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La marcia globale pro aborto continua. Un virus pandemico che non si vuole debellare

MANIFESTANTI PRO ABORTO

Shutterstock

Paola Belletti - pubblicato il 13/09/18

Un mega-trend planetario che incontra però opposizioni agguerrite e una nuova, crescente presa di coscienza. Ha ragione il Papa: non è affatto una questione religiosa

C’era da aspettarselo. Il fronte sostenitore della legge per la liberalizzazione dell’aborto in Argentinanon si è ritirato in buon ordine a leccarsi le ferite ma, instancabile come paiono spesso i devoti a simili cause, ha già inaugurato altre strategie per sfondare gli argini.

Riforma del Codice penale, dichiarazione di incostituzionalità da parte della Corte Suprema, referendum popolare: sono le tre strategie individuate in Argentina dai sostenitori della nuova legge sull’aborto, bocciata il 9 agosto dal Senato di Buenos Aires con 38 voti contrari e 31 favorevoli (Avvenire)


ARGENTINA

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Una strage planetaria, una pandemia che non si riesce (ancora) a fermare

Attualmente il totale di aborti registrati nel mondo è di cinquantasei milioni. Un numero che non solo non cala ma va aumentando: erano 50,2 milioni in media tra il 1990 e il 1994. Un’ecatombe che però sembra non saziare gli appetiti di chi, nelle istituzioni, in soggetti terzi, negli organismi sovranazionali, tra gli attivisti per i cosiddetti diritti civili, continua a costringere l’opinione pubblica mondiale a mettere il tema in alto nelle agende e i governi a discutere se e di quanto allargare le maglie già non troppo strette di legislazioni a difesa del nascituro.

E se i difensori della vita sono spesso figli di Madre Chiesa questo è perché proprio la Chiesa pare essere rimasta  l’unica a difendere la natura umana con la sola ragione. E non perché, come vogliono far credere insistentemente i pro choice, come miserevoli maniaci religiosi incapaci di modernità, invochiamo astrusi principi teologici a difesa di ciò che a loro avviso non va affatto difeso ma voluto o rifiutato; cercato o respinto. Sentito o meno. E’ del Santo Padre l’ultimo appello, in ordine di tempo e con una risonanza sufficiente, sebbene sempre il più possibile ovattata dai media main stream, che ricorda di cosa davvero si stia parlando. Nel volo di ritorno dal faticoso ma anche fruttuoso per molti aspetti incontro di Dublino, ha ricordato che

«Il problema dell’aborto non è religioso. No. È un problema umano, e va studiato dall’antropologia», a partire dall’«eticità di far fuori un essere vivente per risolvere un problema» (Ibidem)


DOOM BABY FETUS

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Chi vuole l’aborto praticabile sempre più facilmente e liberamente invece è perché ha cambiato nome a questo fatto. Non è l’azione specifica che sopprime una vita in particolare e non un’altra ma l’esercizio libero di un diritto da parte della legittima titolare dell’utero (quanto sono vittime, invece, proprio le donne di questa falsa libertà).

Estremo oriente: così lontani, così vicini

Un altro Paese preso in esame dal dossier del quotidiano dei vescovi italiani è la Corea del Sud. Il problema dei problemi per questa nazione, per il suo popolo, per l’economia, per tutti i settori della vita del paese è il crollo verticale della natalità.

Con 1,05 nascite per donna fertile nel 2017, il Paese è sceso al livello più basso dal 2005, lontanissimo dal dato necessario anche solo per garantire la popolazione sugli attuali 51 milioni. Negli anni ’70 e ’80 la Corea del Sud cercò con ogni mezzo di limitare le nascite che accompagnavano il boom economico con la distribuzione di profilattici e di pillole anticoncezionali, oltre a una strategia pressante di sterilizzazione tubarica e vasectomie portata quasi casa per casa col motto «Due sono troppi». (Ib.)

Ora potrebbe tragicamente correggerlo in “Due sono troppo pochi e ormai è troppo tardi”. Anche in un paese come quello, industrialmente e tecnologicamente avanzato, così diverso da India e Pakistan, famigerate in questo senso,, sussistono gravi discriminazioni contro le donne e le bambine; anche le appena concepite. Patisce quindi non solo una carenza di nuovi nati ma una disparità numerica tra maschi e femmine. Secondo indagini recenti il 20% delle donne sud-coreane in età fertile ha abortito almeno una volta.


GIRL

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Eppure, nonostante la consapevolezza della maggioranze del popolo sudcoreano che si tratti di omicidio, ha raccolto grandi consensi la petizione per depenalizzare ancora di più le pratiche abortive, per allargane ancora di più l’esercizio.  Attualmente l’aborto è legale nei casi di rischio per la vita della madre, della sua salute fisica e mentale, in caso di stupro, anomalie del feto.

Anche il Giappone non spicca per forza vitale e incremento dei nuovi nati. E cosa ha rifilato alla propria popolazione per decenni? Dal 1948 al 1996 sono state sterilizzate circa 25000 persone, i più piccoli avevano appena 9 anni. In nome di un progetto eugenetico. Il Giappone, che aveva subito dall’esterno lo squarcio insanabile dell’attacco atomico, si auto inflisse questo. A quale scopo? “Migliorare la qualità della nazione” recita il piano.


JAPAN, WOMAN, UMBRELLA

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California dreaming

Sì, siamo in USA, la patria delle libertà individuali, del sogno che tutti devono poter sognare. Il grande paese pieno di contraddizioni, delle cliniche abortiste con tutti i loro orrori non ancora completamente scoperchiati. Il posto dove è arrivato un presidente, che tra i primi atti del proprio mandato vanta quello di aver tagliato finanziamenti a Planned Parenthood  per spostarli sul sostegno alla maternità.

Lungo la costa occidentale, in California, quella delle onde da surfare, delle colline, di Hollywood, dei vini rossi non male (pare!) degli ottimi college, sta avanzando un’iniziativa del Senato tutta dedicata alla quota giovane (femminile!) e sessualmente attiva della popolazione. Si tratta di investire soldi e risorse in anticoncezionali e” servizio post vendita”. Sì, nella pillola abortiva! La RU486 è quel tipo di intervento tempestivo ma a cose fatte per ripristinare la soddisfazione del cliente: consumare incontri sessuali senza contrarre gravidanze. (In questo caso ne godrebbe i benefici anche il maschio ma ne farebbe le spese soltanto la donna, lasciata sola ad assimilare i veleni del pesticida umano e a smaltire eventuali rischi per la propria salute oltre agli effetti psicologici dell’aborto. Questi però, va detto, colpiscono spesso anche gli uomini, i padri!).

Possiamo stare tranquilli, le coperture economiche ci sono. Il ricorso facile alla RU486 dovrebbe evitare la “ben più molesta” pratica dell’aborto chirurgico. Dal mondo pro life i dubbi e le obiezioni si alzano come un’onda anomala ma l’autrice del testo di legge è determinata. Ne va della salute della donna e dei suoi diritti, sostiene imperterrita la senatrice democratica, Connie Leyva.

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