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Antisemitismo in Germania: “E’ mezzanotte e cinque”

JEWISH CEMETERY
FREDERICK FLORIN I AFP
un membre de la communautÈ juive se tient, le 02 mai 2004, dans le cimetiËre juif d'Herrlisheim aprËs la dÈcouverte, le 30 avril dernier, de la profanation de 127 tombes, dont certaines recouvertes d'inscriptions pro-nazies et anti-sÈmites. AFP PHOTO FREDERICK FLORIN / AFP PHOTO / FREDERICK FLORIN
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Sgomento per un attacco rimasto “quasi inosservato” contro un ristorante kosher a Chemnitz

Tra fine agosto e inizio settembre, la terza città del Land tedesco della Sassonia, Chemnitz, è stata a più riprese teatro di dimostrazioni di simpatizzanti dell’estrema destra, scesi in piazza per protestare contro la morte di un cittadino tedesco 35enne, accoltellato domenica 26 agosto dopo un litigio con un siriano 23enne e un iracheno 22enne.

Come ha rivelato la Welt am Sonntag (l’edizione domenicale del quotidiano Die Welt) del 9 settembre, durante una di queste manifestazioni è passato la sera di lunedì 27 agosto “quasi inosservato” un attacco lanciato contro un ristorante ebraico da una decina di persone appartenenti alla “scena neonazista”.

Gli autori dell’attacco, che erano mascherati e vestiti di nero, hanno gettato pietre e bottiglie contro il locale, che si chiama Schalom (cioè “Pace”), e urlato “sparisci dalla Germania, tu maiale ebreo”[1]. Il proprietario del ristorante, Uwe Dziuballa, è rimasto ferito alla spalla destra, così riporta la Welt.

Secondo il quotidiano, si è trattato di “uno dei più gravi attacchi di matrice antisemita degli ultimi anni”. Mentre un portavoce del ministero dell’Interno ha parlato di “un atto politicamente motivato a sfondo antisemita”, l’incaricato del governo federale per la vita ebraica in Germania e per la lotta contro l’antisemitismo — un incarico creato il 18 gennaio scorso dal Bundestag — , Felix Klein, si è mostrato allarmato.

Se le notizie risultano vere, con l’attacco contro il ristorante ebraico di Chemnitz ci troviamo davanti ad una nuova qualità di crimine antisemita. Qui vengono risvegliati i peggiori ricordi degli anni ‘30”, così ha dichiarato l’esperto in diritto internazionale, in netto riferimento agli attacchi contro negozi ebrei sferrati in epoca nazionalsocialista, culminati nella notte tra il 9 e 10 novembre 1938 nella cosiddetta “Notte dei Cristalli” o Reichspogromnacht.

Frizioni nella maggioranza

I disordini di Chemnitz hanno innescato un dibattito nazionale sull’estremismo da parte di militanti della destra radicale e sulla xenofobia che ha fatto presa su alcuni strati della società tedesca e hanno fatto emergere una spaccatura tra la cancelliera Angela Merkel e i servizi per la sicurezza, osserva la Deutsche Welle (8 settembre).

Il capo dei servizi interni, Hans-Georg Maaßen (o Maassen), è finito nella bufera dopo un suo tentativo di sminuire i fatti di Chemnitz. Maaßen aveva espresso dubbi sull’autenticità di un video il quale mostrava ciò che la stessa Merkel ha definito una “caccia all’uomo” nei confronti di un profugo, dicendo che poteva essere anche fake, cioè fasullo.

A peggiorare la posizione di Maaßen è il fatto che ha incontrato tre volte il leader del partito xenofobo AfD (Alternative für Deutschland), Alexander Gauland, e inoltre l’ex leader Frauke Petry. Maaßen, che del resto è anche presidente del Bundesamt für Verfassungsschutz (Ufficio federale della Protezione della Costituzione) avrebbe anche anticipato dati sulla sicurezza non ancora resi pubblici ad un altro politico dell’AfD, Stephan Brandner.

“Sono le mezzanotte e cinque”

“Le notizie dell’attacco da parte di neonazi contro il ristorante kosher Schalom a Chemnitz mi hanno sconvolto”, così ha detto il presidente del Consiglio centrale degli ebrei in Germania, Josef Schuster, citato dalla Deutsche Welle (9 settembre).

Secondo Schuster, il quale ha ammesso di non capire “i tentativi da parte di alcuni politici e rappresentanti delle autorità per la sicurezza di minimizzare la situazione a Chemnitz”, la cosa è seria. “E’ mezzanotte e cinque”, così ha detto, per indicare che non c’è più tempo da perdere.

Anche l’ex presidente del Consiglio, Charlotte Knobloch, si è espressa. “Un attacco contro ebrei non è mai solo un attacco contro ebrei”, ma una “sfida ad una società aperta e una democrazia liberale”, così ha dichiarato l’85enne.

Per il portavoce del Jüdisches Forum für Demokratie und gegen Antisemitismus (JFDA), Levi Salomon, è invece “scandaloso che una folla mascherata a Chemnitz attacchi l’unico ristorante ebraico della città, urlando slogan antisemiti, e ne sentiamo parlare solo dopo alcuni giorni”.

Attacco nel quartiere di Prenzlauer Berg

Già nell’aprile scorso un altro attacco a sfondo antisemita aveva sollevato un acceso dibattito in Germania. A colpire in particolare l’opinione pubblica era anche il fatto che l’aggressione si era verificata in uno dei quartieri più alla moda della capitale Berlino, quello di Prenzlauer Berg.

