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Pietro convoca i Vescovi di tutto il mondo per parlare degli abusi

These images reflect the Blue Mass that marks the beginning of National Police Week in the Nation's Capital and Customs and Border Protection's involvement in paying tribute to Fallen Officers. The Archbishop of Washington D.C., Cardinal Donald William Wuerl, presides over the event annually. Photo by James Tourtellotte.
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Domani Papa Francesco incontrerà a Roma il cardinale arcivescovo di Washington, Donald Wuerl, e una delegazione della Conferenza Episcopale Statunitense. Si discuterà in particolare degli abusi sui minori e della gestione dei casi da parte dei vescovi. Su suggerimento del C9, sarà convocata tra il 21 e il 24 febbraio 2019 un'assemblea straordinaria dei Presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo.

Qualche osservatore aveva commentato la Lettera al popolo di Dio di Papa Francesco osservando che il digiuno sarebbe una contromisura “troppo leggera”, davanti a una crisi di portata epocale; altri avevano invece colto che tale richiesta da parte del Papa si doveva precisamente alla convinzione di non star lottando «contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti» (Ef 6, 12).

Difatti il digiuno invocato dal Papa era mirato a procurare «fame e sete di giustizia», nonché a incalzare la Chiesa «a camminare nella verità appoggiando tutte le mediazioni giudiziarie che siano necessarie». E se «è impossibile immaginare una conversione dell’agire ecclesiale senza la partecipazione attiva di tutte le componenti del Popolo di Dio» – donde il digiuno richiesto a tutti – a chi siede sulla Cattedra che «presiede nella carità la comunione di tutte le Chiese» (Ignazio di Antiochia) competono azioni particolari.

Il Papa incontra la chiesa americana

Difatti domani sarà a Roma – la notizia è stata data oggi – il cardinal Donald Wuerl, arcivescovo di Washington d.C., il quale ha comunicato la propria intenzione di incontrare Papa Francesco per discutere con lui delle proprie eventuali dimissioni (questo già ieri in una lettera pubblicata ieri su America Magazine).

Contestualmente, Wuerl ha ricordato ai sacerdoti della propria arcidiocesi il loro incontro dello scorso 3 settembre, durante il quale «abbiamo avuto modo […] di discernere la migliore condotta da seguire per me» dopo la rivelazione di nuovi scandali di abusi sessuali e di «fallimenti nella gestione» degli stessi da parte dei vescovi. Tale incontro era stato consigliato all’alto prelato dallo stesso Papa Francesco. L’arcivescovo di Washington annuncia quindi di star per recarsi a Roma in un futuro “molto prossimo” per discutere delle proprie dimissioni con il Santo Padre.

All’età di 77 anni, il cardinale americano aveva già presentato le dimissioni il 22 novembre 2015, pochi giorni dopo il proprio 75esimo compleanno. Il Vescovo di Roma aveva allora scelto di mantenerlo al suo posto.

La prospettiva di queste dimissioni – aggiunge il cardinal Wuerl – si spiega con la necessità di rispondere ai fedeli che hanno «domande circa la capacità del loro vescovo di fornire la necessaria leadership» per lottare contro gli abusi commessi da membri del clero. Già vescovo di Pittsburgh tra il 1988 e il 2006, il cardinal Wuerl è stato tirato in ballo dal rapporto del Grand Jury della Pennsylvania per la sua gestione di suddetti casi.

Dunque il Papa incontrerà domani lui e dei prelati americani, ma l’azione alla quale il digiuno richiesto alla Chiesa si voleva propedeutico non sembra destinata a fermarsi nell’immediato: il Papa sta per convocare dal 21 al 24 febbraio 2019 tutti i presidenti delle Conferenze Episcopali del mondo sul tema della “protezione dei minori” – questa notizia è stata diramata oggi dal “Consiglio dei Cardinali” meglio noto come “C9”. A una prima lettura già non sfugge come la data sia scelta in modo da far coincidere l’avvio dei lavori in Vaticano con i primi vespri della solennità della Cathedra Petri, che occuperà pure tutto il secondo dei quattro giorni di lavoro: saranno i fatti e i documenti a parlare, ma è difficile non scorgere in questa decisione la scelta (o l’auspicio?) di impostare una “nuova fase” della gestione degli scandali nella quale il Romano Pontefice potrà giocare un ruolo più centrale di quanto finora sia avvenuto.

Il prossimo febbraio riunione con i rappresentati degli episcopati del mondo

Più nel dettaglio: durante la propria 26esima sessione di lavoro, avviata il 10 settembre e conclusa poco fa, il C9 ha «ampiamente riflettuto» col Santo Padre sulle questioni legate agli abusi sessuali. «Dopo essersi confrontato col C9», il Capo della Chiesa Cattolica ha quindi deciso di riunire in Vaticano l’insieme dei presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo.

Una decisione inedita: l’insieme dei presidenti delle conferenze episcopali era stato riunito una delle ultime volte durante il sinodo straordinario del 1985. Le conferenze episcopali sono generalmente organizzate a livello nazionale, ma esistono anche conferenze regionali.

Dopo la rivelazione dei nuovi scandali tanto su abusi sessuali commessi da membri del clero quanto sulla gestione dei medesimi da parte dei vescovi, molte voci avevano già invocato una riunione straordinaria sull’argomento. All’inizio di settembre il cardinale Charles Chaput, arcivescovo di Philadelphia (USA) aveva annunciato di aver scritto al Papa per chiedergli di annullare il Sinodo sui Giovani e di preparare al suo posto un Sinodo «sulla vita dei vescovi».

Un poco prima, il 22 agosto, mons. Philip Egan, vescovo di Portsmouth (UK), aveva indirizzato una lettera aperta al successore di Pietro domandandogli di convocare un «sinodo straordinario sulla vita e sul ministero del clero». Secondo lui gli abusi sessuali sono un «fenomeno mondiale in seno alla Chiesa», che dunque deve trovare una risposta.

Intanto domani si comincia con gli statunitensi. Il cardinale Sean O’Malley, presidente della Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori, sarà presente anch’egli all’incontro.

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