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La battaglia di Don Gianfranco Feliciani per le 300 prostitute del Canton Ticino

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Don Gianfranco Feliciani

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 12/09/18

Angosciate e depresse, vengono in Chiesa a chiedere aiuto e ascoltano la messa. Ma poi spesso fuggono ostaggio dei trafficanti. "Eppure alcune le abbiamo tolte dal giro"

Il Canton Ticino chiude le porte ai migranti ma apre le porte alla prostituzione. Con questa provocazione l’arciprete di Chiasso Don Gianfranco Feliciani è finito nel mirino delle polemiche.

«In questi giorni la stampa cantonale – ha detto Don Feliciani, secondo quanto riportato dal Corriere del Ticino online – ha dato ampio risalto al proliferare dei bordelli nella nostra cittadina di Chiasso. “Non possiamo sorvolare sul problema – ha detto – semplicemente affermando che la prostituzione è sempre esistita e che anche dal profilo della morale cristiana i peccati sessuali sono certamente i meno gravi. È senz’altro vero, ma è troppo semplicistico fermarci qui. Occorre andare oltre e considerare tutto il resto“».

“Non esiste una prostituzione spensierata”

Attualmente nel Canton Ticino sono attive circa 300 prostitute nei diversi bordelli. «Non esiste una prostituzione spensierata – ha aggiunto il parroco – ma lo sfruttamento dei più deboli, l’idolatria del denaro, la droga e alla fine sempre la violenza. Mali che feriscono mortalmente la vita civile di un paese. Tutto ciò non fa onore alla storia democratica e alla tradizione umanitaria della Svizzera» (www.liberatv.ch).




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“Nelle mani di uomini senza scrupoli”

In Svizzera, ha denunciato in un’intervista a tio.ch (11 settembre) «c’è la schiavitù del sesso. E tutti ne siamo complici. I profughi che fuggono dalla guerra e dalla fame non li vogliamo. Mentre permettiamo che queste povere donne finiscano nelle mani di uomini senza scrupoli».

Il prete, che da 17 anni evangelizza a Chiasso, racconta che la maggior parte delle ragazze sono originarie dell’est. «Alcune vengono in chiesa a confidarsi. Molte volte piangono. C’è anche chi viene a messa. Poi spariscono. Perché vengono spostate. Capita che ritornino. Per poi andarsene di nuovo. Vivono nell’angoscia, nella paura delle malattie, non si sentono persone. Anche perché la maggior parte del tempo la trascorrono nei loro appartamenti o nelle loro stanze. Si sentono oggetti».




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Depressione e solitudine

Gli umori di quelle ragazze sono spesso ostaggio delle depressione. «C’è chi vuole farla finita. Altre si sentono terribilmente sole. Altre ancora chiedono perdono. Spesso si tratta di donne credenti. La situazione di miseria ti avvicina a Dio».

Per la tutela delle prostitute nulla si muove in Ticino. «Forse la gente dovrebbe ribellarsi maggiormente a quello che ormai diamo per scontato. Si pensa che le prostitute si divertano e che guadagnino pure bei gruzzoletti, punto. Non si va oltre. È un po’ come se la maggior parte dei ticinesi se ne fregasse».

La disperazione

Per Don Feliciani, che ha partecipato anche a missioni nel Terzo Mondo, «la disperazione e la fame possono portare a tutto. Ho visto mamme mutilare un bambino per provocare compassione nei passanti a cui chiedere l’elemosina». Per gente così disperata l’alternativa alla prostituzione ci sarebbe a patto che «qualcuno che ti aiuti a non scivolare nel baratro».

«Noi – conclude il sacerdote – siamo riusciti a salvare alcune ragazze, a farle uscire dal giro. Ricordo con una certa commozione la storia di una ragazza che era rimasta incinta. E che era stata ospitata, di nascosto, da una famiglia di chiassesi».




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Tags:
prostitute
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