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Il cervello degli adolescenti è un campo di battaglia, non lasciamoli soli

Shutterstock
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Recenti studi hanno messo in luce l’importanza del neurotrasmettitore dopamina nei comportamenti tipici dei giovanissimi, a muoverli è la ricerca impulsiva di una ricompensa immediata.

Ma qui c’è un paradosso di cui occorre tenere conto: gli studi scientifici hanno accertato che durante l’adolescenza il livello di base della dopamina è inferiore rispetto a quello tipico di altre fasi della vita, mentre il suo rilascio come reazione alle esperienze compiute è maggiore.

«Questo ci fa capire il motivo per cui ragazzi e ragazze si sentono subito “annoiati’” se non si dedicano continuamente ad attività stimolanti e sempre nuove. L’aumento spontaneo nel rilascio di dopamina che si verifica nel partecipare a queste attività comunica agli adolescenti una potente spinta vitale ma può anche indurli a concentrarsi esclusivamente sulle gratificazioni positive che considerano certe, prestando minore attenzione e dando meno importanza a potenziali rischi delle esperienze che stanno facendo». È importante conoscere il meccanismo della gratificazione da dopamina perché da esso dipendono le tre principali caratteristiche dell’età adolescenziale: l’impulsività, la maggiore predisposizione alle dipendenze e la cosiddetta “iper-razionalità” (che ha come conseguenza un particolare tipo di comportamento irrazionale).

Impulsività e dipendenze

L’impulsività è promossa dalla ricerca istintiva di stimoli sempre diversi: rinunciare all’impulso è frustrante, cedergli è gratificante. La dopamina fa quindi pendere la bilancia dalla parte dell’impulsività. È per questo che, specialmente i maschi, durante l’adolescenza si lanciano in esperienze pericolose (guidare ad alta velocità, fare bungee jumping, praticare sport estremi) e le statistiche collocano in quella fascia di età il maggior numero di incidenti, talvolta mortali, e anche di suicidi.

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Isaiah Bekkers/Unsplash | CC0

Per superare questa fase dell’adolescenza è bene favorire un processo di maturazione che, se non si eccede nell’incentivare il meccanismo della dopamina, avviene spontaneamente: «L’impulsività può essere tenuta a freno dall’intervento di particolari fibre nervose in grado di creare uno spazio mentale tra impulso e azione, ed è proprio durante l’adolescenza che queste fibre regolative incominciano a svilupparsi per controbilanciare il sistema di ricompensa legato al rilascio di dopamina. Nasce così il controllo cognitivo, cioè la capacità di inserire una pausa di riflessione tra l’impulso e l’azione». È una questione molto delicata di equilibrio tra libertà e inibizione.

L’impulsività porta all’esplorazione dell’ignoto, e la tendenza all’esplorazione propria dei giovani è essenziale per dare spazio alla loro creatività, che costituisce un vero e proprio patrimonio collettivo: in campo artistico, scientifico, sociale, le innovazioni e quindi il progresso vengono soprattutto dalle generazioni più giovani. Ma tra i rischi dell’impulso all’esplorazione c’è anche quello di accostarsi alle droghe. Poiché le sostanze capaci di creare dipendenza comportano il rilascio di dopamina, il meccanismo si autoalimenta: l’aumento di dopamina induce a esplorazioni rischiose e l’esplorazione può portare a sostanze stupefacenti che fanno crescere il livello di dopamina. Questo circolo vizioso fa capire perché sia così difficile uscire dalla prigione della dipendenza – e così facile entrarci.

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