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Un Premio Nobel e Joseph Ratzinger si sono conosciuti in un campo di prigionia

© Flickr/Christoph Müller-Girod/cmg.me/Creative Commons
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Günter Hass incontrò il futuro Benedetto XVI durante la detenzione post Seconda Guerra Mondiale. Il “feeling” tra il letterato tedesco e i Papi è poi proseguito con l’ “aria fresca” di Papa Francesco

Günter Grass è morto più di tre anni fa: il 13 aprile 2015 a Lubecca, la città dove viveva, all’età di 87 anni.

E’ stato uno dei letterati più importanti e attuali del ‘900, icona della Germania positiva del dopoguerra, prima come fondatore del “Gruppo ’47”, il primo circolo degli intellettuali postbellici tedeschi, poi con il fortunato romanzo “Il tamburo di latta” del 1959, fino all’incoronazione nel 1999 con il Premio Nobel per la Letteratura e alla lunga militanza a fianco della socialdemocrazia tedesca (La Stampa, 13 aprile 2015).

Deportati a Bad Aibling

Il Premio Nobel, che nel 2006 raccontò pubblicamente di aver fatto parte, da giovane, di un reparto d’eccellenza delle Ss di Adolf Hitler – suscitando non poche polemiche per questa sua rivelazione – trascorse un periodo della sua vita nel 1945 da internato in un campo di prigionia alleato a Bad Aibling. Grass affermò in un primo momento che in quel campo amava giocare a dadi e confrontarsi con Joseph Ratzinger, anch’egli recluso.

«Ricordo le nostre confessioni – affermava Grass (Corriere della Sera, 2006) – lui era di origini bavaresi, cattolico in maniera intensa, quasi fino al fanatismo, ed era anche capace, con i suoi 17 anni, di infilare di tanto in tanto nel discorso delle citazioni latine (…). Lui voleva fare carriera nella gerarchia ecclesiastica; io volevo diventare artista, e famoso».

Leggi anche: Quali sono state le 10 idee chiave del pontificato di Benedetto XVI?

© KNA-Bild / CIRIC
Cardinal Joseph Ratzinger (1998)

Ostinato ma timido

Quando Ratzinger fu eletto Pontefice con il nome di Benedetto XVI, Grass si mostrò più prudente sull’identità del Joseph conosciuto nel campo di prigionia. «Sapevo naturalmente chi fosse il cardinale Ratzinger, conoscevo la sua mentalità conservatrice, la sua entrata in scena partita dallo sfondo e perseguita con ostinazione, piano piano, sapevo che era stato a Bad Aibling. Questo Joseph mi sembrò all’improvviso conosciuto, anche il modo di comportarsi, questa timidezza, l’ostinazione, la delicatezza – posso solo supporlo, che quel ragazzo fosse lui».

Ratzinger nella sua autobiografia, “La mia vita“, non ricorda il nome di Grass nei due mesi trascorsi nel campo di prigionia, ma le ricostruzioni di entrambi sulla vita a Bad Aibling sono piuttosto coincidenti, tranne che per il numero di prigionieri presenti (Grass dice 100mila, Ratzinger sostiene la metà) e la grandezza della struttura.

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Muller e l’ “aria fresca”

Sull’attuale pontefice, Papa Francesco, ha speso parole di d’elogio, riconoscendogli di diffondere “aria fresca” nella Chiesa. Questa “propensione” di Grass verso Bergoglio è stata oggetto di una domanda al cardinale Gerhard Ludwig Müller, in apertura dell’intervista che il Prefetto per la Congregazione per la Fede ha rilasciato a rp-online.de (26 marzo 2015).

«Sono contrario a metafore forti», ha replicato Müller alludendo all’ “aria fresca nella Chiesa”. «Francesco – ha proseguito il Prefetto – ha il suo stile particolare. Parla in maniera molto diretta alle persone. Non bisogna proiettare troppo sul pontificato le proprie concezioni».

Leggi anche: Papa Francesco: mai prigionieri delle parole o chiusi allo Spirito Santo

© DR
Il cardinale Muller

La Terza guerra mondiale

Lo scrittore tedesco, parlando il 3 novembre 2014 all’università di Hannover, aveva ripreso anche un altro concetto che Papa Francesco aveva denunciato già qualche mese prima e cioè che «siamo entrati nella Terza guerra mondiale, solo che si combatte a pezzetti, a capitoli», aveva detto Bergoglio, alludendo alle stragi in Medio Oriente (La Repubblica, 8 agosto 2015).

«Oggi siamo nella terza guerra mondiale, detto in modo estremo – aveva fatto eco Grass – Senza accorgercene, si moltiplicano gli scenari di guerra». E a proposito della democrazia, l’intellettuale Premio Nobel aveva ammonito: «La democrazia non è messa in pericolo dai radicali di destra o dall’islam, ma dalle lobby che dilagano, a Bruxelles e qui da noi».

POPE FRANCIS
© Piotr Tumidajski - KAI
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