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Francia: l’Università di Lilla sospende il corso di laurea in omeopatia

OMEOPATIA MEDICINA ALTERNATIVA

Shutterstock/DW2630

Paul De Maeyer - pubblicato il 04/09/18

Anche in Germania si accende il dibattito intorno a questa medicina alternativa

La facoltà di medicina dell’Università di Lilla, nel nord della Francia, ha annunciato nei giorni scorsi che durante l’anno accademico 2018-2019 non rilascerà il diploma universitario di omeopatia. La decisione è stata presa “nel quadro di una riflessione scientifica e pedagogica”, così ha dichiarato il professor Didier Gosset, decano della facoltà, citato dal quotidiano Le Figaro.

“E’ doveroso constatare che insegniamo una medicina basata sull’evidenza”, con “rigore scientifico, assoluto”, ha spiegato Gosset, “ma allo stesso tempo è doveroso constatare che l’omeopatia non si è evoluta, che è una dottrina rimasta ai margini del movimento scientifico, che gli studi sull’omeopatia sono rari, che sono poco solidi, (che) mantenere questo nostro insegnamento significherebbe avallarlo”.

Si tratta per ora solo di una sospensione temporanea. Come si legge infatti in un messaggio Twitter pubblicato il 31 agosto scorso sull’account @medecine_Ulille, le autorità della facoltà rimangono in attesa della presa di posizione sull’omeopatia da parte dell’Alta Autorità di Sanità (Haute Autorité de Santé o HAS), prevista entro fine febbraio 2019.

Tribuna contro le “medicine alternative”

In seguito ad una tribuna pubblicata il 18 marzo scorso su Le Figaro e firmata da 124 professionisti del settore sanitario, il ministero della Sanità ha chiesto infatti all’HAS di fornire un parere sull’efficacia della pratica omeopatica e sull’attuale sistema dei rimborsi per i prodotti omeopatici in Francia.

Nella tribuna,i firmatari, che hanno lanciato anche il sito Internet No #FakeMed, avvertono che la tentazione di praticare le cure mediche “senza alcun fondamento scientifico” è da sempre e tuttora “nutrita da ciarlatani di ogni genere che cercano la garanzia morale del titolo di medici per promuovere delle terapie false con efficacia illusoria”.

Mentre ricordano che i Codici deontologici per le professioni mediche e il Codice della sanità pubblica “vietano la ciarlataneria e l’inganno” e inoltre “impongono di prescrivere e distribuire solo dei trattamenti comprovati”, gli autori denunciano anche rimborsi di preparati omeopatici del 30% e in alcuni casi persino del 90%, come ad esempio nell’Alsazia-Mosella.

“Questo finanzia un’industria fiorente i cui rappresentanti non esitano a insultare pesantemente coloro che li criticano”, così osservano i firmatari, che menzionano un’intervista pubblicata nel 2015 sul quotidiano lionese Le Progrèscon il direttore generale dei Laboratoires Boiron — il leader mondiale dei preparati omeopatici –, Christian Boiron, secondo il quale esisterebbe “un Ku Klux Klan contro l’omeopatia”.

Esame di coscienza

Mentre medici omeopati hanno sporto denuncia presso l’Ordine dei medici nei confronti dei 124 firmatari dell’appello (diventati ormai più di 3mila), perché ritenuto “insultante e anti-collegiale”, un articolo diffuso il 13 agosto sul sito Neonmag ricorda che quattro francesi su dieci si rivolgono alle “medicine alternative complementari” (MAC) e che il tasso di fiducia nei confronti dei medici di base e degli specialisti è sceso rispettivamente del 2% e del 4% rispetto al 2015.

Il successo delle cure alternative, osserva il sito, dovrebbe indurre la medicina classica o allopatica ad un esame di coscienza. “Le polemiche sul Levothyrox, sulla Dépakine o sul vaccino Meningitec hanno alimentato la sfiducia dei francesi”, spiega l’articolo. Inoltre, continua il testo, i pazienti respingono sempre di più il paternalismo, anzi l’atteggiamento “maltrattante” di una parte del personale medico.

“Noi abbiamo in Francia una medicina psicologicamente leggera”, dichiara Serge Blisko, presidente delle Miviludes (l’organismo interministeriale di vigilanza e lotta contro le derive settarie), che esorta i medici a prendere il tempo per “parlare con le persone”.

