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4 milioni di bambini rifugiati non vanno a scuola

VENEZUELANS
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Rivelazioni dell’ultimo rapporto dell’agenzia ONU

Nel mondo, circa quattro milioni di bambini rifugiati non hanno accesso all’istruzione, un incremento di mezzo milione nell’arco di un solo anno. Senza calcolare i bambini profughi palestinesi, il numero rappresenta più della metà dei 7,4 milioni di rifugiati in età scolastica. A rivelare i dati è il nuovo rapporto Turn the Tide: Refugee Education in Crisis, reso pubblico mercoledì 29 agosto dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR) [1].

Secondo le stime dell’agenzia ONU, a fine 2017 nel mondo c’erano 25,4 milioni di profughi, dei quali quasi 20 milioni (19,9 milioni) sotto il mandato dell’ACNUR. Poco più della metà, ossia il 52%, erano minorenni, di cui quindi 7,4 milioni in età scolare.

Anche se nel 2017 mezzo milione di bambini sono stati iscritti a scuola, le iscrizioni non riescono a tenere il passo con la popolazione di rifugiati “in rapida crescita”, e questo nonostante gli sforzi della comunità internazionale, così osserva il rapporto.

Percorso scolastico

Il documento evidenzia inoltre che solo il 61% (vale a dire meno di due terzi) frequenta la scuola elementare, rispetto a ben il 92% dei bambini globalmente. Questo divario aumenta man mano che crescono i bambini.

Quasi due terzi dei bambini profughi non riescono a fare il passaggio dalla scuola primaria a quella secondaria. Infatti, solo il 23% — quindi meno di un quarto — dei bambini rifugiati frequenta la scuola secondaria, rispetto all’84% dei bambini nel mondo, così rivela il rapporto.

Per quanto riguarda poi il terzo livello della formazione, questo divario diventa un vero e proprio “abisso”, così constata il documento dell’ACNUR (o UNHCR in sigla inglese). Mentre a livello globale il tasso di partecipazione nell’istruzione superiore è del 37%, tra i giovani rifugiati è fermo all’1%, una percentuale rimasta “invariata negli ultimi tre anni”, osserva il rapporto Turn the Tide.

Se in generale bambini rifugiati hanno quindi meno opportunità per studiare rispetto ai loro coetanei non profughi, questo vale in particolare per i Paesi a basso reddito, che sono affetti “in modo sproporzionato” dai flussi di rifugiati, continua il documento.

Secondo il rapporto, nel 2017 le regioni in via di sviluppo hanno ospitato ben il 92% dei rifugiati in età scolare. “Nei Paesi a basso reddito, meno della metà dei bambini rifugiati in età scolare primaria va a scuola”, così ricorda il documento ONU. “A livello secondario, solo l’11% ha la stessa opportunità.”

Le bambine rifugiate

Gli autori del rapporto si sono soffermati anche sulla situazione delle bambine o ragazze rifugiate, costrette ad affrontare “ancora maggiori ostacoli all’educazione”. In Kenya e in Etiopia, ci sono solo sette ragazze per ogni dieci ragazzi nell’educazione primaria e addirittura solo quattro ragazze su ogni dieci ragazzi in quella secondaria.

“Se ragazze rifugiate possono ottenere un’istruzione, le loro famiglie e comunità hanno maggiori probabilità di migliorare la loro posizione sociale ed economica”, così ricorda il rapporto. Del resto, un anno extra di educazione scolastica può far crescere anche del 20% le entrate di una donna, continua il documento.

Se tutte le donne ricevessero un’istruzione primaria, i decessi infantili per malattie come diarrea, malaria e polmonite diminuirebbero, spiegano gli autori del rapporto. Per quanto riguarda la diarrea, che costituisce la terza causa di mortalità infantile, i decessi scenderebbero dell’8% se tutte le madri completassero l’istruzione primaria e addirittura del 30% se avessero avuto accesso a quella secondaria.

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