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“Ne vuoi ancora?”. Quel cibo condiviso che dalla bocca passa all’anima

VASSOIO, MANI, DOLCI
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Gesù cominciò con le nozze di Cana e finì con l’Ultima Cena: padre Marco Finco spiega perché causa del cedimento della famiglia è anche la mancata condivisione del momento dei pasti

Volete sapere come si svolge la vita nel refettorio di un convento francescano? Anch’io ero curiosa di saperlo, allora sono andata a trovare padre Marco Finco, del convento dei frati cappuccini di Piazza Velasquez a Milano, presso il quale è anche Direttore artistico del Centro Francescano Culturale Artistico Rosetum. Nel corso della nostra chiacchierata sono emersi spunti davvero profondi, che possono essere di esempio anche per la tavola delle nostre famiglie.

Padre Marco, in ogni comunità c’è un momento conviviale, sia che si tratti di una famiglia o, come nel vostro caso, di una comunità di religiosi. Come viene vissuta la vita nel refettorio da parte della vostra comunità?

Per il convento la tavola è uno dei momenti più importanti. Noi frati abbiamo l’obbligo di portare il saio in due luoghi. Il primo è la chiesa e il coro, durante la mensa liturgica, l’Eucarestia, e durante la preghiera corale. Il secondo è il refettorio. Questo sarebbe già sufficiente per far capire il profondo significato e valore della tavola: è un luogo sacro, è uno dei luoghi, insieme al coro, in cui si esprime di più la vita conventuale, la vita fraterna. Ci sono due momenti importanti nella vita dei frati: uno è la preghiera comunitaria, l’altro è il pasto consumato insieme.

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Come viene preparato il pasto? Ci sono persone incaricate o a turno tutti danno la propria collaborazione?

Dipende da ogni convento. Generalmente c’è un frate incaricato della cucina che poi, a seconda dei numeri dei frati presenti nella fraternità, si fa aiutare da altri. Io vivo in un convento di 48 frati e uno da solo non potrebbe reggere il ritmo quotidiano dell’organizzazione della mensa, per cui ci sono altri frati che lo aiutano nella preparazione, nell’apparecchiare e nello sparecchiare, nel lavare i piatti. E’ tutto strutturato, non è lasciato mai al caso o alla buona volontà di qualcuno, ma è tutto ben organizzato nella distribuzione degli incarichi.

MONK,MEAL
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Nella vostra mensa non vige la regola del silenzio, come accade ad esempio nelle Certose: la conversazione è libera o viene in qualche modo diretta?

Generalmente viene lasciata alla libertà dei frati. La tavola è un luogo di vita fraterna conviviale e il parlare è assolutamente libero, a meno che non ci siano specifiche occasioni di riflessione.
Si comincia con la preghiera ….
Si comincia con la preghiera di benedizione e si finisce con la preghiera di ringraziamento, non solo per il pasto, ma anche per ringraziare del momento conviviale che è stato donato in quella circostanza. Noi iniziamo insieme e finiamo insieme. Se uno dei frati ha bisogno di andare via prima, chiede il permesso al superiore di potersi allontanare dalla mensa prima della preghiera finale comunitaria.

A volte avete degli ospiti?

La nostra è una mensa abbastanza aperta, è raro non avere uno o due ospiti. Che stanno alle nostre regole!
Ci sono tanti episodi della vita di san Francesco che hanno a che fare con la tavola.

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San Francesco ha sempre dato importanza all’aspetto conviviale e fraterno: si spezzava il pane tutti insieme. Un episodio dei Fioretti racconta che un frate di notte ha i crampi per la fame (a quel tempo Francesco e i suoi frati facevano tanti digiuni).

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