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Per 6 anni ho sperato che mio marito smettesse di bere, ma poi ho capito che il cambiamento doveva partire da me

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La testimonianza di una donna che dopo aver subito per anni la dipendenza dall'alcol di suo marito decide di chiedere aiuto riuscendo così a salvare se stessa e il suo matrimonio

Recentemente vi abbiamo parlato del grave problema di dipendenza dall’alcol con cui sta lottando l’attore hollywoodiano Ben Affleck e di come la sua ex moglie Jennifer Garner gli sia rimasta accanto prendendosi cura di lui: “Non lo lascerò finché non sarà sobrio” ha detto.

Oggi abbiamo letto sul sito del Messaggero la storia di una donna – F. 35 anni, di Mostacciano – che vale la pena raccontarvi. Parla di dolore ma anche di speranza, di rassegnazione e di rivolta, di cadute e di rinascite. F. resta anonima perché oggi è una delle coordinatrici del gruppo romano di Al-Anon (www.al-anon.it), l’associazione di familiari e amici anonimi di alcolisti: quando si riceve aiuto il desiderio di rendersi disponibili a propria volta diviene fortissimo.

«Adesso sono una dei volontari che risponde a chi ha bisogno, a chi non sa dove sbattere la testa. Adesso, per esempio, sto preparando il nostro raduno nazionale che sarà a Rimini dal 14 al 16 settembre. Da Roma partiremo in tanti. Aspettiamo tutti quelli che ancora non hanno trovato il coraggio di cambiare. Un giorno alla volta» (Il Messaggero).

Nell’intervista racconta la sua storia: è una giovane donna quando incontra quello che diventerà suo marito che da subito le confida di avere un problema con l’alcol. Lei non si tira indietro… anzi…

Lo salverò

«Io ho accettato convinta che lo avrei salvato, come accade a molte donne» (Il Messaggero)

E invece il marito che beveva solitamente il pomeriggio e la sera inizia ad ubriacarsi fin dalle prime ore del mattino e, come da copione, diventa violento.

« (…) mi sono accorta che la mattina mandava giù un paio di brandy insieme al cornetto» (Ibidem)

La rassegnazione

La vita di F. diviene un susseguirsi di giorni bui: sconforto, vergogna, lacrime. I pensieri più tristi attraversano la sua mente e un senso di profonda solitudine abita il suo cuore. Pentimento, rabbia, delusione.

«(…)Con lui era difficile convivere. Con gli altri non riuscivo ad aprirmi. Mi picchiava. Andai via di casa un paio di giorni e poi tornai. Non ero più presente a me stessa» (Ibidem).

Ma poi un giorno… “mi resi conto che dovevo cambiare io”

Tutto prosegue come al solito fino al 26 agosto 2012: un giorno apparentemente uguale agli altri ma che F. ricorderà per sempre.

«Ero in ferie, sono un’impiegata, e decisi di mettere a posto un armadio. Tra le lenzuola trovai la bottiglia di un superalcolico. Da quel momento, la rivolta. (…)mi resi conto che, prima di tutto, dovevo cambiare io. Che dovevo scegliere: o continuare ad essere, in qualche modo, sua complice accettando tutto oppure chiedere aiuto per lui e per me. Prima per me». (Il Messaggero)

Da quel momento tutto cambia: la donna contatta l’800 087897, il numero verde di Al-Anon e fin dalla prima telefonata comprende che il suo problema è uguale a quello di tanti altri, si sente meno sola e decide di partecipare ad un gruppo.

“Avevo finalmente trovato qualcuno con cui parlare”

La donna racconta lo stato di benessere ritrovato:

«Un’altra vita. Anche le strade del mio quartiere e dell’Eur, dove allora lavoravo, mi sembrarono diverse e più luminose. Avevo finalmente trovato qualcuno con cui parlare. Uomini e donne, e purtroppo anche figli, di persone malate che si perdevano nell’alcol mandando in pezzi ogni tipo di affetto». (Ibidem)

Il gruppo di sostegno le suggerisce anche il modo migliore per provare a coinvolgere il marito che infatti poco dopo accetta l’invito e comincia il percorso. Che bello!

Oggi sono finalmente una coppia che cammina insieme, simmetrica, innamorata e felice. Dal 2012 il marito ha smesso di bere e il loro rapporto è cambiato:

«(…) la nostra vita si è trasformata. Non ero più la sua badante, la sua vittima, la sua compagna silenziosa. Parlavo d’amore. Oggi sono una felice donna innamorata per davvero e non una muta accompagnatrice che si vergogna».

Chiedere aiuto è il modo migliore per affrontare le situazioni di difficoltà. Nessuno si salva da solo, la storia della coraggiosa F. e di suoi marito ce lo ricorda.

 

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