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La giornalista del Tg1 e la croce al collo. Gli ebrei italiani: «dov’è l’offesa?»

MARINA NALESSO

Public Domain

Unione Cristiani Cattolici Razionali - pubblicato il 08/09/18

E alla fine è arrivato anche il sostegno dell’Unione giovani ebrei, lasciando a piedi coloro che urlavano alla discriminazione delle altre religioni. La giornalista Marina Nalesso, volto dell’edizione pomeridiana del TG1, continua infatti ad andare in diretta indossando sobriamente una croce al collo e in questi giorni è tornata la polemica (laicista).

Due anni fa, quando la vicenda emerse per la prima volta, la Nalesso aveva risposto così: «Sono felice, umilmente, sono stata semplicemente lo strumento e l’occasione per parlare di Lui. Questo per me è il più grande segno d’amore che esista al mondo. Quando una persona dà la vita per salvare un’altra vita, noi giornalisti lo innalziamo come eroe e santo. Ma non capiamo che c’è stata una persona che ha dato la sua vita per la nostra salvezza. Sono felice perché in tutto il mondo si è parlato di nuovo di Gesù Cristo, del suo sacrificio, del senso che ha portare questo simbolo». Una bellissima ed efficace risposta!

La giornalista della Rai -che abbiamo conosciuto solo in questa occasione, scoprendo piacevolmente una persona libera e autentica (si veda il video qui sotto)- non teme di mostrare esplicitamente il suo percorso di fede, e replica così a chi dice che la fede sia una cosa da vivere in forma privata«Ci hanno inculcato in maniera strisciante che la fede vada vissuta privatamente. Ma questo è un controsenso, se una persona ha fede, è ciò che è in tutto ciò che fa, in ogni gesto, ogni piccola attenzione, ogni sorriso. Non può essere nascosta, nei gesti come nei simboli». Cosa dicono i suoi colleghi? «Sono divisi. Qualcuno mi ha espresso solidarietà, alcuni si sono avvicinati, però devo dire che c’è stato molto silenzio. Probabilmente molte persone non condividono, ma in fondo ognuno è fatto in modo diverso. Ma dirò la verità, io sono serena a prescindere».

Però l’Italia è uno stato laico e il servizio pubblico non può mandare questo tipo di messaggi, oltretutto unidirezionali verso una religione, discriminando le altre. Così ripetono i critici, dimenticando che la Rai si è fatta per anni portavoce delle idee unidirezionali di Corrado Augias, a favore di un laicismo radicale e di un revisionismo storico contro al cristianesimo che non trova spazio nemmeno nei libelli più anticlericali, diffuso quasi sempre senza contraddittorio. Però, alla vista di una croce al collo si urla allo scandalo, alla propaganda.

Per non parlare di tutte le vallette, veline, ballerine, vip e presentatrici che usano il crocefisso tempestato di diamanti come ornamento di moda e lo sfoggiano ben visibile nei loro décolleté all’interno dei più svariati programmi televisivi di facile ascolto. Ma se la croce viene indossata da qualcuno che vi crede davvero e lo considera per quel che realmente simboleggia, allora è discriminazione.

«Polemica assurda sulla giornalista di Raiuno, Marina Nalesso, rea di indossare il crocifisso in diretta tv»ha twittato il giovane Ruben Spizzichino, Vice Presidente dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia. «In quanto ebreo non colgo l’offesa. Quando il laicismo diventa l’unica religione consentita e non gradisce concorrenza».

Ai laicisti che si fanno portavocenon richiesti delle altre religioni per colpire il cristianesimo e rinchiudere i cristiani nelle sacrestie, nell’ambito privato, ricordiamo che la non discriminazione del crocifisso nelle aule scolastiche è stata riconosciuta dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo proprio grazie alla difesa del giurista ebreo Joseph Weiler.

Qui sotto la bella intervista alla Nalesso realizzata da Rita Sberna

Qui l’articolo originale tratto dall’Unione Cristiani Cattolici Razionali

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