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Marzo 1968: la “scandalosa” conferenza di Ratzinger sul matrimonio

Giovanni Marcotullio - pubblicato il 04/09/18

La “sacramentalità” del matrimonio

La prima cosa che Ratzinger fa, dopo un rapido richiamo al senso più comune in cui i cristiani intendono oggi il “sacramento”, è andare a interrogare il dato neotestamentario per individuare la posizione di Gesù sul matrimonio. E Gesù, nel ben noto dialogo riportato (fra gli altri) in Mt 19, risulta «contrapporre l’originario all’antico»:

Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così. Perciò io vi dico…

Mt 19, 8-9

Commenta Ratzinger:

Alla volontà di Dio incanalata nelle forme storiche, annacquata, ma anche concretizzata, Gesù contrappone l’incondizionato appello di Dio nella sua interezza; egli libera l’uomo dall’ambiguità della casuistica, ma rende manifesto anche il suo peccato, perché la legge storica e, insieme, la sua interpretazione sono smascherate come fuga dalla totalità della volontà di Dio […].

Ivi, 14-15

Teologia e cristologia del matrimonio

Ratzinger non biasima la legge: riconosce anzi che per suo mezzo la Rivelazione ha cominciato a farsi strada nel mondo, ha preparato l’incarnazione. Afferma però che l’ordine posto da Gesù implica una trasgressione e un superamento della legge… tale da non costituire a sua volta una nuova legge, ossia qualcosa che si possa vivere “normativamente”, adempiendo esteriormente a dei qualsivoglia principî ma senza aderire con cuore profetico a un Evangelo. E questo è che

gli esseri umani nel matrimonio sono congiunti da Dio; in tal senso il matrimonio non è nell’annuncio di Gesù un ordinamento cristologico bensì teologico.

Ibid.

Poi Ratzinger passa alla prima ermeneutica di questo annuncio, che si trova nelle epistole deuteropaoline a Efesini e Colossesi. È lo

strato successivo dell’evoluzione, cioè [la] reinterpretazione del pensiero paolino in Ef 5, 21-33, dunque […] quel passo decisivo che, a motivo dell’utilizzo della parola μυστήριον-sacramentum, ha assunto un significato particolare per gli sviluppi posteriori.

Ivi, 17

Insomma, Ratzinger nota come già a partire da questo stadio il matrimonio sia diventato un istituto prettamente cristologico, poiché se Cristo è «primogenito di ogni creatura» (Col 1, 15), e se già si formavano gli embrioni di quella che sarebbe presto diventata la Logostheologie, Gesù stesso è non solo il profeta di quel Dio che “da principio” aveva destinato all’unione l’uomo e la donna, ma è quello stesso Dio, quel principio… e quell’Adamo a immagine del quale Adamo ed Eva furono fatti.

Si può quasi dire che, così come il primo racconto della creazione culmina nel giorno di sabato, e quindi nell’idea di Alleanza, il secondo racconto culmina nel mistero dell’“uomo e donna in una sola carne”, e dunque […] nell’auto-superamento della creazione nell’Alleanza.

Ivi, 17-18

L’effetto storico-sociale di questo kérygma teologico è deflagrante (e già ai tempi di Ignazio di Antiochia avrebbe portato i vescovi a presiedere ai matrimoni):

A cominciare da qui sono da comprendere il controllo dell’eros e la sua relativa desacralizzazione in Israele e nella Chiesa. Così come la de-divinizzazione del mondo non equivale alla sua demonizzazione, ma significa piuttosto la sua liberazione dal demonio, allo stesso modo alla de-divinizzazione dell’eros non corrisponde la sua demonizzazione, bensì la sua liberazione dalla componente demoniaca.

