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Il giorno in cui io devo fare del bene è oggi, l’unico giorno che conta

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“(…) il tempo è eterno, noi vivremo in eterno, e faremo qualcosa. Ma è oggi che conta cosa facciamo. Indicativo presente, non esiste altra coniugazione”.

di Anna Mazzitelli

Settembre inoltrato, qui abbiamo già ricominciato a correre.

Il tempo vola, le giornate si stanno vistosamente accorciando (poi dici che ti viene la depressione… ecco perché sto bene solo da febbraio a luglio) e le cose da fare aumentano, di pari passo con la stanchezza e le occhiaie.

Un mio amico mi scrive per messaggio “Io il tempo lo vorrei fermare, è lui che passa da solo…” facendomi prendere un colpo, salvo poi dirmi che non intendeva dire niente, magari era solo un modo poetico per farmi capire che non mi chiamerà nemmeno nei prossimi mesi.

Io stessa, ieri sera, ho scritto un messaggio a un’amica, con la quale stiamo portando avanti un progetto, scusandomi perché faccio sempre tutto di fretta.

E poi un sogno, col quale mi sono svegliata stamattina, che mi ha dato un pizzico di tranquillità, prima di mettermi a preparare tutto per la giornata… il minestrone per stasera è già cotto, e il pranzo di Francesco è nel portapranzo (per rendere più simpatica la sfida, quest’anno ho deciso di preparare il pranzo a Francesco tutti i giorni, nella speranza che non resti proprio digiuno, visto che la scuola ha consentito di far entrare il cibo da casa… )

Nel mio sogno c’era la mia amica Chiara, e assieme riflettevamo sul fatto che ci lamentiamo di fare sempre tutto di corsa e non avere mai tempo, ma la verità è che il tempo è eterno.

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Se è vero che c’eravamo già prima di nascere, perché eravamo “nella mente di Dio”, come dicono i miei figli, se è vero che “quando hai disegnato le nubi e le montagne… avevi scritto già il mio nome lassù nel cielo”, se facciamo parte di un progetto di amore eterno, e prima che il mondo fosse noi già eravamo, allora è evidente che saremo anche dopo, che, per dirla con l’altra Chiara, “siamo nati e non moriremo mai più”, che saremo, sempre (naturalmente questa chicca non è mia, l’ha detta molto meglio di così il Cardinal Biffi, ma non sto copiando, sto solo seguendo la tradizione!)

Qui si apre però un problema.

Mettendola così potremmo vivere tutta una vita continuando a rimandare, visto che avremo sempre tempo. E la cosa più facile da rimandare (oltre alla dieta) è il consumarsi per qualcuno, perché se il tempo è eterno, le nostre energie non lo sono, e quindi la maggior parte delle volte finiamo per pensare che sia meglio conservarne un po’.

Madre Teresa diceva che il giorno più bello della sua vita era quello appena iniziato, perché aveva tutto il tempo per far del bene a qualcuno. Ma lei il bene lo faceva davvero. Se viviamo nell’ottica che per fare il bene ci sarà sempre tempo, mi sa che stiamo sbagliando qualcosa.

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E mi viene in mente una storiella terribile e anche un po’ sconcia che ci raccontava la mia nonna Rosa da bambine (parlo al plurale perché io e mia sorella, fino a una certa età, abbiamo fatto tutto assieme).

Nella storiella di nonna Rosa c’erano san Pietro e san Paolo che andavano in giro per il mondo a predicare la buona notizia, la resurrezione di Gesù. Una sera, stanchi e affamati, giungono in un paesino di poche case, uno di quelli in cui si conoscono tutti, e in cui ognuno sa sempre quello che capita ai suoi vicini.

I due santi bussano alla porta di una vecchina, e lei, davanti agli occhi invidiosi e maliziosi della sua vicina di casa, li accoglie con il sorriso, prepara loro la cena, un letto di fortuna, e fa passar loro la notte.

La mattina dopo, durante la colazione, i due santi decidono di ringraziare la vecchina facendole un regalo. “Qualunque cosa tu inizierai a fare, dopo che saremo partiti, continuerai a farlo per sempre” le dicono.

