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Amare il Papa – cinque lettere dall’epistolario di Santa Caterina

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© Fr Lawrence Lew CC

Santa Caterina da Siena è una mistica domenicana vissuta nel XIV secolo. Nel 1347, il giorno di Pentecoste, ricevette le stimmate. Confidò questo segreto nel 1375 a Raimondo di Capua, suo confessore. Nessuno ha mai visto queste ferite perché erano – pare – invisibili. Sarebbe stata lei a chiedere la grazia di portarle nascoste.

Aleteia - pubblicato il 05/09/18

Molti di quanti bersagliano di strali Papa Francesco si appellano alla Santa di Siena, che duramente parlò a Gregorio XI, quasi quelle parole fossero un lasciapassare. Non dovrebbe però passare l'idea che la Santa fosse una castigamatti…

Visto che comunemente la presunzione con cui ogni giorno si bacchetta il Santo Padre si fa forte del nome di Santa Caterina (oltre che di quello dell’Apostolo), ci piace riportare qui cinque lettere – prese quasi a caso nell’epistolario della Senese, tante erano le possibilità. Un buon punto di partenza se davvero lo scopo è imitare le virtù di chi si diceva “serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo”.

Lettera CCCX – A tre cardinali italiani

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimi fratelli e padri in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi tornati a vero e perfettissimo lume, e uscire di tante tenebre e cecità nella quale sete caduti. Allora sarete padria me; in altro modo, no. Sicchè, padri chiamo, in quanto voi vi partiate dalla morte, e torniate alla vita (chè, quanto che ora, sete partiti dalla vita della Grazia, membri tagliati dal capo vostro, onde traevate la vita); stando voi uniti in fede e in perfetta obedienzia a papa Urbano VI, nella quale obedienzia stanno quelli che hanno lume, che con lume cognoscono la verità, e cognoscendola l’amano. Perocchè la cosa che non si vede, non si può cognoscere; e chi non cognosce, non ama; e chi non ama e non teme il suo Creatore, ama sè d’amore sensitivo: e ciò che ama, e delizie e onori e stati del mondo, ama sensitivamente. Perch’ell’è creato per amore, non può vivere senza amore: chè, o egli ama Dio, o egli ama sè e il mondo d’amore che gli dà morte, ponendo l’occhio dell’intelletto, offuscato dall’amore proprio di sè, sopra queste cose transitorie che passano come il vento. Quivi non può cognoscere verità nè bontà veruna: altro che bugia non cognosce, perchè non ha lume. Chè veramente, se egli avesse lume, egli cognoscerebbe che di questo così fatto amore non ha nè trae altro che pena e morte eternale. Fagli gustare l’arra dell’inferno in questa vita:perchè è fatto incomportabile a sè medesimo colui che disordinatamente ama sè e le cose del mondo.

Oh cechità umana! Non vedi tu, disaventurato uomo, che tu credi amare cosa ferma e stabile, cosa dilettevole, buona e bella; e elle sono mutabili, somma miseria, laide, e senza alcuna bontà; non per le cose create, in loro, che tutte son create da Dio, che è sommamente buono, ma per l’affetto di colui, che disordinatamente le possiede. Quanto è mutabile la ricchezza e onore del mondo in colui che senza Dio le possiede, cioè senza il suo timore! che oggi è ricco e grande, e ora è povero. Quanto è laida la vita nostra corporale, che vivendo, da ogni parte del corpo nostro gittiamo puzza! Dirittamente un sacco pieno di sterco, cibo di vermi, cibo di morte. La nostra vita e la bellezza della gioventù passano via, come labellezza del fiore poi che é colto dalla pianta. Neuno è che possa rimediare a questa bellezza; conservare che non gli sia tolto quando piace al sommo giudice di cogliere questo fiore della vita col mezzo della morte: e neuno sa quando.

Oh misero, la tenebra dell’amore proprio non ti lassa cognoscere questa verità. Che se tu la cognoscessi, tu eleggeresti innanzi ogni pena, che guidare la vita tua a questo modo; porresti ad amare e desiderare Colui che è; gusteresti la verità sua con fermezza, e non ti moveresti come la foglia al vento; serviresti il tuo Creatore, e ogni cosa ameresti in lui, e senza lui nulla. Oh quanto sarà ripresa nell’ultima estremità, e con quanto rimproverio, questa cechità, in ogni creatura che ha in sè ragione, e molto maggiormente in quelli che Dio ha tratti dal loto del mondo, e posti nella maggiore cecellenzia che possono essere; d’esser fatti ministri del sangue dell’umile e immacolato Agnello! Oimè, oimè, a che v’ha fatti giungere il non avere seguitato in virtù la vostra eccellenzia! Voi fusle posti a nutricarvi al petto della santa Chiesa: come fiori, messi in questo giardino, acciocchè gittaste odore di virtù: foste posti per colonne a fortificare questa navicella, e il vicario di Cristo in terra:fuste posti come lucerna in sul candelabro per render lume a’ fedeli cristiani, e dilatare la fede. Voi sapete bene se avete fatto quello perchè fuste creati. Certo no, chè l’amore proprio non ve l’ha fatto cognoscere; chè in verità solo per fortificare e render lume e esemplo di buona e santa vita, voi foste messi in questo giardino. Che se voi l’aveste cognosciuta, l’areste amata, e vestitividi questa dolce verità. E dov’è la gratitudine vostra, la quale dovete avere a questa Sposa che v’ha nutricati al petto suo? Non ci veggo altro che ingratitudine: la quale ingratitudine disecca la fonte della pietà. Chi mi mostra che voi sete ingrati, villani, e mercennai? La persecuzione che voi, con gli altri insieme, avete fatta e fate a questa sposa, nel tempo che dovevate essere scudi, e resistere a colpi della eresia. Nella quale, sapete e cognoscete la verità, che papa Urbano VI è veramente papa, Sommo Pontefice, eletto con elezione ordinata, e non con timore, veramente più per spirazione divina, che per vostra industria umana. E così l’annunciaste a noi; quello che era la verità. Ora avete voltate le spalle, come vili e miserabili cavalieri: l’ombra vostra v’ha fatto paura. Partiti vi sete dalla verità che vi fortificava, e accostativi allabugia, che indebilisce l’anima e il corpo, privandovi della grazia spirituale e temporale. Chi ve n’è cagione? il veleno dell’amor proprio, che ha avvelenato il mondo. Egli è quello che voi, colonne, ha fatti peggio che paglia.Non fiori che gittate odore, ma puzza, che tutto il mondo avete appuzzato. Non lucerne poste in sul candelabro, acciocchè dilatiate la fede; ma, nascosto questo lume sotto lo staio della superbia, fatti non dilatatori, ma contaminatori della fede, gittate tenebre in voi e in altri.D’angeli terrestri, che dovreste essere posti per levarci dinanzi al dimonio infernale, e pigliare l’ufficio degli angeli reducendo le pecorelle all’obedienzia della santa Chiesa; e voi avete preso l’officio delle dimonia. Di quello male che avete in voi, di quello volete dare a noi, ritraendoci dall’obedienzia di Cristo in terra, e inducendoci all’obedienzia d’Anticristo, del membro del diavolo; e voi con lui insieme, mentre che starete in questa eresia.

