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Come conservare la fede quando la Chiesa è colpita da gravi scandali

SAINT PETER BASILICA

Antoine Mekary | ALETEIA | I.MEDIA

Miguel Pastorino - pubblicato il 30/08/18

Il sogno di un mondo puro

L’idea secondo la quale la Chiesa non si mescola al peccato è un pensiero semplicistico e manicheo, che presenta un’immagine ideale e nobile, ma non reale. Joseph Ratzinger ricorda che quanto già fra i suoi contemporanei era percepito come scandaloso, nella santità di Cristo, era che non facesse discendere il fuoco su quelli che erano indegni e che non cercasse la purezza separando il grano dalla zizzania.

La santità di Gesù si manifestava precisamente nei suoi incontri con i peccatori, che egli attirava a sé in completa comunione di destino con gli emarginati, rivelando così cos’è la vera santità: non una separazione bensì una unificazione; non un giudizio ma un amore che redime.

Le questioni che derivano da un siffatto modo di vedere le cose sono formidabili, ma piene di speranza:

La Chiesa non è semplicemente la prosecuzione dell’abbandono di Dio alla miseria umana? Non è la prosecuzione dei pasti presi da Gesù con i peccatori? Non è la prosecuzione dei suoi contatti con la povertà del peccato, al punto da avere l’aria di scivolarvi? Nella santità della Chiesa, ben poco santa rispetto all’attesa umana di una purità assoluta, non c’è la rivelazione della vera santità di Dio, che è amore – un amore che comunque non si rifugia nel nobile distaccamento dell’intangibile purità, ma che si mescola alla sporcizia del mondo in modo da pulirla? La santità della Chiesa può essere altro se non il fatto che gli uni portano i pesi degli altri – e questo viene evidentemente, per tutti, dal fatto che tutti sono sostenuti da Cristo?

Aiutarsi gli uni con gli altri perché Egli ha portato i nostri pesi

Egli confessa, con la sua penna sempre lucida e trasparente, che la santità quasi impercettibile della Chiesa ha qualcosa di consolante. Perché saremmo scoraggiati di fronte a una santità immacolata, devastante e che ci giudichi; una santità che non comprendesse la fragilità umana e che non offrisse sempre il perdono a colui che con tutto il cuore si pente. In realtà, tutti noi dovremmo essere radiati dalla Chiesa, se essa fosse una comunità di persone che meritano un premio per la loro perfezione.




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Quanti vivono nella coscienza di aver bisogno del sostegno degli altri non potranno ricusare di portare il peso dei loro fratelli. La sola consolazione che la comunità cristiana possa offrire è di portare gli altri come noi stessi siamo stati portati.

Ciò che realmente importa ai credenti

L’idea riduttiva che ci si fa della Chiesa non tiene conto dell’opinione che la Chiesa ha di sé stessa, né del suo centro – Gesù Cristo. La peculiarità della Chiesa si colloca al di là della sua organizzazione, «nella consolazione della Parola di Dio e dei sacramenti, che essa apporta nei giorni di gioia o di tristezza».

I veri credenti non danno mai un’importanza eccessiva alla lotta per la riorganizzazione delle forme ecclesiali. Essi vivono di quello che la Chiesa è sempre. Se si vuole sapere che cosa la Chiesa è sempre è a loro che bisogna rivolgere lo sguardo. La Chiesa non è lì dove si organizza, dove si riforma, dove si dirige; essa è presente in quelli che credono con semplicità e che in lei ricevono il dono della fede, la quale per essi diviene fonte di vita.

Per Joseph Ratzinger, la Chiesa vive della lotta condotta da quanti non sono santi per giungere alla santità, ma questa è una lotta costruttiva solo se condotta da un amore vero e autentico. Una Chiesa dalle porte chiuse distrugge quelli che vi stanno dentro, e Joseph Ratzinger considera come sia illusorio credere che isolandoci dal mondo lo si possa rendere migliore, perché è pure un’illusione credere in una “Chiesa dei Santi”: esiste unicamente una “Chiesa santa”. «È il Signore che prodiga il dono della santità: senza alcun merito dalla nostra parte».

[Traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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cammino di santitàchiesaecclesiologiasantitateologia
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