Il dibattito in Germania

Anche nella patria dell’omeopatia, cioè la Germania — il fondatore, Christian Friedrich Samuel Hahnemann, nacque infatti nel 1755 a Meißen, in Sassonia –, è divampato un acceso dibattito, al quale ha partecipato anche l’ex ministra federale della Famiglia, Kristina Schröder (CDU), che ha pubblicato il 9 agosto su Die Welt un articolo sotto il titolo molto significativodiHomöopathie ist Mumpitz – und gefährlich, cioè “Omeopatia è una stupidaggine — e pericolosa”.

Mentre una ricerca dell’Università Johannes Gutenberg a Magonza pubblicata sulla rivista Social Psychologysostiene che chi crede nelle teorie del complotto sarebbe più propenso a ricorrere ad un naturopata, ad alimentare il dibattito è stata la notizia che la titolare di una farmacia a Weilheim (Alta Baviera), Iris Hundertmark, ha deciso di togliere dal suo negozio tutti i preparati omeopatici da banco, perché vuole essere una “farmacista onesta”.

“Non ci sono prove scientifiche per l’efficacia dei rimedi omeopatici”, sostiene la Hundertmark, che comunque continuerà a venderli, ma solo su ordinazione dietro prescrizione medica. Intervistata dal Münchner Merkur, la farmacista osserva che molte persone scambiano l’omeopatia con la fitoterapia, ossia con la terapia delle piante medicinali, anche se c’è “un mondo di differenza” tra di loro. “Medicinali erboristici contengono principi attivi misurabili”, così ricorda la Hundertmark.

Alcune reazioni

Il dottor Karl Breu, portavoce dei medici del Landkreis di Weilheim-Schongau, ha definito la decisione della Hundertmark “la conseguenza logica” dell’attuale dibattito in Germania. “Ci sono — così ricorda Breu — delle linee guida dell’Ordine Federale dei Farmacisti, secondo le quali le farmacie possono vendere solo medicinali la cui efficacia è stata scientificamente dimostrata.”

Più critico invece è il portavoce dei farmacisti del distretto regionale e membro del consiglio farmaceutico dell’Alta Baviera, il dottor Wolfgang Kircher. “Ciò che ci turba è l’assolutezza dell’argomentazione della signora Hundertmark”, così sostiene. Per Kircher, la posizione della farmacista è una “generalizzazione” e “le generalizzazioni sono altrettanto ascientifiche”. Mentre ammette che alcuni preparati sono senz’altro discutibili, “è compito di un farmacista responsabile distinguere tra i diversi rimedi omeopatici ed informare il cliente a riguardo”.

“A proposito, quasi nessuno ha notato che entrambi i concetti e le opinioni mediche possono anche coesistere pacificamente”, dice a sua volta Matthias Riemerschmid, naturopata a Penzberg. “Basta conoscere bene le possibilità, ma anche i limiti di entrambi i procedimenti”, così osserva. “Una appendice perforata è un caso per la medicina d’emergenza, mentre ad esempio le malattie croniche possono senz’altro essere curate con rimedi naturopatici o omeopatici.”

Situazione Oltremanica

Anche in Gran Bretagna l’atmosfera si fa più cupa per gli affezionati all’omeopatia, tra cui anche alcuni membri della famiglia reale, ad esempio il principe Carlo, che cura anche gli animali della sua fattoria di Highgrove con preparati omeopatici. Lo scorso mese, l’ultima azienda sanitaria regionale a fornire ancora in Inghilterra cure omeopatiche in regime del National Health Service (NHS) ha annunciato la fine del servizio.

Come riporta la BBC, il Clinical Commissioning Group (CCG) responsabile per l’area che comprende Bristol, il Nord Somerset e il Sud Gloucestershire ha deciso infatti di porre termine ai trattamenti omeopatici finanziati dal Servizio Sanitario Nazionale, “tranne in circostanze eccezionali”. Già nell’aprile scorso anche il Royal London Hospital for Integrated Medicine aveva attuato la stessa scelta. L’unico centro a continuare il servizio è il Glasgow Centre of Integrative Care, in Scozia.

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