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Ma a cosa serve il matrimonio?

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Non basta l'innamoramento, né la sintonia, né la condivisione di progetti. O l'altro è via all'incontro con Dio o sposarsi non serve a niente.

di Alesanca
Spesso mi sono chiesta questa domanda: ma a cosa serve il matrimonio? Non basta amarsi e vedersi il sabato sera? Qual è la necessità di sposarsi? È un salva vita? Una necessità? Uno sfizio?
A volte queste domande ti vengono anche dopo undici anni di matrimonio anche se con un altro tono, decisamente meno filosofico. Sento spesso dire cose del tipo:

Ho incontrato la persona giusta e per questo abbiamo deciso di sposarci, siamo fidanzati da diversi anni e quindi mi pare pure ora, ho superato i 35, quindi damose na mossa! Finalmente una persona con cui riesco a condividere i miei interessi…

Potrei continuare fino a domani. Nessuna di queste motivazioni mi ha mai convinta, forse perché a me non è mai capitata nessuna di queste situazioni. Soprattutto Francesco non è proprio l’ideale di compatibilità caratteriale… ma lasciamo stare.

Ma a che serve sto matrimonio?

Nonostante anni di matrimonio, fidanzamento, scelte di fede, coppie ascoltate, amici di ogni tipo e nazione, ho capito chiaramente a cosa serve il matrimonio solo qualche giorno fa ad un matrimonio di amici. Guardandoli e conoscendo da vicino la loro storia vedevo due persone belle, bellissime, all’apice della bellezza. Un uomo e una donna che hanno dovuto imparare ad amarsi e ad amarsi da Dio, che hanno faticato, che caratterialmente sono come il bianco e il nero (quando lui dice “non esiste proprio”, lei è già partita).

Razionalmente questi due amici non sembra abbiano tanti interessi in comune, ma a vederli su quell’altare è tutto cosí chiaro. È chiaro che il matrimonio è quella chiamata concretissima che li ha messi in discussione, che li ha fatti uscire fuori dai loro progetti, spezzato i loro schemi e che li ha messi seriamente in cammino andando oltre le belle parole. Con fatica, tanta fatica, sono stati la palestra l’uno per l’altro, ma soprattutto la via per incontrare e camminare con il Signore.

Ecco, a questo serve il matrimonio! Ad incontrare il Signore, a camminare con Lui. Per una via concreta. La mia amica suora deve sopportare e lasciarsi voler bene da tutte le sue suorelle, i sacerdoti la loro comunità, mentre per noi e i nostri amici si realizza in cimentarsi in cenette per il marito e pannolini (lo stesso per il maritino, a modo suo). Insomma il matrimonio non è fatto solo per condividere la propria vita con qualcuno, ma è molto di più: è il luogo concreto, pratico, dove il Signore entra nella tua vita, opera, si fa incontrare e ti tocca attraverso le mani concrete di tua marito o di tua moglie.

È la chiamata ad Amare ed essere Amati prima da Qualcun altro. Questa è la vocazione, la chiamata all’amore.

Gli strumenti

Durante il matrimonio, a sorpresa, il sacerdote ha chiesto agli sposi di prendere il microfono e fare loro l’omelia. La cosa più bella che hanno detto, oltre al fatto che erano lí per rispondere a questa chiamata, è stata che senza gli strumenti non ce l’avrebbero fatta mai e sarebbero rimasti impantanati nei loro bei progettini.

Anche per noi è stato chiaramente cosí. Senza i corsi ad Assisi, i 10 comandamenti e al cammino con il padre spirituale sarebbe stato impossibile fare centro nell’amore. Forse ci saremmo anche sposati (mmmh), ma non avremmo vissuto il sacramento del matrimonio. Sarebbe stato come una festa senza vino. Invece con il tempo mi rendo conto che Francesco è l’unica vera via per incontrare in profondità e pienezza il Signore. Le sue mani sono le uniche che il Signore può usare per toccare le mie ferite e per portarmi alla gioia. I suoi occhi sono un accenno dello sguardo che Dio ha su di me. Addirittura i suoi difetti sono la mia unica occasione per scalfire il mio carattere spesso intransigente.

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