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… e il vescovo era innocente

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Jaime Septién - pubblicato il 17/09/18

Alcuni proiettili contro i vescovi statunitensi sono a salve

L’atmosfera che si vive nella Chiesa cattolica degli Stati Uniti, rinfocolata dai mezzi di comunicazione e dalle reti sociali, rende credibile qualsiasi denuncia di abusi sessuali o copertura nei confronti di sacerdoti e, ancor di più, vescovi.

La legge, però, ha ora stabilito l’innocenza del vescovo Kevin C. Rhoades di Fort Wayne-South Bend, nello Stato dell’Indiana. Un pubblico ministero della Pennsylvania ha assolto giovedì scorso il vescovo Rhoades da un’accusa di cattiva condotta presentata contro di lui da alcuni funzionari della diocesi di Harrisburg (Pennsylvania).

Il pubblico ministero Fran Chardo, della contea di Dauphin, ha annunciato il 13 settembre che “un’indagine completa” da parte del suo ufficio non ha trovato prove del fatto che il vescovo Rhoades abbia mai partecipato a un “rapporto criminale o improprio” con un uomo già defunto.

La Chardo ha detto che credeva che il rapporto digitale fosse il risultato di ricordi errati, ha reso noto il sito web di notizie PennLive, ma ha aggiunto che l’accusa ha provocato un danno “significativo” al vescovo.

L’indagine del vescovo Rhoades, risalente a quando questi era vescovo di Harrisburg, Pennsylvania, è iniziata dopo che i funzionari diocesani di quella diocesi hanno inviato un’accusa di “cattiva condotta” all’ufficio della Chardo.

Il vescovo Rhoades, che guida la diocesi di Fort Wayne-South Bend dal 2010, ha negato “fermamente” l’accusa il 6 settembre in una dichiarazione diffusa dall’organo di comunicazione ufficiale della sua diocesi.

Dopo l’annuncio della Chardo, la diocesi di Fort Wayne-South Bend ha affermato che “anche se è importante presentare le denunce, è altrettanto importante che si svolga il dovuto processo”.

“Il risultato di questa indagine sottolinea l’importanza di permettere che le autorità idonee determinino la credibilità delle accuse prima che la reputazione di qualsiasi individuo venga impugnata nel tribunale dell’opinione pubblica”, ha dichiarato la diocesi.

La Chardo ha definito l’accusa “un caso di diffusione pubblica di mere speculazioni di cose improprie senza fondamento”, ha reso noto PennLive, e ha aggiunto che la filtrazione dell’accusa “ha provocato danni superflui” ed è stato un “pregiudizio per le vittime reali di abusi sessuali”.

“Ha provocato anche un danno significativo e superfluo al vescovo Rhoades”, ha indicato la Chardo.

La questione ha avuto origine in occasione di un viaggio a Porto Rico nel 1990, in cui il vescovo Rhoades ha acconsentito a portare con sé un ragazzo uscito in libertà condizionata dalla prigione della contea di Dauphin. Il giovane aveva chiesto al vescovo di poter andare con lui per andare a far visita alla nonna.

Il vescovo Rhoades ha affermato che il viaggio si è svolto come estensione del suo lavoro nel ministero carcerario che svolgeva all’epoca. Il ragazzo è morto nel 1996.

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