kate ed io avremo sempre due figli. Alfie noi ti amiamo!

THOMAS EVANS PREMIO ATREJU

Emmanuele di Leo - Facebook

Steadfast Onlus - pubblicato il 24/09/18




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Era tutto scritto lì. Ogni attimo che avremmo passato con nostro figlio era descritto nei più piccoli dettagli e non poteva essere più, in nessun modo, modificato. In quel momento io e Kate abbiamo rinnovato il proposito di non arrenderci.

Da tempo eravamo in contatto serrato con Steadfast che ci stava aiutando ad ottenere un permesso umanitario per portare Alfie in Italia. Abbiamo valutato la possibilità di fare una manifestazione non violenta fuori dall’ospedale.

Il 12 aprile i nostri legali ottennero la riapertura del processo e che Alfie potesse vivere fino al 16.

Eravamo terrorizzati ma Alfie andava salvato ad ogni costo e, con l’aiuto di alcuni supporter polacchi, ci organizzammo per portarlo via dall’ospedale con un’eliambulanza e un team medico specializzato. Non potrò mai scordare quella notte… la gente arrivò da Alfie per far sentire il suo amore… il mondo intero seguiva i collegamenti che i supporter mandavano in onda ininterrottamente usando i canali social.

Tutti pregavano per la nostra famiglia.
Io non so dove ho trovato la forza di continuare a urlare la mia rabbia, la mia indignazione, ma stringendo la mano di Kate andavo avanti senza sosta. Alfie meritava la sua chance e noi dovevamo fare di tutto per garantirgliela.

L’ospedale riuscì ad ottenere un ordine d’emergenza e ci impedì di lasciare il suolo inglese. Venni minacciato di essere denunciato per aggressione e sequestro di persona se avessi osato rimuovere Alfie dalla sua stanza. L’ospedale venne piantonato dalla polizia giorno e notte.


Alfie e seu pai Tom Evans

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Furono giorni difficili e dolorosi dove ci sentimmo sopraffatti dall’ingiustizia di quello che la legge inglese chiamava invece giustizia. Nel frattempo Steadfast continuava a premere sui politici affinché potessimo essere accolti nel Vostro paese. Si appellarono anche al Papa chiedendo di parlare di Alfie durante la messa in Piazza San Pietro del 15 aprile. Papa Francesco aveva a cuore il nostro bimbo, ne aveva già parlato, ma si espose nuovamente e mi ricevette in udienza privata il 18 aprile.
In quel momento ho capito che Alfie aveva compiuto un altro piccolo miracolo.

Papa Francisco e Tom Evans
Vatican Media

Venni ricevuto dal Papa che mi disse che stavo difendendo mio figlio con coraggio e mi promise che avrebbe fatto il possibile per portare Alfie al Bambino Gesù.
Il 22 aprile la Corte Suprema stabilì nuovamente che Alfie doveva morire nel suo “migliore interesse” e che l’ospedale doveva agire senza attendere le decisioni della Corte Europea, che comunque rinnoverà la decisione di non ascoltare il nostro caso.

Il Papa ci dimostrò ancora il suo affetto. Chiese di rispettare la nostra sofferenza e la nostra volontà di tentare nuovi trattamenti.
Il giorno dopo l’ospedale iniziò le procedure per attuare il “protocollo”. La direttrice del Bambino Gesù arrivò a Liverpool in un estremo tentativo di salvare Alfie ma non le venne concesso nemmeno di oltrepassare la porta dell’ospedale.

Mentre giravo l’ennesimo video di denuncia, affinché il mondo potesse vedere nostro figlio vivo, Alfie aprì gli occhi dando nuova dimostrazione della sua voglia di lottare.
Non potrò mai essere in grado di spiegare a parole il dolore, l’angoscia, la paura che provavo… ma posso dirvi che dentro di me e Kate la fiamma della fede e della speranza non si era mai spenta.

In quei momenti disperati in Italia si continuava a lavorare in silenzio e ad Alfie giunse la cittadinanza italiana. Io e Kate ringraziamo di cuore Steadfast, Giorgia Meloni e tutti quanti hanno lottato con noi. Il popolo e il governo italiano ci hanno dimostrato una vicinanza incredibile, che mai avremmo potuto immaginare.

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Tags:
Alfie Evansdifesa della vita
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