Questa non è cechità d’ignoranzia, cioè, che venga per ignoranzia: non vi viene, che vi sia porto dalle creature una cosa, e sia un’altra. No: chè voi sapete quello che è la verità, e voi l’avete annunciata a noi, e non noi a voi. Oh come sete matti! che a noi deste la verità, e per voi volete gustare la bugia. Ora volete seducere questa verità, e farei vedere in contrario, dicendo che per paura eleggeste papa Urbano: la qual cosa non è; ma chi ‘l dice (parlando a voi non reverentemente, perchè vi sete privati della reverenzia) mente sopra il capo suo. Perocchè, quello che voi mostrate d’avere eletto per paura, apparve evidente a chiunque il volse vedere: ciò fu messere di Santo Pietro. Potreste dire a me: «Perchè non credimi: meglio sappiamo noi la verità, che lo eleggemmo, che voi». E io vi rispondo, che voi medesimi mi avete mostrato, che voi partite dalla verità, in molti modi; e che io non vi debbo credere che papa Urbano VI non sia vero papa. Se io mi volgo al principio della vita vostra, non vi cognosco di tanta buona e santa vita, che voi per coscienzia vi ritraeste dalla bugia. E chi mi mostra la vostra vita poco ordinata? il veleno della eresia. Se io mi volgo alla elezione ordinata per la bocca vostra; aviamo saputo che voi lo eleggeste canonicamente, e non per paura. Detto aviamo, che quello che mostraste per paura, fu messer di San Pietro. Chi mi mostra le elezione ordinata con che eleggeste messer Bartolomineo arcivescovo di Bari, il quale è oggi papa Urbano VI fatto in verità? nella solennità fatta della sua coronazione, ci è mostrata questa verità. Che la solennità sia fatta in verità, si mostra la reverenzia che gli faceste, e le grazie domandate alui, e voi averle usate in tutte quante le cose. Non potetedenegare questa verità, altro che con menzogne.

Ahi stolti, degni di mille morti! Come ciechi, non vedete il mal vostro; e venuti sete a tanta confusione, che voi stessi vi fate menzogneri e idolatri. Chè, eziandio se fusse vero (che non è, anche confesso, e non lo nego, che papa Urbano VI è vero papa), ma se fusse vero quello che dite, non areste voi mentito a noi, che cel diceste per sommo pontefice, come egli è? e non areste voi falsamente fattogli riverenzia, adorandolo in Cristo in terra? e non sareste voi stati simoniaci a procaccìare le grazie, e usarle illicitamente? Sì bene. Ora hanno fatto l’antipapa, e voi con loro insieme: quanto all’atto, e aspetto di fuora, avete mostrato così, sostenendo di ritrovarvi quivi quando li dimoni incarnati elessero il dimonio.

Voi mi potreste dire: «No, non eleggemmo». Non so che io mel creda. Perocchè non credo che voi aveste sostenuto di ritrovarvi quivi, se la vita ne fusse dovuta andare: almeno il tacere la verità, e non scoppiare (che questo non fusse giusta il vostro potere), mi fa inchinare a credere. Chè, poniamochè forse faceste meno male che gli altri nella intenzione vostra, voi faceste pur malecon gli altri insieme. E che posso dire? posso dire, che chi non è per la verità, è contro alla verità: chi non fu allora per Cristo in terra, papa Urbano VI, fu contra lui. E però vi dico che voi, con lui insieme, faceste male: e posso dire che sia eletto uno membro del diavolo; chè se fusse stato membro di Cristo, arebbe eletto innanzi la morte che consentito a tanto male: perocchè egli sa bene la verità, e non si può scusare per ignoranzia. Ora tutti questi difetti commettete e avete commesso in verso questo dimonio; cioè, di confessarlo per papa (e egli non è così la verità), e di fare la reverenzia a cui voi non dovete. Partiti vi sete della luce, e itine alle tenebre; dallaverità, e congiunti alla bugia. Da qualunque lato, io non ci trovo altro che bugie. Degni sete di supplicio: il qualesupplicio veramente io vi dico (e ne scarico la coscienzia mia), che se voi non ritornate all’obedienzia con vera umilità, verrà sopra di voi.

O miseria sopra miseria! e cechità sopra cechità, che non lassa vedere il male suo, nè danno dell’anima e del corpo! che se il vedeste, non vi sareste così di leggieri con timore servile partiti dalla verità, tutti passionati, come superbi, e persone abituate arbitrarie nelli piaceri e diletti umani. Non poteste sostenere non solamente la correzione di fatto attualmente; ma la parola aspra reprensibile, vi fece levare il capo. E questo è la cagione perchè vi sete mossi. E ci dichiara ben la verità: che, prima che Cristo in terra vi cominciasse a mordere, voi il confessaste e riveriste come vicario di Cristo ch’egli è. Ma L’ultimo frutto ch’uscito di voi, che germina morte, dimostra che arbori voi sete; e che ‘l vostro arbore è piantato nella terra della superbia, che esce dall’amor proprio di voi, il quale amore v’ha tolto il lume della ragione.

Oimè, non più così per amore di Dio! Pigliate lo scampo da umiliarvi sotto la potente mano di Dio, e all’obedienzia del vicario suo, mentre che avete il tempo; chè, passato il tempo, non c’è più rimedio. Ricognoscete le colpe vostre, acciocchè vi potiate umiliare, e cognoscere la infinita bontà di Dio, che non ha comandato alla terra che vi inghiottisca, nè agli animali che vi devorino; anzi v’ha dato il tempo acciocchè potiate correggere l’anìma vostra. Ma se voi none ‘l cognoscerete; quello che v’ha dato per grazia, vi tornerà a grande giudicio. Ma se vorrete tornare all’ovile, e pascervi in verità al petto della’ sposa di Ciristo; sarete ricevuti con misericordia da Cristo in cielo, e da Cristo in terra, non ostante lainiquità che avete commesso. Pregovi che non tardiate più, nè recalcitriate allo stimolo della coscienzia, che continuamente so che vi percuote. E non vi vinca tanto la confusione della mente, del male che avete fatto, che voi abbandoniate la salute vostra, e per tedio e disperazione, quasi non parendovi di potere trovare rimedio. Non si vuole fare così: ma, con fede viva, ferma speranza pigliate nel vostro Creatore, e con umilità tornate al giogo vostro; chè peggio sarebbe l’ultima offesa dell’ostinazione e disperazione, e più spiacevole a Dio e al mondo. Adunque levatevi su, col lume; chè senza il lume andereste in tenebre, siccome sete andati per infino a qui.

Considerando questo l’anima mia, che senza il lume non potiamo cognoscere nè amare la verità; dissi, e dico, ch’io desidero con grandissimo desiderio di vedervi levati dalle tenebre, e unirvi con la luce. A tutte le creature che hanno in loro ragione s’estende questo desiderio; ma molto maggiormente a voi tre, de’ quali io ho avuto massimo dolore, e ammirazione più del vostro dífetto, che di tutti gli altri che l’hanno commesso. Che se tutti si partivano dal padre loro, voi dovevate essere quelli figliuoli che fortificaste il padre, manifestando la verità. Non ostante che il padre non avesse con voi usato altro che rimproverio, non dovevate però essere guida, denegando la santità sua per ogni modo. Pure naturalmente parlando (chè, secondo virtù, tutti dobbiamo essere eguali), ma. parlando umanamente, Cristo in terra italiano, e voi Italiani, che non vi poteva muovere la passione della patria, come gli oltramontani: cagione non ci veggo, se non l’amore proprio. Atterratelo oggimai, e non aspettate il tempo (chè il tempo non aspetta voi) conculcando co’ piedi questo affetto, con odio del vizio e amore della virtù.

