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“Tribolazione” e “accanimento”: ecco perché il Papa ha deciso di non rispondere a chi lo accusa

pope francis wim wenders
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Francesco si sta comportando da gesuita. La sua non è una posizione di debolezza. Ma mira a far uscire fuori la diabolicità di chi oggi prova a gettargli contro rabbia e rancore

La cronaca di questi giorni che ha visto intrighi, polemiche, veleni nei confronti di Papa Francesco sul tema degli abusi sessuali nel clero, ci riporta indietro di qualche mese.

Quella risposta di Bergoglio ai giornalisti per gli attacchi subiti da monsignor Carlo Maria Viganò, «Io non dirò una parola su questo», affonda le radici in una riflessione del Papa, pubblicata a maggio da “La Civiltà Cattolica” (quaderno 4029).

Silenzio di riflessione

La rivista dei gesuiti, in un momento rovente per lo scandalo dei preti e dei vescovi in Cile, rese pubblica la “Dottrina della Tribolazione” su cui trent’anni fa, Bergoglio propose alcune considerazioni molto interessanti e attuali.

Che spiegano perché Papa Francesco sta mantenendo una linea del “silenzio” rispetto ai violenti attacchi che gli vengono inflitti quasi quotidianamente. Il suo non è un silenzio assenso, né un silenzio che vuole ignorare le accuse: ma un silenzio che potremmo definire di “riflessione”.

Tribolazione e accanimento

A quelle lettere di Bergoglio sulla Tribolazione di cui parleremo, Padre Diego Fares, sempre su “La Civiltà Cattolica“, allegava un saggio sul cosiddetto “Spirito di accanimento”.

Tribolazione e accanimento, infatti, sono due temi che si innestano l’uno con l’altro. Scriveva Fares:

«Lo spirito di accanimento è demoniaco, nel senso che è contrario alle leggi della natura: non soltanto distruttivo, ma autodistruttivo. È contagioso e genera effetti nocivi a livello sociale: abbandono, sentimenti di sconforto e spaesamento, confusione. E poiché si nasconde e si confonde all’interno di altri fenomeni, è necessario esporlo alla luce del discernimento spirituale per non sbagliarsi sul modo di resistergli: è possibile, per esempio, cadere nel contagio del suo dinamismo perverso, pur combattendone alcuni effetti».

Meno sangue

Un altro elemento da considerare è che, secondo Fares, «sebbene possa sembrare che la crudeltà umana sia sempre stata la stessa e che con la civiltà ormai certe cose non accadano più, in realtà è vero il contrario: man mano che la tecnologia diviene più sofisticata, lo spirito di accanimento si fa ogni giorno più crudele negli effetti e più “politicamente corretto” nelle modalità. Non è sintomatico il fatto che tendiamo a giudicare un missile telecomandato meno feroce di una cruenta lotta corpo a corpo?»

Il fatto che “si veda meno sangue” «non significa che lo spirito di ferocia sia inferiore; anzi, esso diventa più preciso, più sistematico e più disumano».

La persecuzione mediatica

Legato allo spirito di accanimento, c’è il tema della “persecuzione mediatica”.

«Il fatto – dice Fares – che lo spirito di accanimento rimanga nell’ambito delle parole e che la violenza non giunga alle mani – ma, al massimo, si manifesti nel tono e in alcuni gesti – non significa che siamo usciti dalla sfera dell’accanimento e che ci troviamo su un piano di civiltà. Tutto il contrario! Proprio nella violenza verbale, nella menzogna, nella calunnia, nella diffamazione, nella detrazione e nel pettegolezzo lo spirito di accanimento si rintana, e da lì domina».

“Grovigli” e “nodi”: così si sciolgono

pope francis wim wenders

Bergoglio, nelle “Lettere sulla Tribolazione” afferma: «In momenti di oscurità e grande tribolazione, quando i “grovigli” e i “nodi” non si possono sciogliere, e neppure le cose chiarirsi, allora bisogna tacere: la mansuetudine del silenzio ci mostrerà ancora più deboli, e allora sarà lo stesso Demonio che, facendosi baldanzoso, si manifesterà in piena luce, mostrerà le sue reali intenzioni, non più camuffato da angelo della luce, ma in modo palese».

“Controsenso”

Accanirsi nel dialogo, secondo il Papa, «è un controsenso».

«[…] Se dietro l’apparenza del dialogo si mira esclusivamente a ottenere l’assenso e si vuole imporre il proprio punto di vista o si disprezza ciò che dice l’altro, il dialogo non c’è. L’accanimento non è frutto dell’istinto, ma è frutto di una logica, quella del «padre della menzogna» (Gv 8,44), e lo si combatte con un’altra logica, quella della verità, come Gesù la attesta nel Vangelo e lo Spirito Santo la discerne in ogni situazione. La logica dell’incarnazione è opposta alla logica dell’accanimento» (Aleteia, 8 maggio).

La via maestra

Dunque, quando si solleva un polverone di tribolazioni e dubbi, il Papa scandisce una “via maestra”.

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