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Antichi tunnel occupati dall’Isis trasformati in gallerie d’arte

© Nadine Sayegh
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I tunnel di Jobar, situati a est di Damasco, la capitale siriana, hanno fatto rima per sette anni con incubo, morte e mortai. Oggi sono trasformati in musei, sono portatori di gioia, di pace e di speranza. Reportage.

Clicca qui per aprire la galleria fotografica

Situati a 6 km da Damasco, sotto le macerie di una città fantasma, i circa 32 chilometri di tunnel di Jobar hanno riparato per molto tempo i ribelli dell’Isis. Ora che sono liberati sono stati trasformati in un superbo museo di 800 metri quadrati con numerose sculture. Ne parla ad Aleteia Mouhanad Moualla, militare e scultore amatoriale, che ha avuto l’idea di questo progetto un poco folle.

© Nadine Sayegh

Il luogo non è anodino. Questa parte sotterranea era il fronte di battaglia donde partivano gli obici contro i civili di giorno, e diventava un luogo spettrale la notte. L’edificio situato di sopra era una scuola, prima della guerra; per sette anni è stata trasformata in prigione, un luogo di detenzione e di tortura. Abbiamo voluto trasformarlo in luogo di vita e di speranza con le nostre sculture.

Durante le lunghe notti passate in questi tunnel ho scolpito due piccole opere. Volevo rendere gradevole questo spazio da incubo e mostrare fino a che punto l’arte porti vita, e come il militare e il civile che io sono possa – rimboccate le maniche – costruire la Siria di domani.

Questo ce lo dice con emozione. L’idea di farne qualcosa di più importante è germogliata col suo insegnante di scultura, Anas Katramiz, e con altri allievi dell’Istituto di scultura. Anas offre dettagli:

Volevamo cambiare l’aspetto terrorizzante di Jobar, con un’équipe multiconfessionale, per mostrare al mondo intero il vero senso dell’identità siriana.

Lo scultore, testimone del suo secolo

Un’équipe di sedici artisti, mista per confessione religiosa, composta di amatori e di volontari, ha preso l’incarico del lavoro in un ambiente conviviale a dispetto delle circostanti demolizioni. Per loro, lo scultore dev’essere il testimone del proprio secolo e deve raccontare la storia.

© Nadine Sayegh

Per Amina, chimica di formazione, è un modo di liberarsi dallo stress e dalla paura generate dalla guerra.

Quando ho visto Mouhanad, un instancabile militare, che scolpiva durante le ore di riposo, ho compreso l’importanza del mio lavoro.

Anche Alaa, giovane commerciante dubbioso e timoroso riguardo all’idea e al luogo scelti, si è rapidamente legato al lavoro fino a passare intere giornate nei tunnel.

Quanto a Zouhair, avvocato e amatore di scultura e di falegnameria, egli ha apprezzato soprattutto il lavoro di squadra. E sottolinea:

Tutti portavano mano e scalpello su una medesima scultura, eravamo complementari.

Ci hanno messo in totale 25 giorni per realizzare il progetto. Un successo!

Una scultura in omaggio

Una grande scultura panoramica rende ora omaggio a tutte le persone ferite o morte nella guerra di difesa del Paese. È un omaggio alla Siria, alla sua civiltà. Il visitatore può distinguere Maaloula, Ugarit, la madre del martire, l’albero della vita, la colomba, la mezzaluna musulmana e il Cristo risorto.

«Questo lavoro è un successo per me», riprende Anas:

Gli amatori sono diventati veri professionisti, e insieme abbiamo creato l’associazione Aram, il cui scopo è oggi continuare a offrire al nostro Paese qualcosa di bello e di sensato; far rivivere l’arte nel cuore dei giovani siriani e sviluppare il loro spirito creatore e artistico.

Per scoprire questo luogo fantastico, cliccate sulla galleria:

[Traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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