Tornate, tornate, e non aspettate la verga della Giustizia; perocchè dalle mani di Dio, non potiamo escire. Noi siamo nelle mani sue, o per giustizia o per misericordia: meglio è a noi di ricognoscere le colpe nostre, e staremo nelle mani della Misericordia; che di stare in colpa e nelle mani della Giustizia. Perchè le colpe nostre non passano impunite; e specialmente quelle che sono fatte contra alla santa Chiesa. Ma io mi voglio obbligare di portarvi dinanzi a Dio con lacrime e continua orazione, e con voi insieme portare la penitenzia, purchè vogliate ritornare al padre, che, come vero padre, v’aspetta con l’ale aperte della misericordia. Oimè, oimè, non la fuggite nè schifate; ma umilmente la ricevete, e non crediate a’ malvagi consiglieri, che v’hanno dato la morte. Oimè, fratelli dolci; dolci fratelli e padri mi sarete, in quanto v’accostiate alla verità. Non fate più resistenzia alle lacrime e a sudori che gittano li servi di Dio per voi, che dal capo a’ piedi ve ne lavereste. Che se voi le spregiaste, e l’ansietati dolci e dolorosi desiderii che per voisono offerti da loro, molta più dura reprensione ricevereste. Temete Dio, e il vero giudizio suo. Spero per la infinita sua bontà, che adempirà in voi il desiderio de’ servi suoi.

Non vi parrà duro se io vi pungo con le parole, che l’amore della salute vostra mha fatto scrivere; e più tostovi pungerci con voce viva, se Dio mel permettesse. Sia fatta la volontà sua. E anco meritate più tosto li fatti chele parole. Pono fine, e non dico più: che se io seguitasse la volontà, anco non mi resterei: tanto è piena di dolore e di tristizia l’anima mia, di vedere tanta cechità in quelli che sono posti per lume, non come agnelli che si pascono del cibo dell’onore di Dio e salute dell’anime e reformazione della santa Chiesa, ma come ladri, involano quello onore che debbono dare a Dio, e dannolo a loro medesimi; e, come lupi, divorano le pecorelle: sì che io ho grande amaritudine. Pregovi per amore di quello prezioso sangue sparto con tanto fuoco d’amore per voi, che diate refrigerio all’anima mia, che cerca la salute vostra. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio: bagnatevi nel sangue dell’Agnello immacolato, dove perderete ogni timore servile; e, col lume, rimarrete nel timore santo.

Gesù dolce, Gesù amore.

Lettera CCCXII – Alla Reina di Napoli

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissima madre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi con vero e perfettissimo lume, acciò che in tutte le vostre operazioni riceviate lume: il quale lume è una vita di Grazia; perchè tutte le operazioni che sono fatte con lume di timore di Dio, danno vita. Ma senza questo lume sono fatte tutte in morte; andiamo per la tenebra in tanta ígnoranzia e cecità, che la verità discerniamo in bugia, e la bugia in verità, la luce in tenebre, e la tenebra in luce. Da questoprocede che il gusto dell’anima è infermato, che subito le cose buone gli paiono cattive, e le cattive gli paiono buone. Perduto ha il cognoscimento di sè, che non cognosce il male suo. Questo gli addiviene per la privazione del lume. Oimè, oimè, carissima madre, tutto questo procede dalla nuvola dell’amore proprio, che offusca l’occhio dell’intelletto nostro, che non ci lassa discernere la verità; facci debili e volubili, che ci volliamo comela foglia al vento. é uno veleno che attossica l’anima: e non attossica nè avvelena sè senza altrui; perocchè, subito che noi siamo privati della carità, noi non rendiamo la benevolenzia e dilezione al prossimo nostro, trapassiamo l’obedienzia della santa Chiesa.

Ma attendete, che questo veleno alcuni danno a loro medesimi e nel prossimo, non attualmente ma mentalmente, non rendendogli il debito della dilezione, come detto è; ma alcuni altri sono, che tolgono non solamente la dilezione mentale; ma egli s’ingegnano di tórre attualmente; e di quello veleno che hanno preso in loro, di quello danno altrui. Oimè! questi pigliano l’officio delle dimonia; chè non basta a loro d’esser privati di Dio, che è somma ed eterna luce, ma essi studiano giusta il loro potere di privare ancora noi. é vero che la crea- tura che ha in sè ragione, non debbe essere stolta nè matta a consentire alla volontà del dimonio. Parmi che oggi abbondino in tutto il mondo, e singolarmente nel corpo mistico della santa Chiesa, questi che hanno preso così fatto officio; e’ quali non si debbono chiamare nè uomini nè clerici, ma dimoni incarnati, privati del lume della verità, ricoperti della bugia dell’amor proprio di loro medesimi; il quale amor proprio detto aviamo che è un veleno che attossica l’anima. Veramente bene è veleno. Aprite l’occhio dell’intelletto; e se non ci sarà la nuvoladella propria passione e piacimento delle creature, cognoscerete che quelli che sono posti per colonne nella santa Chiesa, hanno seminato tanto pessimamente il veleno dell’eresia, che attossica loro e chi a loro s’appressa.

O uomini, non uomini, ma più tosto dimoni visibili, come v’accieca tanto il disordinato amore che avete posto al fradiciume del corpo vostro e alle delizie e stati delmondo, che, volendo il vicario di Cristo correggere la vita vostra, e volendo che fussi fiori odoriferi del giardino della santa Chiesa, eletto da voi con elezione ordinata; ora gettate il veleno; e dite che non è vero papa, dicendo che per timore il faceste, e per paura della furia del popolo. La qual cosa non è la verità: e se fusse stato, degni eravate della morte, chè voi eleggeste il papa con timore degli uomini e non con timore di Dio. Ma questo non potete voi dire. Dire sì, ma non provare: perocchè quello che voi faceste con timore per placare il popolo, apparve evidente a ogni persona quando diceste, ponendo il manto di santo Pietro a missere di Santo Pietro, che voi l’avevate eletto papa. Questo si vide che non era la verità; e trovossi, come si vide cessata poi la furia; e così confessò egli, e voi, che non era papa, ma papa era eletto misser Bartolomeo arcivescovo di Bari. E chi vi mosse, se egli non era papa, di eleggerlo poi da capo con elezione ordinata senza violenzia veruna, coronato con tanta solennità, con tutto quell’ordine che si richiede a questo misterio, cosi come fusse eletto mai veruno altro suo antecessore? Non so chi vi muove a pubblicarlo in contrario. L’amore proprio che non può sostenere la correzione. Chè, innanzi ch’egli cominciasse a mordervi di parole, a voler trarre le spine dal dolce giardino; confessaste, e annunziastelo a noi pecorelle, che papa Urbano VI era vero papa. E così confesso, e non lo niego, che egli è vicario di Cristo, il quale tiene le chiavi del sanguein verità: la quale verità dalli bugiardi e iniqui uomini del mondo non sarà confusa: perocchè la verità è quella cosa che ci libera. O miserabili, voi non vedete in quello che voi sete caduti, perchè sete privati del lume. E non sapete voi che la navicella della santa Chiesa, e’ venti contrari la fanno un poco andare a vela; ma ella non perisce, nè chi s’appoggia a lei? Volendovi voi inalzare, voisete immersi; volendo vivere, voi cadete nella più perversa morte che cadere possiate; volendo possedere le ricchezze, voi diventate mendici e cadete in somma miseria; volendo tenere lo stato, voi il perdete: fatti sete crudeli a voi medesimi. Ecco! poichè il veleno pigliate per voi, e perchè ‘l date in altrui? O non avete voi pietà di tante pecorelle, che per questo si partono dall’ovile ? Voi sete posti per dilatare la fede, e voi la spegnete, contaminando, con le scisme che per voi si levano; sete posti per lucerne poste in sul candelabro per alluminare e’ tenebrosi; e voi sete quelli che nella luce gettate la tenebra. Di tutti questi e altri infiniti mali voi sete e saretecagione, se altro modo non mutate; e voi per divino giudizio ne rimarrete distrutti l’anima e ‘l corpo. E non pensate che Dio la risparmi, nè gli sia meno grave per la dignità del cappello, nè per le prelazioni: ma molto più miserabilmente ne sarete puniti; siccome il figliuolo che offende la madre è degno di maggiore punizione, perchè commette maggior colpa che offendendo un’altra persona. Questo vuole la divina giustizia: che chi più offende, più sia punito. Oimè, non più così per l’amore di Dio! tornate un poco a voi, traetene il veleno dell’amor proprio, acciocchè cognosciate la verità, e siate amatori della verità. Non aspettate il bastone: chè duro vi sarà ricalcitrare a Dio.

