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L’amore di una persona? Meglio quello di un cane

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Silvia Lucchetti - pubblicato il 15/09/18

L’antropomorfismo fa bene agli animali?

Se per lo psicologo Stanley Coren della British Columbia University, scrive Sabato, “il bisogno di prendersi cura di qualcuno è nella natura umana. Se esageri un po’ non finisce il mondo, alla peggio butti 20 dollari per un collare in finto diamante”, Francesca Cirulli del Dipartimento di Neuroscienze Comportamentali dell’Istituto Superiore di Sanità, pur riconoscendo che “gli animali domestici hanno una ricca vita emotiva, possono instaurare un rapporto profondo con la figura umana di riferimento e non è sbagliato attribuire loro sentimenti di gelosia o affetto”, conclude che l’antropomorfizzazione è un male. Le esagerazioni ed i fraintendimenti che comporta finiscono “per generare problemi comportamentali che danneggiano la relazione con l’uomo. Spesso un rapporto senza regole porta a derive comportamentali incompatibili con la convivenza fino ad aggressioni e morsicature, e può danneggiare l’animale, come quando diventa obeso per le troppe ricompense”. Ad esempio dare affetto ad un cane svincolandolo dal suo comportamento, in cui correzione e premi sono assenti o confusi, non aiuta certo l’animale a strutturare la sua vita in modo equilibrato. “Il cane va trattato da cane, non solo è giusto, ma è il modo migliore per viverci in armonia”, afferma Michael Landa, un addestratore professionista di questi animali che lamenta: ”I cani statunitensi stanno diventando sempre più cattivi. C’è sempre più richiesta di comportamentisti e di farmaci per l’ansia o la sindrome da ipersensibilità-iperattività canina. Come mai? La colpa è dell’antropomorfismo”.




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Ci fa soffrire più la morte violenta di un cane o di un uomo?

Non raramente questo fenomeno assume connotazioni estreme, come quando il maltrattamento di un animale suscita più reazioni rispetto alla violenza contro un essere umano. In un esperimento, riportato nell’articolo, svolto in quattro versioni in cui si paragonavano le reazioni alla falsa notizia di un’uccisione brutale di un uomo, un bambino, un cane adulto ed un cucciolo, è risultato che il cane adulto ha suscitato molto più stress ed empatia dell’uomo, ma le risposte più forti in assoluto le ha suscitate il bambino, mentre vi è stata poca differenza tra il cucciolo ed il cane adulto. Anche se le conclusioni dello studio si sono indirizzate a negare l’esistenza di una preferenza per l’animale rispetto all’uomo, ma per chi appare più innocente ed indifeso come i bambini ed il cane, cucciolo o adulto, in quanto quest’ultimo viene percepito anche da grande come un essere infantilizzato, questi risultati non possono non lasciare perplessi e confermano comunque il processo di crescente antropomorfizzazione in corso.

Perché cercare in un cane ciò che può darti solo una persona?

Anche se i più adottano un animale per soddisfare un “normale” bisogno di dare e ricevere affetto e compagnia, molti, e sempre più, lo fanno per rispondere ad istanze interne di altro genere, come una relazione di accudimento in assenza di cuccioli umani o la ricerca di un amore incondizionato, immune da rischi di abbandono, delusione o tradimento del partner. Queste modalità compensatorie non si rivelano alla lunga soltanto illusorie per gli umani, ma anche estremamente dannose per gli animali. Su di essi che, nonostante ciò che dicono i loro padroni, non possono parlare, ricadono le contraddizioni e gli effetti delle quotidiane difficoltà a cui assistiamo nei rapporti affettivi fra persone, le quali spesso, anche senza rendersene conto, cercano nel rapporto con Fido e Micio ciò che si può trovare solo nella relazione profonda con un altro essere umano.

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