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In casa ho sempre l’ultima parola, ed è “Sì, cara”

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Dusan Petkovi - Shutterstock
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2. Chiedere permesso ci aiuta a pensare meglio

Chesterton diceva che la condizione per cui due teste pensino meglio di una è che quelle due teste appartengano allo stesso corpo. E nel matrimonio succede proprio questo! Siamo una sola carne! Siamo due in uno! E questo è il bello: io voglio il meglio per mia moglie, e lei vuole il meglio per me.

E confidando in questo, nel fatto che ciascuno di noi vuole il meglio per l’altro, quando “chiediamo il permesso” di fare qualcosa stiamo chiedendo anche consiglio e orientamento, perché non sappiamo sempre se quello che vogliamo fare è quello che dovremmo fare davvero. Chiedere permesso ci aiuta, perché abbiamo una visione “binoculare” di quello che dobbiamo fare.

3. Chi comanda deve comandare ciò che chi deve obbedire può fare

Cosa? Visto che stiamo cercando il bene del nostro coniuge, e in ultima istanza quello della famiglia, e quindi anche il nostro, quando ci chiedono il permesso di fare qualcosa dobbiamo vedere perché ci viene chiesto, e se è qualcosa di lecito non negarlo quasi mai.

Chi comanda in modo arbitrario corre il rischio che chi obbedisce non voglia sempre obbedire. Ne Il Piccolo Principe c’è un capitolo bellissimo che parla di un re che dava sempre ordini ragionevoli. Il dialogo che si intavola è meraviglioso:

“Se ordinassi a un generale di volare da un fiore all’altro come una farfalla, o di scrivere una tragedia, o di trasformarsi in un uccello marino, e il generale non eseguisse l’ordine ricevuto, chi avrebbe torto, lui o io?”

“Voi”, disse con fermezza il piccolo principe.

“Esatto. Si deve esigere da ciascuno quello che ciascuno può dare”, proseguì il re. “L’autorità si basa in primo luogo sulla ragione. Se ordini al tuo popolo di gettarsi in mare ci sarà la rivoluzione. Ho il diritto di esigere obbedienza perché i miei ordini sono ragionevoli”.

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