Bene è adunque, carissima madre, vero (carissima, dico, in quanto voi siete serva fedele, siccome per antico tempo sete stata, della santa Chiesa; chè sapete che sete nutricata alle mammelle sue), dicevo, che era la verità che questi avevano preso l’officio delle dimonia. E, secondo che intendo, mi pare che di quello ch’egli hanno in loro, lo vogliano dare a voi: pervertire voi, figliuola dell’obbedienzia e riverenzia, dal padre vostro Urbano VI, il quale è veramente Cristo in terra; e ogni altro che venisse mentre ch’e’ vive, non è papa, ma è peggio che Anticristo. E se voi vi scostate da questa verità, la qualeè tanto evidente, confessata da quelli che lo elessero, e’ quali per propria passione dinegano che non è la verità (se non era non dovevano chiedergli le grazie e usarle; chè dovevano ben vedere che non le poteva dare; ma perchè egli era, però le chieseno, e hannole usate); e se voi terrete il contrario, sarete come cieca, e averete la condizione di quelli che di sopra dicemmo che erano privati del lume. La luce pervertirete in tenebre, tenendo che papa Urbano VI, che in verità è una luce, non sia vero Cristo in terra, ministratore del sangue di Cristo in cielo. Faretene tenebre; non che in sè questa luce possa essere oscurata, ma darà tenebre nella mente e nell’anima vostra. E la tenebra vorrete pervertire in luce; e non si potrà con tutte le forze vostre. Potrà bene con un poco di nuvolo essere ricoperta; il qual nuvolo caderà a malgrado di chi vuole il contrario. Allora fareste della tenebra luce, quando deste aiuto o vigore, che gl’iniqui uomini (parlando non in dispregio della dignità loro, ma de’ vizi e malizia loro) che egli facesseno un altro papa; o, essendo fatto (secondo che si dice che egli è fatto col braccio vostro), teneste che egli fusse papa. Questa tenebra, della quale vorresti far luce, vi tornerebbe a ruinacon loro insieme; perocchè voi sapete, che Dio non lassa passare impunite le colpe commesse, massimamente quelle che sono fatte alla santa Chiesa.

Onde, non vogliate aspettare il divino giudizio; ma innanzi eleggere la morte, che fare contro a lei. Che se la persona non vuole sovvenire alla sua necessità (che vi sarà richiesto da Dio, se voi none il farete); almeno non debbe fare contro a lei, ma starvi di mezzo, tanto che quella verità la quale a voi non fusse ben chiara, ella vi fusse manifesta e dichiarata nella mente vostra. Facendolo, dimostrerete d’aver lume, ed avere perduta la condizione della femmina, e esser fatta uomo virile. E se semplicemente con poco lume andate per altra via, voi dimostrerete d’essere femmina con poca stabilità; diventerete debile, perchè sarete dilungata dal vostro capo, Cristo in cielo, e Cristo in terra, che vi fortifica. Avereteguasto il gusto, siccome inferma; che la dottrina buona vi saprà di cattivo, e la cattiva vi saprà di buono: cioè, che la buona vita e dottrina che vuol dare il vicario di Cristo a quelli che si pascono al petto della sua sposa, mostrerete che in effetto in verità non vi paia buona: che se ella vi paresse buona, vi conformereste con lui, e non ve ne partireste. E l’iniquità, dottrina e costumi degl’iniqui amatori di loro medesimi, dimostrerete che ella vi piaccia: che se ella non vi piacesse, non vi accostereste aloro, dando loro aiuto e favore; anco, ve ne partireste. Accosterestevi alla verità, e scosterestevi dalla bugia. Altrimenti, pigliereste quel medesimo officio c’hanno elli. Chè non basterebbe il male vostro e il veleno che fusse caduto dentro nell’anima; che anco ne dareste altrui, comandando a’ sudditi vostri che tenessero quello che tenessi voi.

Tutti questi mali e molti inconvenienti vi verrebbero, o vi sono venuti, se fuste, o sete, privata del lume. Avendo il lume, in tutte queste tenebre non cadereste. E però vi dissi che io desideravo di vedervi alluminata di vero e perfettissimo lume. Se voi averete questo lume, alli fruttiche in questo tempo usciranno di voi, me n’avvedrò. Che se v’accosterete con debita riverenzia al padre vostro, cioè a papa Urbano VI, mostrerete frutto di vita: e allora sarà beata l’anima mia, vedendo in voi il frutto della vera obedienzia, onde traete la vita della Grazia. E se vi discostasti, e accostastivi all’opinione di chi tiene ilcontrario contra la coscienzia loro falsamente; gittereste frutto di morte, d’una disobbedienzia che genera morte eternale. Se la vita vostra dentro vi finisce; allora avereipena e dolore intollerabile per la dannazione e pena vostra, la quale pena séguita dopo la colpa: perchè teneramente amo la vostra salute. E perchè io v’amo, mi sono mossa dall’affamato desiderio della vostra salute dell’anima e del corpo a scrivere a voi; acciocchè, se caduta sete in questa tenebra, voi aviate materia d’uscire; ese voi non ci sete, perchè voi eleggiate innanzi la morte che caderci mai.

Ho scaricata la coscienzia mia. Sono certa che Dio v’ha dato tanto cognoscimento e senno, che, se voi vorrete, cognoscerete la verità, cognoscendola l’amerete; e amandola, non sarà offesa da voi mai. Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso; e quivi si consumi ogni amore proprio e piacere umano. Dilettatevi solo di piacere a Dio, e non alle creature fuori della sua volontà. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Perdonatemi se io v’avessi gravata troppo di parole; ma l’amore della vostra salute, e il dolore cordiale diquello che io sento e veggo nella santa Chiesa, me ne scusi. Che se io potessi, a chi tanta eresia semina nel corpo mistico della santa Chiesa e nel corpo universale della religione cristiana, farei più tosto di fatti che di parole. Aiuterommi coll’arme dell’orazioni. Le quali orazioni, non la mia, che è debile per lo mio difetto, ma quelle degli altri servi di Dio sono forti; che le iniquitàdegli uomini del mondo non possono contro la forza sua, che è si forte che non tanto che gli uomini vinca, ma ella lega le mani della divina giustizia, placando l’ira di Dio, e chinandolo a fare misericordia al mondo. Con questo ci difenderemo, e chiederemo l’adiutorio suo; pregheremo che rompa il cuore di Faraone, e ammòlligli, ch’essi correggano la vita loro, e diano esempio di santa e onesta vita, e di vera e perfetta obbedienzia.

