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La commovente lettera di fedeltà al Papa di mons. Negri

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La fedeltà al Successore di Pietro non può essere a "targhe alterne"

Le parole di monsignor Luigi Negri circa il vincolo filiale che lega un cattolico – e un vescovo in particolare! – con il Santo Padre sono di grande ispirazione e meritano una riflessione attenta, specie in questi momenti in cui la “barca di Pietro” è sconquassata non tanto – o non solo – dalle avversità del Mondo, ma anche dalle mormorazioni (o peggio!) al suo interno. Dice Negri:

la menzogna e la violenza diabolica si avventano, ogni giorno, sulla Sua Sacra Persona.

Lei vive di fronte a tutta la Chiesa una singolarissima partecipazione alla Passione del Signore Gesù Cristo.

Di fronte alla Chiesa e al mondo Lei sta percorrendo “la via dolorosa”. Ci senta accanto a Lei, con un affetto infinito e con la volontà di confortare, per quanto possiamo, questo suo dolore. Nel suo dolore, Santità, vibra già tutta la potenza di Dio che, in questo dolore e per questo dolore, vince oggi il male del mondo.

Per il vescovo emerito di Ferrara è necessario lavora Cum Petro et Sub Petro

Santità, è necessario che tutti noi lavoriamo, sotto di Lei, ad una grande riforma dell’intelligenza e del cuore della Chiesa, fondata sull’adesione incondizionata al Suo Magistero.

Solo questo può approfondire il senso della nostra dignità, di fronte a noi stessi e al mondo, e dell’ inderogabile compito della missione, che ci è conferito dal nostro battesimo.

Parole di grande attualità che il vaticanista Andrea Tornielli ha condiviso su Facebook sul suo profilo per farcene ricordare, anche perché queste parole di monsignore, riferite a Benedetto XVI sono del 2010.

Le parole qui presentate non possono però riferirsi ad un singolo Papa, la fedeltà e l’amore filiale non possono essere preda delle simpatie, un sentimento come questo sarebbe vago e vano. Che merito c’è nell’obbedienza alla Cattedra di Pietro se si fa solo quello che ci piace: questo insegnamento è troppo duro, dicevano i discepoli a Cristo lamentandosi. La fedeltà non può essere ad UN Papa, ma AL Papa, chiunque esso sia, il quale è comunque lì scelto dal Sacro Collegio e informato della Grazia di Dio: “Tu sei Pietro, e su questa pietra io edificherò la mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno“. Verrebbe da dire che il Signore non aveva pensato che Pietro poteva essere lasciato solo dagli altri apostoli (di cui i vescovi sono successori), ma egli provò in prima persona il tradimento e possiamo immaginare che nella sua infinita sapienza avesse previsto anche questi tempi bui. Tempi in cui il successore di Pietro sarebbe stato attaccato dai suoi fratelli, non dai gentili, non dai pagani, dai suoi figli e fratelli.

Eppure singolarmente lo stesso Negri sembra dimenticare queste parole che sono così preziose, come quando insinua che Benedetto XVI sia stato costretto alle dimissioni (alimentando così un certo sterile sedevacantismo) e che dunque esse siano non libere quando lo stesso Ratzinger ha ribadito, nell’intervista con Peter Seewald, che «Sono tutte assurdità», aveva risposto perentoriamente il Papa emerito «lucidissimo nel pensiero», derubricando a fanta-thriller queste elucubrazioni. «Devo dire – aveva aggiunto – che il fatto che un uomo, per qualsivoglia ragione, si sia immaginato di dover provocare uno scandalo per purificare la Chiesa è una vicenda insignificante. Ma nessuno ha cercato di ricattarmi. Non l’avrei nemmeno permesso. Se avessero provato a farlo non me ne sarei andato perché non bisogna lasciare quando si è sotto pressione. E non è nemmeno vero che ero deluso o cose simili. Anzi, grazie a Dio, ero nello stato d’animo pacifico di chi ha superato la difficoltà. Lo stato d’animo in cui si può passare tranquillamente il timone a chi viene dopo».

O peggio, dov’erano questi bei pensieri sulla fedeltà al pontefice, se poi un paio di nomine sgradite fanno dire a monsignore “Speriamo che con Bergoglio la Madonna faccia il miracolo come aveva fatto con l’altro”. Il riferimento a papa Luciani è appena velato (Il Fatto), senza nessuna smentita?

Voci dal sen fuggite, ma è importante interiorizzare l’affetto verso la figura del Papa, in quanto Vicario di Cristo, non per la sua persona in quanto tale. Sembra che questa cosa, che ha contraddistinto l’essere cattolici per secoli, sia diventato un optional…

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