Ivi, 19

Proprio in quell’anno in Germania Johann Baptist Metz pubblicava il suo storico Zur Theologie der Welt (Sulla teologia del mondo), e in questo passaggio Ratzinger appare segnato dal dibattito accademico del momento. Tornano ancora alla mente pagine e pagine di Deus caritas est, mentre il giovane Ratzinger già mette in guardia i decenni di là da venire (cioè i nostri) su certi entusiasmi superficiali per la “teologia del corpo” (che ancora non esisteva): l’esperienza teo-cristo-logica nella vita coniugale avrebbe richiesto un’ascesi – che la santità esige mentre la sola sacralità (demoniaca) no. Vertigini profetiche…




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Agostino e Bonaventura

Secondo il Vescovo di Ippona (De bono coniugali 17, 19-19 22) fra l’Antico e il Nuovo testamento esistono due forme del sacramento matrimoniale (ossia quella poligamica e quella monogamica, con le rispettive allegorie):

Il matrimonio dei patriarchi che simbolizza la Chiesa futura costituita da molti popoli […]. La Poligamia costituisce dunque il “sacramentum” proprio di quel matrimonio, si tratta di un sacramento pluralium nuptiarum: reale rappresentazione simbolica dell’unità nella molteplicità verso cui tende la storia. L’unica Chiesa formata dai molti popoli è già realtà e ora non è più essa ad essere raffigurata simbolicamente, ma è l’escatologica «unica città dei molti, che ora [hanno] un’anima sola e un cuore solo rivolti a Dio». Al posto del sacramentum pluralium nuptiarum compare il sacramentum nuptiarum singularum, che rappresenta la radicale unità della polis escatologica.

Ivi, 21

Pur operando una distinzione qualitativa tra poligamia e poliandria – Agostino accetta la prima come “fase storica del sacramentum” ma respinge la seconda come “contro natura” (e Ratzinger non sottoscrive questa distinzione) – il giovane teologo tedesco è colpito da come

[…] Agostino, in base al suo concetto di sacramento, consideri il matrimonio in larga misura ancora dal punto di vista storico e adoperi l’idea di diritto naturale in modo molto più flessibile rispetto ai successivi tentativi di sistematizzazione teorica. […] Da ultimo, è importante rilevare come per il vescovo di Ippona l’unità e l’indissolubilità del matrimonio siano chiaramente funzioni della compiuta fede in Cristo: realizzazioni nella carne dell’uomo della fedeltà di Dio all’Alleanza divenuta carne in Cristo.

Ivi, 22

Bonaventura invece distingue (Commentaria in quattro libros Sententiarum IV, 23, a. 1, q. 2 c.) tra

  1. i sacramenti comuni all’Antico e al Nuovo Testamento (matrimonio e penitenza);
  2. quelli intermedi, già esistiti in abbozzo nell’Antico Testamento ma che appaiono nella loro forma piena nel Nuovo (battesimo, eucaristia e ordine sacro);
  3. quelli del tutto tipici del Nuovo Testamento (cresima e unzione degli infermi), perché Cristo li ha suggeriti ma solo lo Spirito li ha sviluppati.

Forte dell’appoggio dei due fidati compagni di viaggio, Ratzinger conclude rinforzando l’osservazione iniziale sulla mutua implicazione dell’ordine creaturale e di quello charitologico (della Grazia), e al contempo riaffermando la storicità del concetto di sacramento e – a maggior ragione – di quello di natura:

Più correttamente dovremmo precisare: solo la realtà dell’Alleanza rende possibile l’autentico ordine del “fenomeno di natura” secondo il piano della creazione, fenomeno di natura che come tale – come puro fenomeno di natura – non può sussistere affatto, ma unicamente ordinato storicamente e, perciò, anche storicamente alienato.

[…]

Ciò significa […] che il sacramento non sta sopra, vicino o accanto al matrimonio, bensì che il matrimonio stesso in quanto tale è, per chi lo vive nella fede, sacramento. Quanto più si riesce a vivere il matrimonio sulla base della fede, tanto più esso è “sacramento”.

Ivi, 25

Affermazioni che faranno venire la tachicardia a molti canonisti, che del giusnaturalismo canonico hanno fatto una struttura portante della loro forma mentis. E più oltre nella conferenza Ratzinger avrebbe rincarato la dose.




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