Gesù dolce, Gesù amore.

Lettera CCCXIII – Al Conte di Fondi

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo padre e fratello in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi vero lavoratore della vigna dell’anima vostra, acciocchè rapportiate il molto frutto al tempo della ricolta, cioè nel tempo della morte, nel quale ogni colpa è punita, e ogni bene è rimunerato. Sapete che la Verità eterna creo noi all’imagine e similitudine sua: di noi fece il suo tempio dove egli vuole abitare per Grazia, se piace al lavoratore di questa vigna di lavorarla bene e drittamente. Che s’ella non fusse lavorata, ma abondasse di spine e di pruni; già non sarebbe da abitarvi. Or vediamo, carissimo padre, che lavoratore ci ha posto questo maestro. Hacci posto il libero arbitrio, in cui è commessa tutta la governazione. Écci la porta della volontà: che neuno è che la possa aprire o serrare, se non quanto il libero arbitrio vuole. Hacci posto il lume dell’intelletto, per cognoscere gli amici e i nemici, che volessero entrare e passare per la porta: alla qual porta è posto il cane della coscienzia, che abbaia quando gli sente apparire, se egli è desto e non dorma. Questo lume ha discerto e veduto il frutto: traendone la terra, acciò che ‘l frutto rimanga netto; mettelo nella memoria, la quale è un granaio, ritenendovi il ricordamento de’ beneficii di Dio. Nel mezzo della vigna-ha posto il vassello del cuore, pieno di sangue. per inaffiare con esso le piante, acciocchè non si secchino. Or cosi dolcemente è creata e ordinata questa vigna; la quale, anco dicemmo che era tempio di Dio, dove esso abita per Grazia. Ma io m’avveggo che ‘l veleno dell’amor proprio e del perverso sdegno ha avvelenato e corrotto questo lavoratore, intanto che la vigna nostra è tutta insalvatichita; o egli ci è frutto che ci dà frutto di morte, o egli ci sono salvatichi e acerbi, perocchè i seminatori rei delle dimonia visibili e invisibili passarono per la porta della volontà: gl’invisibili per la porta delle molte cogitazioni e varie; e li visibili con laidi e malvagi onsigli, sottraendoci con parole finte e, doppie e piacentieri, e con malvagi costumi, dalla verità. Di quello seme che essi hanno in loro, di quello porgono a noi. Seminandolo col libero arbitrio, nacquene frutto di morte, cioè di molti peccati mortali. Oh quanto è laida quella misera vigna a vedere! Che di vigna, è fatta bosco, con le, spine della superbia e dell’avarizia, e co’ pruni dell’ira e dell’impazienzia e disobedenzia, piena d’erbe velenose. Di giardino è fatta stalla, dilettandoci noi di stare nella stalla dell’immondizia. Questo nostro giardino non è chiuso, ma è aperto: e però i nemici de’ vizii e delle dimonia v’entrano come in loro abitazione. La fonte è risecca; ch’è la Grazia la quale trassimo del santo battesimo in virtù del sangue; il qual sangue bagnava, essendone pieno il cuore per affetto d’amore. Il lume dell’intelletto non vede altro che tenebre, perchè privato del lume della santissima fede; non vede nè cognosce altro che amore sensitivo. Di questo empie la memoria; onde altro ricordamento non ha, nè può avere, mentre che sta cosi, se non di miseria, con disordinati appetiti e desiderii.

Hacci posto una vigna appresso, questa dolce Verità eterna; cioè il prossimo nostro: la quale è unita tanto insieme, che utilità non potiamo fare alla nostra, che non sia fatta anco alla sua. Anco, ci è comandamento che noi la governiamo come la nostra, quando ci è detto: «Ama Dio sopra tutte le cose, e il prossimo come te medesimo».

Oh quanto è crudele questo lavoratore che sì male ha governata la vigna sua, senza nessuno frutto, se non d’alcuno atto di virtù, il quale è si acerbo, che neuno è che ne possa mangiare! Ciò sono le operazioni buone fatte fuore della carità. Oh quanto è misera quell’anima che nel tempo della morte, il quale è un tempo di ricolta, ella si truova senza veruno frutto! La prova le fa cognoscere la morte sua; e nella morte cognosce il suo male; e però va cercando allora d’avere il tempo per poterla governare, e non ha il modo. Lo ignorante uomo credeva poter tenere il tempo a suo modo; ed egli non è così.

Adunque è da levarsi nel tempo presente che ci è prestato per misericordia, O carissimo padre, vogliate cognoscere in che stato trovate e vedete la vigna vostra. Dogliomi infino alla morte che il tiranno del libero arbitrio v’ha fatto di giardino che gettava esempio di virtù e di verità e lume di fede ora l’ha pervertito di giardino in bosco. E che frutto di vita può fare, essendo voi tagliato dalla verità, e fattone perseguitatore, e dilatare la bugia; trattane la fede, messavi la infedeltà? E perchè vi fate male di morte? Per l’amore che avete alla propria sensualità, e per sdegno conceputo contro il Capo vostro. E non vediamo noi che ‘l sommo Giudice non dorme sopra di noi? Come potete voi fare quello che non dovete fare, contra il capo vostro? Come se verità fosse che Papa Urbano VI non fosse veramente papa! Conciosiacosachè nel segreto del cuore voi teniate quello che è, cioè che egli è sommo e vero pontefice: e chi altro dice, è eretico reprovato da Dio, non fedele nè cattolico uomo, ma Cristiano rinegato, che niega la fede sua. Questa doviamo tenere, che è il papa eletto con elezione ordinata, e vicario di Cristo in terra; e lui doviamo obedire infino alla morte. E eziandio se a noi fosse padre crudele in tanto che ci cacciasse con rimproverio dall’un capo del mondo all’altro con ogni tormento, non doviamo però scordarci, nè perseguitare questa verità.

E se voi mi diceste: «A me è stato riporto il contrario, che papa Urbano VI non sia in verità sommo pontefice»; io vi risponderei, che io so che Dio vi ha dato tanto lume che, se voi non vel tollete con la tenebra dell’ira e dello sdegno voi cognoscerete che chi ‘l dice, mènte sopra ‘l capo suo, e sè medesimi si fanno menzogneri, ritrattando quella verità che hanno porta a noi, e porgonla in bugia. Ben so che cognoscete chi li ha mossi quelli che tenevano luogo di verità, posti per dilatare la fede: ora hanno contaminata la fede e dinegata la verità; levata tanta scisma nella santa Chiesa, che degni sono di mille morti. Troverete che non gli ha mossi altro che quella passione che ha mosso voi medesimo, cioè l’amore proprio, che non potè sostenere la parola, nè reprensione aspra, nè la privazione della terra, ma concepette sdegno, e parturì il figliuolo dell’ira. Per questo si privano del bene del cielo, essi, e chiunque fa contra questa verità. Le ragioni che si possono vedere a manifestazione di questa verità sono sì piane e sì chiare e sì manifeste, che ogni persona bene idiota le può intendere e vedere; e però non mi distendo a narrarle a voi, che so che sete di buon cognoscimento; e cognoscete la verità di quello che è. E cosi la teneste, confessaste, e faceste riverenzia.

