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Ci vulia a visita ri Petru

POPE FRANCIS GENERAL AUDIENCE

Antoine Mekary | ALETEIA | I.MEDIA

Don Fortunato Di Noto - pubblicato il 14/09/18

"Ci voleva la visita di Pietro", cioè di Papa Francesco in Sicilia, a Piazza Armerina e a Palermo. Una riflessione di Don Fortunato di Noto sulla visita del pontefice in Sicilia...

Chissà quanto pane eucaristico, con il grano siciliano, è stato consumato per rendere grazie al Signore: pane vivo e vero. Quei granai che sfamavano la popolazione accompagnati dai profumi della zagara e dalla bellezza delle su piane e dei suoi promontori, con il fuoco inarrestabile della “montagna” infuocata e amica, in un rapporto di timore, tremore, con le abitazioni sulle pendici dell’Etna.

Non è facile descrivere la bellezza di questa terra di Sicilia. Popolo multietnico, guerriero, generoso, afflitto dove le successivi croci venerate segnano ancora le viuzze e le strade antiche consolari, in autostrade incomplete e con piloni fatiscenti, pericolosi. Terra, mare, città e paesi. Popolo. Ci sentivamo un popolo frammentato oggi sempre più da quei pochi che hanno marchiato la libertà, hanno insanguinato la gente onesta, hanno utilizzato il mal di pancia, il non lavoro per manovalanze corrotte e sottomesse. Quanto bella sei Sicilia mia! Non è sterile romanticismo, né tanto meno esternazioni di un siciliano di generazioni (dove il sangue normanno si mescola con quello arabo, dove gli Elimi si confondono con i Siculi e gli Etruschi. Dove lo spirito si eleva tra quel sole invictus che richiama la profondità dei primi cristiani e dei primi martiri. Nel ricordo, così ce lo hanno trasmesso, della permanenza di paolo di tarso a Siracusa. I piedi di Paolo che hanno calpestato la nostra terra, dove con impeto missionario ed evangelico, di un convertito al Signore Gesù, ha irrorato di speranza gli schiavi e chi aveva perso la speranza.

Terra di sole e non di buio, anche se qualcuno a causa del peccato, ci ha sempre trascinato a considerarci succubi di un colonialismo barbaro e schiavizzato. Ecco perché siamo e saremo sempre un popolo con il dna della accoglienza, della ospitalità della generosità della trasmissione della vita e della bellezza della famiglia. Esperienze e valori contaminati da una globalizzazione che ci ha fatto dimenticare la nostra amata lingua dove raccoglieva e significava l’unità delle lingue, la profondità dei richiami di voci passate e di bellezze presenti.

Ci vulia a visita ri Petru” (Ci voleva la visita di Pietro). Se dobbiamo attenerci alla tradizione, la stessa narra che San Pietro, primo apostolo e primo papa, che fu presente alla missione evangelizzatrice dello stesso Gesù ed ai suoi molteplici miracoli, verso gli anni 43 – 44, sia venuto a visitare i primi nuclei cristiani che già si formavano nelle città costiere del Mediterraneo, e si sia fermato a predicare il vangelo anche in Sicilia. La tradizione informa che pure San Paolo, approdato qualche anno più tardi in Sicilia diretto a Roma, abbia fatto una sosta a Siracusa, dove svolse un proficuo apostolato.
Qualche anno dopo, San Pietro mandò da Antiochia tre vescovi: Berillo, Marciano e Pancrazio, alle cui cure affidò rispettivamente Catania, Siracusa e Taormina, affinché le prime comunità cristiane avessero una guida importante e un sicuro punto di riferimento in ogni necessità.

Da quell’annuncio la umiltà e la grandezza dei Santi, i martiri (ricordiamo solo Agata, Lucia e di quelli che le nostre città ricordano legate al territorio fecondato dal loro entusiasmo evangelizzatore). Perché ieri e oggi più di ieri il nostro popolo ha bisogno di evangelizzatori che annuncio l’amore di Dio per gli amici e per i nemici di questo Amore. Solo l’amore salva ed è capace di superare i venti e le opere nefaste della mafia, della corruzione, della discriminazione e della violenza. I nostri bambini – siciliani – hanno bisogno di famiglie che abbiano il lavoro, che in libertà trasmettano la fede, che le nostre comunità sia luoghi sicuri e aperti. Che i nostri giovani in Seminario siano aiutati ad essere preti belli, autentici e non della doppia vita. Che i Vescoi siano pastori del popolo e no n servitori del potere spirituale e mondano. Che sia una terra non più insanguinata, che ci sia lavoro e speranza e che non si emigri rendendo le nostre città deserto e senza futuro, che gli anziani siano considerati la memoria storia di un antico e nuovo patrimonio, che non cediamo solo alla tentazione dell’economia che salva ma che può rendere schiavo. Che chi serve in politica sia autentico e sappia rendere quel potere servizio per i piccoli, i deboli, i vulnerabili i poveri. Che nessuno si suicidi per la disperazione del male oscuro dell’anima perché non ha trovato speranza. Che le donne sia amate e rispettate, che gli uomini siano amati e rispettattati. Che possano esistere comunità vive capaci di accoglienza e che non perdonano la propria identità.

Ecco “ci vulia a visita ri Petru”, senza Pietro la nave può schiantarsi negli scogli. Può naufragare con i viaggiatori. Ci voleva Pietro, in Papa Francesco. La tua visita ci rincuora, in questo tempo triste e doloroso a causa degli scandali che anche sono presenti nella nostre comunità, dove ci si sente disorientati.

Ti accogliamo Papa Francesco. Poche parole audaci, solo per dirti grazie.

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