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Quando la veste di Giovanni Paolo II diventò tutta nera. Il ricordo di Arturo Mari

Arturo Mari, fot. Krzysztof Tadej/FOTONOVA

Fabio Marchese Ragona - pubblicato il 16/09/18

Il 2 aprile del 2005, alle 21,37 il mondo si  fermava: Giovanni Paolo II lasciava questo mondo per raggiungere la Casa del Padre. Vi voglio proporre questa intervista che ho realizzato poco tempo fa con Arturo Mari, fotografo personale di Wojtyla (GUARDA IL VIDEO). Ricordi personali e aneddoti, come quella volta che la veste del Papa diventò tutta nera o quando l’aereo con a bordo Giovanni Paolo II rischiò di precipitare…


Signor Mari, che ricordo ha del suo primo incontro con Giovanni Paolo II?
Avevo conosciuto Giovanni Paolo II durante il Concilio Vaticano II. Lui era arcivescovo di Cracovia. Me lo presentò il Card. Wyszynski e così ogni volta che veniva Roma c’era modo di incontrarlo e di salutarlo.

E poi diventò papa… 

Quando vennero aperte le porte della Cappella Sistina, alla chiusura del conclave io sono stato il primo ad entrare. E me lo ritrovai davanti vestito di bianco. Mi guardò con uno sguardo molto amorevole e mi fece una carezza. Il mio primo pensiero fu quello di scattare una foto, il mondo aspettava di vedere le fotografie del nuovo Papa. Poi feci un inchino e mi allontanai.

Qual è lo scatto più bello che ha fatto al Papa? 

Ero con lui 365 giorni l’anno, entravo con la mia macchina fotografica nell’appartamento papale alle 6.20 del mattino. La foto più bella secondo me è quella del suo ultimo Venerdì Santo, nel 2005, con il crocifisso in mano seduto nella sua cappella privata. Ho colto un gesto che non ha visto nessuno: lui che prende il crocifisso lo poggia sulla testa, bacia il Cristo e poi lo poggia sul cuore. Questa foto ha fatto il giro del mondo e credo racchiuda il senso di tutto il suo pontificato.

Proprio in quella occasione in tanti dissero che il Papa venne inquadrato di spalle perché aveva un respiratore. E’ così?

Sono tutte fantasie! Non aveva assolutamente nulla. Fu semplicemente un problema di inquadratura: la sua cappella era talmente piccola che non c’era modo di inquadrarlo in altro modo. Poi lì dentro c’erano tante persone: oltre a noi c’erano anche le suore, gli infermieri, i medici. L’unico modo per riprenderlo era quello di piazzare una telecamera in fondo.

Che comporta essere il fotografo personale del Papa? 

Tanta umiltà e tanta discrezione. Si deve tenere sempre bene in mente la persona che si ha accanto. non si tratta di una persona qualunque ma del Papa. Anche negli incontri con i Capi di Stato che sono molto particolari capita di sentire qualche parola, qualche discorso. In quei casi bisogna sempre essere molto discreti e non ascoltare!

Il 13 maggio del 1981, giorno dell’attentato al Papa lei era accanto alla papamobile e scattò quelle famose foto di Giovanni Paolo II colpito dai proiettili di Alì Agcà. Che ricorda di quel giorno? 

Non ricordo assolutamente come riuscii a scattare quelle foto, mi accorsi subito che stava succedendo qualcosa: lo vidi cadere davanti a me e forse, grazie alla Madonna che mi guidò la mano, forse per l’esperienza, ebbi la freddezza di fare quegli scatti che sono rimasti come documento per la storia.

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