Increscemi che io veda tanto insalvatichita l’anima vostra, che faccia contra questa verità. Come il pate la coscienzia vostra, che voi, il quale sete stato figliuolo obediente e sovvenitore della santa Chiesa, ora abbiate ricevuto siffatto seme che non produce altro che frutto di morte? E non tanto che dia morte a voi; ma pensate a quanti sete cagione, dell’anima e del corpo; de’ quali vi converrà render ragione dinanzi al sommo Giudice. Non più cosi, per l’amore di Dio! Umana cosa è il peccare, ma la perseveranzia nel peccato è cosa di dimonio. Tornate a voi medesimo, ricognoscete ‘l danno dell’anima e del corpo: chè la colpa non passa impunita, massimamente quella che è fatta contra la santa Chiesa. Questo sempre s’è veduto. Però vi prego, per amore del sangue che con tanto fuoco d’amore fu sparso per voi, che umilmente torniate al padre vostro, che vi aspetta con le braccia aperte, con gran benignità, per fare misericordia a voi e a chiunque la vorrà ricevere.

Levisi la ragione col libero arbitrio, e cominciamo a rivoltare la terra di questo disordinato e perverso amore: cioè, che l’affetto, che è tutto terreno e d’altro che di cose transitorie non si vuole nutricare (le quali passano tutte come ‘l vento, senz’alcuna fermezza o stabilità) diventi celestiale, cercando i beni del cielo, quali sono fermi e stabili che in sè non hanno alcuna mutazione. Apriamo la porta della volontà a ricevere il seminatore vero, Cristo dolce Gesù crocifisso; il quale porge nella mano del libero arbitrio il seme della dottrina sua, il quale seme produce i frutti delle vere e reali virtù. Le quali virtù, col lume, il libero arbitrio ha scelte dalla terra: cioè che le virtù non le ha seminate nè ricolte in sè per veruno terreno amore o piacere umano, ma con odio e dispiacimento di sè medesimo: nè le ha gettate fuore; e il frutto è riposto nella memoria; per ricordamento delli beneficii di Dio, ricognoscendo d’averli da lui, e non per sua propria virtù. Che arbore ci pone? L’arbore della perfettissima carità: che la cima sua s’unisce col cielo (cioè nell’abisso della carità di Dio): i rami suoi tengono per tutta la vigna: onde mantengono in freschezza li frutti; perchè tutte le virtù procedono e hanno vita dalla carità. Di che s’inaffia? non d’acqua ma di sangue prezioso sparso con tanto fuoco d’amore, il quale sangue sta nel vasello del cuore, come detto è. E non tanto che egli ne inaffi questa vigna dolce e dilettevole giardino; ma egli ne dà bere al cane della coscienzia abondantemente, acciocchè, fortificato, facci buona guardia alla porta della volontà, acciò che niuno passi che esso none li faccia sentire, destando col grido suo la ragione; e la ragione col lume dell’intelletto ragguardi se sono amici o nimici. Se sono amici che ci siano mandati dalla clemenzia dello Spirito Santo (ciò sono i santi e buoni pensieri, schietti consigli, e perfette operazioni), siano ricevuti dal libero arbitrio, disserrando la porta con la chiave dell’amore. E se sono nemici di perverse cogitazioni, li cacci con la verga dell’odio, con grandissimo rimproverio: noia si lassino passare, se non sieno corrette; serrando la porta della volontà, che non consenta a loro.

Allora Dio, vedendo che il lavoratore del libero arbitrio, il quale egli mise nella vigna sua, ha ben lavorato in sè e in quella del prossimo suo, sovvenendolo in ciò che gli è stato possibile per dilezione ed affetto di carità; egli si riposa dentro in quell’anima per Grazia. Non, che per nostro bene a lui cresca riposo, peró che non ha bisogno di noi; ma la Grazia sua si riposa in noi: la quale Grazia ci dà vita, e rivesteci, ricoprendo la nostra nudità. Dacci il lume; e sazia l’affetto dell’anima: e, saziata, rimane affamata. Dálle ‘l cibo, ponendola a mangiare alla mensa della santissima croce; nella bocca del santo desiderio dà il latte della divina dolcezza; pigliando con essa la mirra dell’amaritudine dell’offesa di Dio e dell’amaritudine della croce, cioè delle pene che il Figliuolo di Dio portò; dálle incenso d’umili, continue e fedeli orazioni, le quali offra molto festinamente per onore di Dio, e salute dell’anime. Oh quanto è beata quest’animal Veramente ella gusta vita eterna. Ma noi, ingrati, non ci curiamo di questa beatitudine: che se noi ce ne curassimo, eleggeremmo innanzi la morte, che di volere perdere tanto bene. Leviamo questa ignoranzia con ogni verità: cercandola in verità, andaremo colà dove Dio l’ha posta. Che se noi la cercassimo altrove, già non la troveremmo. Detto abbiamo come noi siamo vigna, e come ella è adornata, e come Dio vuole che ella sia lavorata. Ora dove ci ha posti? Nella vigna della santa Chiesa. Ine ha posto il lavoratore, cioè Cristo in terra, il quale ci ha amministrare il sangue; col coltello della penitenzia, la quale riceviamo nella santa confessione, taglia il vizio dell’anima, nutricandola al petto suo, legandola col legame della santa obedienzia. E senza questa vigna, la nostra sarebbe ruinata. La grandine le torrebbe ogni frutto, se ella non fosse legata in questa obedienzia.

Adunque vi prego, che umilmente con grande sollecitudine torniate a questo giogo. Cercate il lavoratore e la vigna dell’anima vostra nella vigna della santa Chiesa: altramente, sareste privato d’ogni bene, e cadereste in ogni male. Ora è il tempo. Per l’amore di Dio, escite di tanto errore; chè, passato il tempo, non c’è più rimedio. Tosto ne viene la morte, che noi non ce n’avvediamo; e si ci ritroviamo nelle mani del sommo Giudice. Duro ci è ricalcitrare a lui. Son certa che, se sarete vero lavoratore della vigna vostra, voi non indugerete più a tornare; ma con grande umiltà ricognoscerete le colpe vostre dell’offesa di Dio, chiederete di grazia al padre che vi rimetta nell’ovile suo. Altramente, no. E però vi dissi ch’io desiderava di vedervi vero lavoratore nella vigna dell’anima vostra: e così vi prego strettamente quanto so e posso. Ragguardate che l’occhio di Dio è sopra di voi. Non aspettiamo il suo flagello: chè egli vede lo intrinseco del cuore Nostro.

Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Perdonatemi, se troppo v’ho gravato di parole: chè l’amore ch’io ho alla salute vostra, e il dolore di vedervi offendere Dio e l’anima vostra, n’è cagione; e non ho potuto tacere ch’io non vi dica la verità.

Gesù dolce, Gesù amore.

