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Siamo i Five To Ten, cantiamo la positività sorridente della bellezza

FIVE TO TEN

Five to ten

Annalisa Teggi - pubblicato il 21/09/18

Penso al richiamo di Gesù sul tornare bambini, che è un richiamo allo stupore … che guarda caso ha la stessa etimologia di stupido.

Esatto ed è quello che meglio racconta anche il rapporto con la nostra famiglia, perché dietro una band c’è una crew ed è tutt’uno con noi.
Massimo Piccoli è il nostro personal assistant, cioè quello che fa proprio tutto. Ogni mamma dovrebbe averlo! Poi c’è Marco Veneri che è il nostro fotografo e Laura De Santis, mia sorella, è diventata la nostra promoter. Infine ci sono Michela e Giulia che si occupano delle piccole cose necessarie, anche di un supporto emotivo per noi: è necessario avere persone che ti tengano la mano e abbiamo il grip sul presente, sul terreno.


GIORGIA SINGER

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Quali finestre sulle emozioni avete voluto aprire coi vostri 10 brani inediti?

Molti brani sono autobiografici, che non vuol dire essere egocentrici: si racconta un vissuto personale che tocca corde comuni a tutti. Altri brani nascono, invece, per lanciare un messaggio. Right Thing è un invito a essere se stessi in modo intelligente, cioè a non rinunciare a se stessi; nel contesto lavorativo e anche in quello affettivo annullarsi non è la strada giusta. E’ un inno alla positività di chi sei: lascia cadere le maschere e fai vedere il tuo volto. You know racconta un altro percorso di incontro; nella canzone elenco una serie infinita di difetti ma per dire che ci accomunano; i punti deboli tuoi sono i miei, guardare i limiti dell’altro è guardarsi allo specchio … fare i conti con se stessi.

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Poi c’è un’altra canzone che a me è piaciuta tanto, Superhero. Chi sono i supereroi?

La canzone è nata perché amiamo, tutti noi tre, i supereroi della Marvel e abbiamo pensato a questo pezzo come colonna sonora da film. Il supereroe è una figura bellissima, perché ha un potere e lo usa per salvaguardare le persone più deboli. Però nel brano noi vogliamo raccontare il concetto normale di supereroe, è il tuo vicino e non lo sai. Il supereroe siamo tutti, quando veniamo sorpassati in mille modi eppure non smettiamo di lottare per un ideale. Un altro aspetto è il silenzio: il supereroe protegge chi ha bisogno e lo fa silenziosamente.

Ti viene facile scrivere e pensare in inglese?

Sì, per i generi musicali che ho frequentato, l’inglese è la prima lingua che ho ascoltato: il gospel, il jazz, il soul sono le pareti della casa in cui sono nata. Ridendo, dico sempre ai miei genitori che hanno sbagliato nazione, la cicogna ha fatto confusione con la geografia. La scelta di fare un disco con inediti in inglese è stata fatta di comune accordo col nostro produttore artistico, Pietro Foresti, che ha un passato di lungo lavoro in America: volevamo dare un carattere internazionale al nostro progetto; siamo contentissimi di essere italiani, ma il pensiero è stato quello di essere aperti a portare la nostra musica oltre i confini del nostro paese.

In un’intervista vi hanno chiesto qual è il primo strumento che avete preso in mano e tu rispondi: la voce.

Ma non è uno strumento la voce! … ti dicono. Invece è proprio uno strumento, primordiale e interno; ed è perciò delicatissima perché subisce il minimo stress. Ho molto rispetto della mia voce. Ed è uno strumento che è cresciuto con me, ho cominciato a cantare che ero davvero molto piccola.
È come avere a disposizione una tavolozza di acquerelli, quando sei piccolo usi solo i colori primari e poi la vita di insegna a fare le miscele giuste, più passa il tempo più emergono le sfumature.

Ne avevamo già parlato io e te di questo, anni fa. Torniamoci su: studiare dà la libertà. Che paradosso, perché adesso è pieno di gente che dice che il proprio talento è improvvisato, spontaneo…

Uno è libero di credere che improvvisato sia sinonimo di libertà, però il chirurgo studia anni per operarti a cuore aperto. Perché tu, che sei cantante, non dovresti farlo e acquisire gli strumenti che ti permettono molta più libertà? Confondere artistico con istintivo non è giusto, anche se l’intinto è qualcosa di fondamentale nell’arte; ma la tecnica è il mezzo per tirare fuori nel miglior modo possibile il mondo che hai dentro.


LIGABUE

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Lo scorso 13 luglio al Pistoia Blues avete aperto il concerto di James Blunt, com’è andata? L’emozione è tutto e l’emotività non deve prevalere, come si fa?

Eravamo davvero contenti come dei bambini e l’emotività non mi ha ostacolata. Abbiamo visto un palco di 22 metri e tecnici preparatissimi a nostra disposizione: era il nostro ballo delle debuttanti. Ci siamo arrivati dopo così tanta fatica che ci siamo giocati il mille per cento. Il pubblico toscano è tosto, però li abbiamo conquistati in fretta e non è scontato: non solo non ci conoscevamo, ma il nostro disco è fatto di inediti, quindi non conoscevano neanche i pezzi. Dopo il primo brano, erano con noi. Diciamo che siamo molto convincenti.

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Apriamo la parentesi talent-show. Anni fa hai conosciuto il mondo di X Factor, poi più recentemente hai partecipato a The Voice nel team di Piero Pelù. Il talento e la fama (o il successo) vanno di pari passo? Mi dici la tua esperienza?

The Voice è stata una bellissima esperienza che rifarei. Sono stati Farian e Fax a convincermi ad andare, io avevo inizialmente rifiutato.

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bellezzamusicarock
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