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Luisa Ranieri: esploro la tenacia e le ferite delle donne

LUISA, RANIERI, ATTRICE
Shutterstock
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In questi giorni interpreta in TV una madre leonessa per amore dei figli; a ottobre in teatro sarà una moglie fragilissima a tu per tu con lo spettro del suicidio. E anche la solarità del suo sorriso nasce dagli alti e bassi della vita

Gli attori non lo sanno, ma talvolta i personaggi che interpretano in TV escono dallo schermo e vanno a fare compagnia sul divano a certi spettatori. A me capitò quando Luisa Ranieri interpretò un’altra Luisa, la Spagnoli regina della moda e pure del cioccolato.

Dallo schermo al mio divano

Avevo partorito da poco la mia terza figlia, ero nella tipica fase depressiva dopo parto e vedevo nerissimo il mio futuro: temevo di perdere il lavoro per colpa della nuova gravidanza, mi sentivo già avanti con l’età e perciò dipingevo scenari catastrofici legati, appunto, all’ombra nera della depressione.

La bellissima attrice partenopea mi catturò e la seguii su Rai 1 nella serie dedicata a Luisa Spagnoli e fu per me un’iniezione di fiducia: vidi una donna profondamente madre che non aveva affrontato le difficoltà impegnative del vivere secondo la falsa e opprimente dicotomia “o famiglia o carriera”, ma in grado di avere un guizzo di idee creative a partire dal di più di forza affettiva che una madre ha.

Mi rincuorò; certo era fiction, ma era anche una storia vera di imprenditoria italiana. Era il 2016, e quel volto tenerissimo di donna, capace di diventare serio e caparbio, mi fece compagnia e fa ancora capolino nella testa quando lo sconforto ritorna. Intanto la carriera di Luisa Ranieri è andata avanti, sempre confrontandosi con ritratti femminili forti.

I chiaroscuri delle donne

Ieri sera è andata in onda, sempre su Rai 1, la prima di quattro puntate de La vita promessa, in cui la Ranieri interpreta Carmela, madre di 5 figli nella Sicilia anni ’20 costretta a espatriare in America per le minacce di un uomo perfido arriva a ucciderle il marito. La serie è diretta da Ricky Tognazzi, ma presto Luisa sarà anche a teatro con The deep blue sea e lì sarà diretta dal marito Luca Zingaretti (aka “Montalbano sono!”) in un’intensa rappresentazione del volto più sconvolgente degli amori appassionati eppure fragilissimi.

Di tutto questo la bellissima partenopea ha parlato in una recente intervista a Famiglia cristiana, curata da Eugenio Arcidiacono. Di se stessa dice:

alla mia figura “giunonica” corrisponde più una donna alla Audrey Hepburn, molto più fragile, delicata.

La solarità di un sorriso, e anche di un’anima, non escludono il chiaroscuro dalla vita; e i sorrisi da copertina non sono per forza dipinti, possono essere la scommessa umana di una persona che, nonostante gli alti e bassi, sceglie la via della ricerca della positività.

Le ferite dell’attualità

L’attore non vive fuori dal mondo, ogni interpretazione richiede un lavoro di immedesimazione con la realtà emotiva di un personaggio che, anche se non è reale, parla di esperienze  autentiche. Una madre vedova ed esule, una moglie fragilissima ingabbiata in una relazione extraconiugale: queste sono le due figure femminili con cui Luisa Ranieri si sta confrontando in TV e presto in teatro. Inevitabilmente ci sono forti richiami all’attualità: nell’intervista viene toccato il tema dei migranti, ad esempio. Sì, perché la Carmela protagonista de La vita promessa lascia l’Italia per l’America, sorte comune a molti della generazione dei nostri nonni.

La ruota della storia ora è girata, ma non possiamo dimenticare il nostro passato e trasformarci da vittime in carnefici (da Famiglia cristiana)

STATUE, MIGRANTI
Shutterstock

La storia ci porta a riaffrontare il passato eppure chiede anche una capacità di giudizio tutta nuova. E’ vero che il nostro popolo conosce le ferite dell’emigrazione come afferma la Ranieri, eppure non è possibile una perfetta identificazione con la realtà presente degli esodi umani che riempiono di barconi e vittime il nostro Mediterraneo. Lo sguardo dell’accoglienza che senz’altro appartiene al nostro DNA si accompagna, dovrebbe, ad un discernimento approfondito del destino del persone, che non si può etichettare con la semplicità di “buoni stranieri e cattivi politici” e, naturalmente, viceversa.

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