Lettera CCCXLVI – Ad Urbano VI

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Santissimo e dolcissimo padre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedere tolta da voi ogni amaritudine e pena affliggitiva che affliggesse l’anima vostra; e, tolta la cagione d’ogni vostra pena, sola rimanga in voi quella dolce pena che ingrassa e fortifica l’anima, perchè procede dal fuoco della divina carità: cioè di dolerci e pigliare amaritudine solo delle colpe nostre, e del disonore di Dio che si fa nel corpo universale della religione cristiana e nel corpo della santa Chiesa; e della dannazione dell’anime degl’Infedeli, le quali sono ricomperate dal sangue di Cristo, come noi (del quale sangue, santissimo Padre, voi tenete le chiavi), e veggonsi queste anime nelle mani delle dimonia. Questa è quella pena che notrica l’anima nell’onore di Dio, e pascela, in su la mensa della santissima croce, del cibo dell’anime; e la fortifica, perchè ha tolta da sè la debilezza dell’amore proprio, il quale dà amaritudine che affligge e disecca l’anima, perchè l’ha privata della carità, ed è incomportabile a sè medesima. Ma quegli, che ha in sè questa dolce amaritudine, caccia l’amaro, perchè non cerca sè per sè, ma sè per Dio, e la creatura per Dio, e non per propria utilità e diletto; e cerca Dio per la infinita bontà sua, che è degno d’essere amato da noi, e perchè per debito il dobbiamo amare. E d’onde è venuta l’anima a questa dolce perfezione? col lume: perchè dinanzi all’occhio dell’intelletto si pose per obietto la verità di Cristo crocifisso, gustando per affetto d’amore la dottrina sua; e però se ne vestì, seguitandolo in cercare solo l’onore di Dio e salute dell’anime: siccome fece essa Verità, che per onore del padre e salute nostra corse all’obbroriosa morte della santissima croce, con vera umilità e pazienzia, in tanto che non fu udito lo grido suo per mormorazione; e col molto sostenere rendè la vita al figliuolo morto dell’umana generazione. Pare, santissimo Padre, che questa Verità eterna voglia fare di voi un altro lui; e sì perchè sete vicario suo Cristo in terra, e sì perchè nell’amaritudine e nel sostenere vuole che reformiate la dolce Sposa sua e vostra, che tanto tempo è stata tutta impallidita. Non, che in sè possa ella ricevere alcuna lesione nè essere privata del fuoco della divina carità; ma in coloro che si pascevano e pascono al petto suo, che per li difetti loro l’hanno mostrata pallida e inferma, succhiatole il sangue d’addosso con l’amore proprio di loro. Ora è venuto il tempo che egli vuole che per voi, suo istrumento, sostenendo le molte pene e persecuzione, ella sia tutta rinovata. Di questa pena e tribolazione ella n’escirà come fanciulla purissima, tagliatone ogni vecchio e rinovellato nell’uomo nuovo. Dilettiamoci adunque in questa dolce amaritudine, dopo la quale sèguita conforto di molta dolcezza. Siatemi uno arbore d’amore, innestato nell’arbore della vita, Cristo dolce Gesù. Di questo arbore nasca il fiore di concipere nell’affetto vostro le virtù e il frutto, partorendolo nella fame dell’onore di Dio e salute delle vostre pecorelle. Il quale frutto nel suo principio pare che sia amaro, pigliandolo con la bocca del santo desiderio; ma come l’anima ha deliberato in sè di volere sostenere infino alla morte per Cristo crocifisso e per amore della virtù, così diventa dolce. Siccome alcuna volta io ho veduto che la melarancia, che in sè pare amara e forte, trattone quello che v’è dentro, e mettendola in mollo, l’acqua ne trae l’amaro; poi si riempie con cose confortative, e di fuore si copre d’oro. E dove n’è ito quello amaro che nel suo principio con fadiga se la poneva l’uomo a bocca? Nell’acqua e nel fuoco. Così, santissimo Padre, l’anima che concipe amore alla virtù, nel primo entrare gli pare amaro, perchè è anco imperfetta; ma vuolsi ponere il rimedio del sangue di Cristo crocifisso, il quale sangue dà un’acqua di Grazia, che ne trae ogni amaritudine della propria sensualità; amaritudine dico affliggitiva, come detto è. E perchè sangue non è senza fuoco, perocchè fu sparto con fuoco d’amore; puossi dire (e così è la verità) che il fuoco e l’acqua ne tragga l’amaro, vuotatosi di quella che prima v’era, cioè dell’amore proprio di sè: poi l’ha riempito d’uno conforto di fortezza con vera perseveranzia, e con una pazienzia intrisa con mèle di profonda umilità, serrato nel cognoscimento di sè; perchè nel tempo dell’amaritudine l’anima meglio conosce sè e la bontà del suo Creatore. Pieno e richiuso questo frutto, apparisce l’oro di fuora, che tiene fasciato ciò che v’è dentro. Questo è l’oro della purità, col lustro dell’affocata carità, il quale esce di fuora manifestandosi in utilità del prossimo suo con vera pazienzia, portando costantemente con mansuetudine cordiale; gustando solo quella dolce amaritudine che doviamo avere, di dolerci dell’offesa di Dio e danno dell’anime. Or così dolcemente, santissimo Padre, produceremo frutto senza la perversa amaritudine; e da questo averemo che si leverà via l’amaritudine che oggi aviamo nelli cuori nostri e nelle menti, del caso occorso per li malvagi e iniqui uomini amatori di loro medesimi, e’ quali danno a voi e a’ vostri figliuoli pena per l’offesa che se ne fa a Dio. Spero nella bontà del dolce Creatore nostro, che ci leverà la cagione di questa pena, dando lume, o confondendo quelli che ne sono cagione. E la S. V., e noi matureremo li frutti delle virtù nella memoria del sangue di Cristo crocifisso, con vera umilità, come detto è; cognoscendo noi non essere, ma l’essere e ogni grazia posta sopra l’essere avere da lui. Così compirete in voi la volontà di Dio, e il desiderio dell’anima mia. Confortatevi, dolcissimo Padre, con vera umilità, senza alcuno timore; chè per Cristo crocifisso ogni cosa potrete; in cui è posta, e si fermi continuamente, la nostra speranza. Non dico più. Perdonate a me la mia grande presunzione. Umilmente v’addimando la vostra benedizione. Permanete nella dolce e santa dilezione di Dio.

Gesù dolce, Gesù amore.

