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L’allarme dell’OMS sul morbillo in Europa

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Paul De Maeyer - pubblicato il 01/09/18

Caso Wakefield

Ad influire negativamente sul tasso di vaccinazione contro il morbillo in Francia (ma anche altrove) è stata la controversia nata in seguito alla pubblicazione sulla nota rivista medica The Lancet, nel 1998, di una ricerca (fasulla) del gastroenterologo britannico Andrew Wakefield, secondo il quale ci sarebbe stato un nesso tra il vaccino trivalente MPR (cioè contro il morbillo, la parotite e la rosolia) e l’insorgere dell’autismo e di disturbi gastro-intestinali.

Dopo il primo clamore e sgomento, piuttosto presto si è capito che la presunta ricerca e le sue conclusioni erano solo fake, cioè false. Non solo era basato su un campione ridottissimo di casi – solo 12 bambini erano stati presi in considerazione da Wakefield -, ma inoltre lo studio presentava numerose pecche dal punto di vista metodologico e scientifico, così tante che era impossibile riprodurre i risultati ottenuti dal ricercatore. Inoltre si scoprì che la ricerca non era immune (per rimanere in tema) da interessi economici. Nel 2010 Wakefield fu radiato dal Medical Register (albo dei medici) e il Lancet ritirò ufficialmente l’articolo.

Ma ormai la frittata era fatta. Anche se è stata smentita seccamente, l’impatto della ricerca – definita da Sky TG24 “la madre delle bufale” – si fa sentire ancora oggi. La fiducia nei vaccini è stata talmente scossa, così racconta Le Monde, che ben 18 anni dopo il lancio dell’articolo, cioè nel 2016, il 41% dei francesi riteneva che i vaccini non fossero sicuri.

L’articolo di Wakefield ha dato anche in Italia una spinta al movimento dei cosiddetti “no-vax”, il quale risale al 1993, con il lancio avvenuto a Brescia del Coordinamento del Movimento Italiano per la Libertà dalle Vaccinazioni (noto come Comilva), e ha costretto l’attuale governo di M5S e Lega ad una sorta di “altalena decisionale” riguardo all’obbligatorietà vaccinale.

Ricordare il passato

Un salto nel passato nemmeno tanto lontano farebbe capire però quanto sono stati fondamentali i vaccini nel debellare alcune gravissime e anche invalidanti patologie, come ad esempio la poliomielite. Come ricorda un articolo diffuso il 23 giugno scorso dall’agenzia AGI, grazie alla vaccinazione di massa iniziata nel 1964 l’ultimo caso di “polio” è stato registrato in Italia nel 1982. Nel 1958 i casi furono ancora più di 8.000.

“Quanti conoscono gli esiti di quella ‘paralisi infantile’ che ha riguardato migliaia di bambini, deceduti o comunque paralizzati anche in modo gravissimo? Quanti sanno cosa sia un polmone d’acciaio?”, chiede l’articolo, il quale conclude: “Ricordare il passato potrebbe aiutare a fare scelte ben ponderate nel presente e a non abbassare mai la soglia di guardia nei confronti delle malattie trasmissibili”.

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vaccini
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