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Pregare san Michele, più che una tradizione una necessità

SAINT MICHAEL
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Con una piccola équipe, Jean-Baptiste ha creato una comunità online che raccoglie circa 20mila persone: lo scopo è pregare per l’intercessione di san Michele. Incontriamo un cristiano impegnato. Da scoprire con la comunità di preghiera su Hozana.

Vincent Olivier: Come le è venuta in mente l’idea della novena a san Michele su Hozana?

Jean-Baptiste: Avevo appena finito un libro che mi aveva dato mia moglie – all’epoca la mia fidanzata – sugli angeli. Vi avevo appreso che ogni Paese aveva un angelo custode, e che quello della Francia era san Michele. È una tradizione che risale a Papa Anastasio, che aveva fatto sapere a Clodoveo e a Clotilde, sua moglie, che avrebbe messo la Francia sotto il patronato di san Michele. E la sua influenza è stata visibile a numerose riprese: ci sono stati sant’Aubert, Carlo Martello, Giovanna d’Arco…

V. O.: Lanciare una novena mira a chiedergli di intervenire di nuovo?

J.-B.: Abbiamo iniziato una novena dopo l’assassinio del padre Hamel, nel luglio 2016. La Francia viveva momenti difficili segnati da numerosi attentati, il Bataclan a novembre, Nizza qualche giorno prima. Per noi, pregare san Michele era una buona idea. Questa novena non è stata vana, io credo che abbia anche avuto un’efficacia, sì.

V. O.: Allo stesso tempo, questa novena non esenta i cristiani dall’impegno attivo – su questi argomenti come su altri… –. Come si fa a far quadrare le cose?

J.-B.: Assolutamente, e per alcuni la preghiera può sembrare quasi deresponsabilizzante… Eppure santa Teresa di Lisieux diceva: «Bisogna sempre pregare come se l’azione fosse inutile e agire come se la preghiera fosse insufficiente». Quando si prega si crede che Dio e gli angeli intervengano nelle nostre vite – ma si accetta di non conoscere la maniera in cui orienterà quelli che vogliono proteggere la Francia. Certo, il buon Dio ha bisogno di noi… la preghiera a San Michele non implica che egli venga con la spada per battere i nemici della Francia.

V. O.: Quando si vede l’esiguo numero dei cattolici impegnati, non c’è motivo di essere un poco pessimisti?

J.-B.: Io penso che bisogni toccare il fondo per risalire. Non so se l’abbiamo già toccato, ma quel che è sicuro, secondo me, è che più scendiamo più ci sono possibilità di risalire. E in fondo se c’è una cosa che questa novena ha mostrato è che sussiste una forte devozione a san Michele. Eppure si parla sempre meno degli angeli – argomento dall’aria troppo medievale, superstizioso… un oggetto di motteggi e burla, laddove invece è una realtà: ci sono davvero degli angeli che intervengono nelle nostre vite. Essi però intervengono in modo discreto, diffuso. Si può sperimentare la forza della preghiera, non identificare le azioni degli angeli.

V. O.: Lei pensa che l’internet sia un buon modo per ri-evangelizzare la Francia?

J.-B.: Io penso che l’internet possa essere una porta d’accesso, possa dare informazioni… niente però rimpiazza l’incontro con un altro cristiano, e ancor meno la pratica dei sacramenti. Del resto, penso che quanto ha dato forza a questa novena sia che in principio noi eravamo una vera squadra, che si mobilitava per crearla e diffonderla. Un’avventura collettiva di due mesi.

Cliccate sulla galleria per conoscere la gerarchia celeste:

La Francia ha bisogno della vostra preghiera: unitevi alla Comunità Hozana per aggiungere la vostra preghiera a quella di 20mila cristiani presso l’angelo patrono di Francia.

[Traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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