Lettera CCCXLVII – Al Conte Alberico da Balbiano capitano generale della compagnia di San Giorgio e altri caporali

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo fratello in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi, voi e tutta l’altra vostra compagnia, fedeli alla santa madre Chiesa, e alla santità di papa Urbano VI sommo e vero pontefice, combattere tutti realmente e fedelmente per la verità, acciocchè riceviate il frutto delle vostre fadighe. Quale è quella cosa che ci dona questo frutto, e che ce lo toglie? Dicovelo: il lume della santissima fede; col quale lume vediamo la dignità e bontà di Colui a cui noi serviamo, e fa cognoscere il frutto che ne sèguita; cognoscendolo, lo ama: e così questo lume, onde che è venuto il cognoscimento, cresce e nutrica l’amore verso l’operazione, ch’egli ha presa a fare, e in colui cui egli ha preso a servire. Quale è quel Signore per cui sete entrati nel campo della battaglia. é Cristo crocifisso che è somma e eterna Bontà. La dignità sua, neuno è che la possa estimare; solo esso medesimo la stima. Egli è un signore tanto fedele che, volendo che l’uomo fosse atto e disposto a ricevere il frutto d’ogni sua fadiga colà dov’egli il voglia ricevere, corse, come innamorato, all’obrobriosa morte della santissima croce; e con tanta pena e tormento ci donò l’abondanzia del sangue suo. O fratello e figliuoli carissimi, voi sete cavalieri entrati nel campo per dar la vita per amore della vita, e dare il sangue per amore del sangue di Cristo crocifisso. Ora è il tempo de’ martiri novelli. Voi siete i primi che avete dato il sangue. Quanto è il frutto che voi ne riceverete? é vita eterna: che è un frutto infinito. E che sono tutte queste fadighe a rispetto di quello sommo bene? Sono non covelle. Così dice san Paolo: «Non sono condegne le passioni di questa vita a quella futura gloria che ci è apparecchiata nell’altra vita.». Sicchè, grande è ‘l frutto. In questo non ci si può altro che guadagnare, o viva o muoia. Se morite, guadagnate vita eterna, e siete posti in luogo sicuro e stabile; e se campate, avete fatto sagrificio di voi a Dio volontariamente, e la sostanzia potrete tenere con buona coscienzia. Se col lume della santissima fede ragguarderete questa dignità, sarete tutti confortati e fedeli a Cristo crocifisso, e alla santa Chiesa; però che, servendo alla Chiesa e al vicario di Cristo, servite a lui. E però vi dissi, che il Signore a cui voi servite, è Cristo crocifisso. Volete voi essere ben forti, che ognuno varrà per molti? Ponetevi innanzi all’occhio dell’intelletto vostro il sangue del dolce e buono Gesù, umile Agnello; e la fede nostra, la quale vedete contaminata per gl’iniqui uomini amatori di loro medesimi, i quali sono membri del dimonio, negando quella verità che essi medesimi hanno data a noi, dicendo che papa Urbano VI non sia vero papa. E essi non dicono la verità; ma mentono sopra il capo loro, come menzogneri: chè egli è papa in verità, in cui sono commesse le chiavi del sangue. Ben potete confortarvi, perchè combattete per la verità; la quale verità è la fede nostra. Non dubitate di covelle; chè la verità è quella cosa che ci libera. E acciocchè meglio chiamassimo l’adiutorio divino in questa santa e buona operazione, vuole la Verità eterna ch’entriate in questo esercizio con una buona e santa intenzione, studiandovi di fare il principio e il fondamento vostro per onore di Dio, in difensione della fede nostra, della santa Chiesa e del vicario di Cristo, con buona coscienzia; purificandola voi e gli altri, quanto v’è possibile, per la santa confessione. Perocchè voi sapete che le colpe hanno a chiamare l’ira di Dio sopra di noi, e impedire le sante e buone operazioni. Fate che, come capo loro, voi siate il primo, con un santo e vero timore di Dio. Altrimenti, la verga della giustizia sarebbe presso a noi. E se tutta la comune gente non potesse avere il tempo di farla attualmente, facciala mentalmente col santo desiderio. A questo modo sarete fedele, e mostrerete in verità per opera, che voi abbiate veduto col lume della san tissima fede, cui voi siete posti a servire, e cognosciute la dignità e bontà sua, e il frutto che vi séguita dopo la fadiga. Anco diceva: chi ci tolle che noi non siamo fedeli, ma Siamo infedeli a Dio e alle creature? L’amore Proprio di noi medesimi, il quale è un veleno che ha avvelenato tutto il mondo, ed è una nuvola che obumbra l’occhio dell’intelletto nostro che non lassa cognosccre nè discernere la verità. E però non vede altro che piacimento proprio, con lo quale si diletta di piacere più alle creature che al Creatore; Ponendosi dinanzi a sè solo i beni transitorii di questa tenebrosa vita cercando stati e delizie e ricchezze del mondo, le quali tutte passano come ‘l vento. Questo disordinato affetto sopra lo quale loro hanno posto l’esercizio, é atto a fare l’uomo poco leale o fedele, se non in quanto se ne vegga trarre la propria utilità. E anco portano massimo pericolo, che l’uomo non perisca egli, e faccia perire altrui, per volere attendere, in cotesti casi, solamente a potere acquistar della roba. Chè lo intendimento non può attendere a due cose insieme con lo esercizio corporale; a rubare, e a combattere. Sapete che per questo molti ne sono rimasti perdenti. E però la Verità vuole che, acciocchè questo caso non divenga a voi, voi il diciate, e facciatene avvisati gli altri che sono sotto la vostra governazione. Anco vi prego per l’amore di Gesù Cristo crocifisso, che voi attendiate d’avere savio, schietto e maturo consiglio appresso voi, fedele e leale. E per caporali scegliate uomini virili e fedeli, di migliore coscienzia che potete: che ne’ buoni capi rade volte può stare altro che buone membra. Sempre state attento, che tradimento non fosse o dentro o di fuore. E perchè malagevolmente ci possiamo guardare, voglio che voi e gli altri sempre, la prima cosa che voi facciate da mane e da sera, sì vi offeriate a quella dolce Madre Maria, pregandola che ella sia avvocata e difenditrice vostra; e per amore di quel dolce e amoroso Verbo che ella portò nel ventre suo, che ella non sostenga che veruno inganno vi sia fatto, ma che ‘l manifesti, acciocchè sotto inganno non possiate perire. Son certa che, facendo il santo principio, come detto è, e questa dolce offerta, che ella accetterà graziosamente la vostra petizione, come madre di grazia e di misericordia ch’ella e inverso di noi peccatori. Ma se noi disordinatamente ponessimo l’affetto nostro, come detto è, in quello che ci tolle la fedeltà; priveremmoci d’ogni bene, e faremmoci degni d’ogni male: perderemmo il frutto di vita eterna, delle nostre fadighe. E però vi dissi, che io desideravo di vedervi fedeli alla santa madre Chiesa, ed a Cristo in terra papa Urbano VI. Confortatevi, confortatevi in Cristo dolce Gesù, tenendo dinanzi a voi il sangue sparto con tanto fuoco d’amore. State nel campo col gonfalone della santissima croce; pensate che il sangue di questi gloriosi martiri sempre grida nel cospetto di Dio, chiedendo sopra voi l’adiutorio suo. Pensate che questa terra è il giardino di Cristo benedetto, ed è ‘l principio della nostra fede. E però ciascuno per sè medesimo ci debbo essere inanimato. Ora si scontano e’ difetti nostri, se noi vorremo schiettamente servire a Dio e alla santa Chiesa. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Siate grato, voi e gli altri, e cognoscenti del beneficio che riceveste, a Dio, e a quello glorioso cavaliero santo Georgio, il cui nome tenete: il quale vi difenda, e sia vostra guardia infino alla morte. Perdonatemi se troppo v’ho gravati di parole. L’amore della santa Chiesa, e la salute vostra me ne scusi; e la coscienzia mia, che n’è stata costretta dalla dolce volontà di Dio. Faremo come Moisè: che ‘l polpolo combatteva, e Moisè orava; e mentre ch’egli orava, il popolo vinceva. Così faremo noi, purchè la nostra orazione gli sia grata e piacevole. Piacciavi di leggere questa lettera, almeno voi e gli altri caporali.

Gesù dolce, Gesù amore.

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