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I vescovi italiani puntano alla promozione dei Parchi Culturali Ecclesiali

CC / kasabubu / PIXABAY
IL CIPRESSO. LA FECONDITÀ E LA GENEROSITÀ DEL CREATORE
«Metterò insieme nelle terre incolte i cipressi, gli olmi e i larici, perché tutti vedano e riconoscano, perché considerino e comprendano che la mano del Signore ha fatto questo, che il Santo di Israele ne è il creatore» (Is 41, 19). Il giardino dell'Eden era un luogo di abbondanza di cui l'uomo poteva servirsi per nutrirsi. Il peccato ha trasformato la natura: deserti aridi hanno ricoperto la terra e solo la potenza di Dio può renderla di nuovo fertile.
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Per far crescere il turismo si investe su reti di itinerari che coinvolgono beni ecclesiastici, storia e natura dei territori diocesani. Ecco i progetti già in corso

Vescovi in campo per lo sviluppo turistico nelle rispettive diocesi: nascono i Parchi Culturali Ecclesiali. Una importante “rivoluzionaria” iniziativa che rientra nel Progetto pastorale “Bellezza e Speranza per Tutti“, a cura della Conferenza Episcopale Italiana – Ufficio per la Pastorale del Tempo Libero, Turismo e Sport diretto da Don Gionatan De Marco.

L’ idea è suggerita ed elaborata da Giovanni Gazzaneo (coordinatore del mensile di Avvenire Luoghi dell’infinito), ed è volta a «sostenere, incoraggiare e valorizzare la capacità progettuale, organizzativa e operativa delle Diocesi italiane nei settori della cultura, della custodia del creato e del turismo sostenibile».

Il ruolo dei vescovi

Il parco, o rete culturale ecclesiale, è l’insieme di itinerari che richiamano la valorizzazione di beni ecclesiastiche, attrazioni storiche e naturalistiche all’interno di una o più diocesi. Un modo per attrarre visitatori e turisti e valorizzare il proprio territorio.

«Ciascun Vescovo – si legge nel documento – autonomamente o in collaborazione con altri Vescovi delle Diocesi limitrofe, dopo aver attentamente valutato l’esistenza di iniziative analoghe, può essere promotore di un Parco o Rete Culturale Ecclesiale, attraverso il quale agire per valorizzare i talenti, le identità e le esperienze locali, all’interno di una rete nazionale che fa leva sul valore della cultura, della creatività, dell’innovazione, della mobilità lenta e del turismo sostenibile».

“Fruibilità dei beni culturali nella forma del parco”

Monsignor Mario Lusek, già direttore dell’Ufficio nazionale della CEI per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport, così scriveva nelle precedenti linee guida che presentavano per la prima volta il progetto del Parco Culturale Ecclesiale: da una «sintesi essenziale del confronto nei territori, del lavoro pastorale in atto nel mondo del turismo (..) nasce la proposta di organizzare, con un prevalente compito di annuncio e trasmissione della fede, la fruibilità e la valorizzazione dei beni culturali della Chiesa nella forma del parco».

Valorizzare le attrazioni di ogni diocesi

Per Parco, precisa Lusek, «s’intende un’area legata non solo al territorio geografico, ma anche alla cultura, alle tradizioni, agli stili di vita, alle esperienze religiose come risposta alla necessità di tutela, di valorizzazione nella sua specifica peculiarità storica, culturale, ambientale, economica, spirituale. E per Parco Culturale Ecclesiale, di conseguenza, s’intende un sistema territoriale che promuove, recupera e valorizza, attraverso una strategia coordinata e integrata il patrimonio liturgico, storico, artistico, architettonico, museale, ricettivo, ludico di una o più Chiese particolari».

SANTUARIO, LORETO, COLLE
Federico | Flickr

Le più attive

Per ora le diocesi più attive, che hanno già progetti in progress di parchi, sono quelle di Senigallia nelle Marche, Sulmona in Abruzzo, Manfredonia, Leuca in Puglia. In Sicilia, ad esempio, si sta puntando a creare una rete di grande interesse naturalistico che coinvolge Etna e gole dell’Alcantara. E ancora, si punta alla valorizzazione dei Castelli Romani e all’arte nel Mediterraneo a Napoli. Insomma, diverse diocesi sono già un vero e proprio cantiere di progetti e idee.

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