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Igor muore a 14 anni, forse lo spettro del blackout: sfida in rete di soffocamento

IGOR MAJ
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Un caso di cronaca riporta l’attenzione sulle sfide mortali che girano in rete e di cui sono vittime ragazzi sempre più giovani. Come si può sconfiggere il dark web?

Ma al netto anche di casi in cui gli adulti non educano/controllano/sorvegliano i figli, il pericolo che attualmente corrono i giovani è ben sopra la soglia di immaginazione del più premuroso dei genitori.

Il padre di Igor, Ramon Maj, sta battendosi per diffondere questo allarme: il dark web, cioè le zone oscure della rete, sono un’infiltrazione capillare e invisibile, perciò occorre cambiare completamente occhi e coscienza del vero problema. Dalla sua pagina Facebook, Ramon ha condiviso una riflessione dell’amico Fabio Palma (che merita di essere letta, riletta, studiata per intero!) e di cui riporto due passaggi significativi:

Che il mondo adulto sia scollegato dal mondo giovanile, questo è sempre avvenuto credo dalla scoperta del fuoco in poi. Ma quando tutto ruotava intorno al focolare, e poi intorno ad una casa, e poi in un quartiere, e al massimo in un raggio di pieno di carburante di un motorino (quando io ero ragazzo), una famiglia previdente e attenta poteva assolutamente sgamarti se stavi facendo qualcosa di sbagliato. O di eventualmente sbagliato. Non c’erano scuse, se tornavi alle 3 del mattino con gli occhi pesti, veniva fuori il perché. Se eri ciondolante un pomeriggio o la mattina, e la famiglia ci teneva a te, i motivi saltavano fuori.

 

Il 96% del contenuto web del mondo NON E’ ACCESSIBILE DA GOOGLE. Credo che io e mia moglie avessimo messo in guardia mio figlio di almeno 50 pericoli della vita quando lui aveva appena 8 anni, ma erano pericoli VECCHI e ANTICHI. Acqua fresca…E mio figlio è del ’99, NON è nato digitale. Non aveva il telefonino a 8 anni…oggi ce l’hanno a sei…con uno smart phone, oggi hai il MONDO a casa tua.
E il 96% del mondo è DARK.
Questo mi ha detto Igor, che Dio lo accarezzi per tutta la vita, piccolo magnifico angelo che non potevi che tifare, alle gare, per quanto fosse bravo, bello, simpatico e forte.

Alla luce di ciò, l’asticella della sfida si alza, perché stiamo parlando di qualcosa di ancora più infido dello spacciatore di quartiere che poteva blandire il ragazzo non appena un genitore distoglieva lo sguardo. Il retropensiero di un genitore poteva mettere in conto l’esistenza di uno spacciatore. Ora, invece, stiamo parlando di una sostanza micidiale eppure intoccabile perché così invisibile da non lasciarci il sospetto che esista. Fatta da umani però oltre e sotto l’umano. Non credo che ci siano ancora “armature” adeguate a ridurre la portata di una tale macchina di plagio e morte.

OMBRA; SHADOW; MANI
Shutterstock

Ciò non toglie che la luce certamente sconfigge le tenebre, e non è una bella frase a effetto. Come madre mi sento senz’altro disarmata, impaurita, inadeguata; ma so che – intanto – posso lavorare più sodo nel campo della luce. Moltiplicare lo splendore prensile della realtà; farlo insieme ai miei figli; moltiplicare le scalate. No, io non ho il fiato per arrampicarmi come Igor.

Posso tradurre la fatica dell’aggrapparsi e del salire insieme in mille altre piccole esperienze. E poi mi fido ciecamente della verità che Tolkien ha messo dietro le quinte del suo Signore degli Anelli: Frodo può sconfiggere Mordor. Più volte nella storia del mondo una piccola presenza ha mandato all’aria i piani di orde sconfinate di male.

 

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