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L’amore di una persona? Meglio quello di un cane

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Arriveremo a preferire il bacio di Micio e Fido a quello del nostro partner come alcune ricerche sembrano suggerire?

Ho la fortuna di abitare in un quartiere ricco di verde e con due parchi attrezzati. Quest’estate molto di più rispetto agli anni precedenti siamo stati invasi dalle zanzare, a causa anche dei frequenti acquazzoni che hanno caratterizzato la stagione. Vi starete domandando: “ma una bella disinfestazione, no?”. Ne era stata effettuata una a giugno che però non ha risolto la piaga e quando ci siamo domandati come mai questa volta non avesse funzionato abbiamo ricevuto la seguente risposta: “siamo stati costretti ad usare prodotti biologici meno efficaci per salvaguardare cani e gatti che vivono nei vostri giardini”. Intanto noi, compresi i bambini (ed io ho una figlia di sei mesi), siamo stati letteralmente assaliti dalle zanzare che hanno lautamente approfittato dei nostri capillari, con il rischio aggiuntivo di contrarre le pericolose infezione virali presenti quest’anno di cui hanno ampiamente parlato i media.

Questa spiacevole situazione mi ha ulteriormente spinto ad approfondire l’interessante articolo, ricco di dati e testimonianze, pubblicato sul numero di Agosto del mensile di Psicologia e Neuroscienze Mind, a firma di Giovanni Sabato, sul rapporto tra noi “umani” e gli animali domestici, che sta assumendo nelle società occidentali quelle connotazioni di eccesso che un tempo, come sottolinea l’autore, venivano considerate follie tipiche solo delle star di Hollywood.

Spese pazze per Fido e Micio

Le spese per i nostri amici a quattro zampe, sottolinea l’articolo, hanno superato nel mondo i 100 miliardi di dollari annui, e negli Stati Uniti questo mercato ha sopravanzato quello dei giocattoli, continuando a crescere anche negli anni della crisi economica. Anche in Italia le spese per prodotti per animali sono aumentate del 3% nel 2017, confermando il trend dell’anno precedente. Secondo un sondaggio il 95% dei proprietari li considera a pieno titolo membri della propria famiglia, e il 60% di loro ha acquistato per l’animale vestiti nuovi ai cambi di stagione e festeggiato con leccornie varie non soltanto il suo compleanno o il Natale, ma anche S.Valentino, la giornata degli innamorati. Le spese per i pet aumentano innanzitutto perché abbiamo molti più animali in casa di un tempo, continua l’autore, ma anche perché l’industria propone una varietà di prodotti sempre più simili a quelli umani, dal lettino ortopedico per il mal di schiena al puzzle per gli esercizi mentali, passando attraverso i brindisi con “Dog Pawrignon“, bibite analcoliche per una bevuta nelle ricorrenze con Fido o Micio. E per la colazione niente paura: c’è il Puppuccino, la versione pet del cappuccino di homo sapiens.

L’antropomorfismo dilagante e le sue ragioni

L’industria stimola a comprare questi prodotti con slogan che qualificano questi animali come familiari da accudire, compagni da vezzeggiare, amici per la pelle di cui non poter fare assolutamente a meno e dover gratificare con le più impensabili ricompense. Questa strategia di marketing si sviluppa a partire dalla nostra inclinazione, si legge nell’articolo di Mind, sempre più marcata all’antropomorfismo, la tendenza a considerare questi animali come persone, riconoscendo in loro sentimenti, atteggiamenti e comportamenti sostanzialmente umani, e al conseguente desiderio di inserirli pienamente nella vita familiare.

“Non a caso – sebbene su un campione decisamente più selezionato per affezione, gli utenti internazionali di Petcube, un dispositivo con webcam per interagire con gli animali da fuori casa – un quarto degli interpellati è uscito a cena con l’animale, uno su tre l’ha baciato sulle labbra e l’84% ha dichiarato più affetto per l’animale da compagnia che per il partner” (Mind, mese di Agosto, pag. 72)

 

Questa tendenza si nutre oggi del vuoto emozionale causato dalla precarietà e dalla scarsità di rapporti umani affettivamente significativi che si registra nelle nostre società. In esse si assiste ad un forte calo di natalità, associato ad età sempre più avanzate in cui si generano i figli. Ciò comporta un numero sempre maggiore di persone senza bambini, una parte perché non li desidera proprio, l’altra in quanto giunge ad averli molto tardi. Pensiamo alla fascia dei Millenial, giovani che anche a causa dell’attuale sfavorevole congiuntura economica rimandano all’infinito la procreazione e non di rado la stessa vita di coppia, ma sentono il bisogno di una compagnia. In una situazione simile vengono a trovarsi anche gli anziani che oggi vivono più a lungo, una volta che i figli hanno lasciato la famiglia per una vita autonoma. Queste due fasce della popolazione sono infatti quelle che negli Stati Uniti spingono maggiormente in alto il ricco mercato dei prodotti per animali. L’animale a quattro zampe, similmente ai bambini, offre vicinanza ed affetto incondizionati, evitando le difficoltà e complicazioni insite nei rapporti umani fra adulti, sempre più difficili. Il cane, per il fatto che anche da grande conserva caratteristiche infantili si presterebbe a stimolare nell’umano un forte desiderio di tipo parentale a fornire nei suoi confronti accudimento e cure, come avviene nel rapporto genitore-figlio. La sua presenza peraltro non si presta solo a surrogare eventuali rapporti umani deficitari, ma grazie alla necessità di essere portati fuori casa dai loro padroni, ne può favorire la socializzazione. In questo caso ben venga la prospettiva di nuove amicizie o dell’incontro con il compagno della vita.

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