Lei ringrazia, e loro si rimettono in cammino.

La vecchina pensa bene a cosa potrebbe fare. Ama lavorare all’uncinetto, è una cosa che le dà gioia e che le permette anche si sostentarsi, visto che a volte vende le sue creazioni

Tutta contenta prende in mano l’uncinetto e inizia a lavorare. E non si ferma mai. A poco a poco la sua casa si riempie di centrini, scarpette, tovaglie, coperte, vestiti… la vecchina vende i frutti del suo lavoro e non deve più preoccuparsi di non riuscire a guadagnare abbastanza per mantenersi, e in più è sempre piena di gioia, perché fa quello che ama.

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La sua vicina di casa la osserva, e non riesce a non essere invidiosa di tutta la grazia che la sua rivale ha ricevuto. Decide di ottenere gli stessi benefici, e quando scopre che questi derivano semplicemente dall’aver accolto a casa sua due viandanti stanchi, di aver dato loro da mangiare e averli ospitati per una notte, decide che può fare altrettanto, sebbene l’ospitalità non sia il suo forte, e sia sempre infastidita dall’avere estranei in casa.

Una sera san Pietro e san Paolo ripassano per quel paesino, e la vecchina invidiosa non perde l’occasione per cercare di estorcere anche per se stessa il dono fatto alla sua vicina. Così li invita a entrare per riposarsi, e cerca di preparar loro la cena. Ma non lo fa volentieri, e soprattutto non è abituata a farlo, così risulta forzata. Poi li esorta a restare per dormire, ma non riesce ad avere belle attenzioni per i due, che si sentono quasi di troppo. In ogni modo, passa la notte.

La mattina dopo, durante la colazione, la vecchina esorta i due santi a fare anche a lei lo stesso dono che aveva ricevuto la sua amica, dicendo che le sembra una giusta ricompensa per l’ospitalità maldestramente offerta.

Pietro e Paolo si guardano, e subito le dicono la stessa frase che avevano destinato all’altra: “Qualunque cosa tu inizierai a fare, dopo che saremo partiti, continuerai a farlo per sempre”.

La vecchina si sfrega le mani soddisfatta, è valsa la pena fare tutta quella fatica e tenersi due estranei in casa per la notte, se adesso potrà iniziare a lavorare all’uncinetto come la sua vicina e certamente si arricchirà, vendendo le sue opere.

I santi la ringraziano, la salutano e se ne vanno. Lei, tutta contenta, sta per prendere il cestino da lavoro, quando pensa: “Forse è meglio che prima vada al bagno, così poi non avrò distrazioni”…

E qui mia nonna si lanciava in descrizioni meticolose che facevano morir dal ridere noi nipoti, ed era la parte della storia che amavamo di più. Ma penso che non ci sia bisogno di aggiungere altri dettagli.

Dunque il tempo è eterno, noi vivremo in eterno, e faremo qualcosa. Ma è oggi che conta cosa facciamo. Indicativo presente, non esiste altra coniugazione.

Oggi voglio fare del bene.

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So già che arriverò a stasera e saranno più le cose che mi rimprovererò di quelle di cui sarò fiera.

Allora intanto copio qui un versetto di Isaia (42,16) rubato dalle lodi di stamattina, perché oggi è il giorno in cui io devo fare del bene, l’unico giorno che conta, ma Lui, che è Buono, sarà ancora una volta clemente e misericordioso se stasera gli dirò che ho perso tempo. E mi ripeterà:

Farò camminare i ciechi per una via che ignorano,
li menerò per sentieri che non conoscono;
muterò dinanzi a loro le tenebre in luce,
renderò piani i luoghi scabri.
Son queste le cose ch’io farò, e non li abbandonerò.
E siccome non tutti pregano le stesse lodi, ma è anche vero che “tutti i salmi finiscono in Gloria”, questo versetto mi tiene vicino a tutte le persone che ho nel cuore, alle quali chiedo come sempre di pregare per me, e farò in modo che mi accompagni per questa giornata, che è iniziata bene, malgrado le premesse, e spero finirà nello stesso modo.

 

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