Due giovani che camminavano per strada e indossavano entrambi la kippah, cioè il tradizionale copricapo ebraico, sono stati aggrediti verbalmente martedì 17 aprile da tre uomini. Uno di questi ha poi preso una cintura e ha cominciato a colpire uno dei due giovani, gridando in arabo jahudi (ebreo). Il giovane aggredito, che è riuscito a filmare l’attacco con il suo telefonino, non è ebreo, ma israeliano, cresciuto in una famiglia araba, così aveva raccontato lui stesso in un’intervista con la Deutsche Welle (18 aprile).

“Dobbiamo ammettere che l’antisemitismo sta diventando di nuovo socialmente accettabile”, aveva commentato l’accaduto la ministra federale della Giustizia, Katarina Barley, citata dalla stessa emittente (21 aprile). “È nostro compito di contrastare questo sviluppo”.

1.453 reati di matrice antisemita

Infatti, il numero di reati di matrice antisemita non diminuisce in Germania, così ha rivelato a febbraio il quotidiano Der Tagesspiegel, basandosi su dati federali. Dalla risposta ad un’interrogazione parlamentare di Petra Pau, deputata per il partito Die Linke (La sinistra) nel Bundestag e vicepresidente della Camera Bassa, emerge che nel 2017 ci sono stati 1.453 reati di matrice antisemita nel Paese, ossia circa quattro ogni giorno. Mentre nel 2016 erano stati 1.468, ovvero pressoché la stessa cifra, nel 2015 invece 1.381.

Mentre in 32 casi si è trattato di atti di violenza — così spiega il Tagesspiegel –, i casi di danni materiali sono stati invece 160 e quelli di incitamento 898. Nel 95% dei casi, ossia 1.377, la polizia ha attribuito i reati a militanti della destra. 25 casi invece sono stati “religiosamente motivati”, inclusi quei reati attribuibili a “fanatici musulmani”, sia di origine straniera che tedesca.

Secondo la direttrice dell’American Jewish Committee (AJC), Deidre Berger, citata dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung, va riveduto verso l’alto però il numero di reati di matrice antisemita da parte di persone appartenenti alla comunità musulmana o araba. Della stessa opinione è il commissario speciale Felix Klein. “L’antisemitismo musulmano è più forte di quanto non emerga dalle statistiche”, così ha detto in un’intervista con la Welt.

Secondo lo psicologo Ahmad Mansour, l’antisemitismo musulmano e specialmente anti-israeliano viene discusso “in modo incongruente e minimizzante” in Germania. In un commento pubblicato nell’aprile del 2017 sul Tagesspiegel, Mansour, che è cittadino israeliano di origini palestinesi, ricorda che “per i giovani musulmani, il conflitto mediorientale gioca un ruolo fondamentale” e “il loro antisemitismo antisionista quasi non fa distinzione tra israeliani ed ebrei”.

La situazione in Francia e negli USA

Neppure in Francia la comunità ebraica è al sicuro da atti o violenze di stampo antisemita. Anche se secondo i dati del ministero dell’Interno, con sede a Place Beauvau a Parigi, i reati di matrice antisemita hanno fatto registrare nel 2017 un calo del 7,2% rispetto all’anno precedente, c’è stato un aumento “preoccupante” di quelli definiti “violenti”, ossia quegli atti antisemiti che hanno richiesto l’intervento da parte della polizia e della gendarmeria. Nel 2017 sono stati 97, esattamente 20 in più rispetto al 2016 (77).

Un buon “barometro” che indica l’atmosfera all’interno della comunità ebraica di Francia, sono le cifre sulla cosiddetta aliyah o aliyá (significa “salita”, cioè verso Gerusalemme), vale a dire l’emigrazione verso lo Stato d’Israele. Secondo i dati dell’Agenzia Ebraica per Israele, cioè l’organismo che se ne occupa, nel corso del 2015 quasi 8.000 ebrei francesi hanno compiuto l’aliyah, cioè la cifra più alta dalla creazione dello Stato ebraico. Nel 2016 il numero è sceso a 5.000 e l’anno scorso a 3.500 circa. Un calo quindi, ma comunque superiore agli anni 2013 e 2012, con rispettivamente 3.400 e 1.920 partenze.

Oltreoceano invece il numero degli “incidenti” di carattere antisemita ha conosciuto  nel 2017 un aumento del 57% rispetto al 2016, da 1.267 a 1.986. Il dato emerge dal rapporto annuale dell’Anti-Defamation League (ADL), Audit of Anti-Semitic Incidents. Year in Review 2017. Si tratta dell’aumento più forte su base annuale dal 1979, cioè l’anno in cui l’organismo ha iniziato a raccogliere questo tipo di dati (1979).

Il 2017 è stato anche il primo anno dal 2010 in cui c’è stato almeno un incidente del genere in ogni singolo Stato. A guidare la classifica sono New York (380), California (268), New Jersey (208), Massachusetts (177), Florida (98) e Pennsylvania (96), che insieme hanno costituito il 62%, quindi più della metà, di tutti gli incidenti.

   

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1] “Hau ab aus Deutschland, du Judensau”. Judensau significa letteralmente “scrofa” o “troia ebrea”.

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