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Dimmi quante rughe hai e ti dirò quanta bellezza hai incontrato

RUGHE, ANZIANA, SORRISO
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Dio scrive meraviglie sul nostro volto nel tempo e nel luogo dove la vita accade

Di Sor Francesca Entisciò

Da bambino, mi è capitato di guardare con simpatia e rispetto infinito il volto mezzo avvizzito di una donna su cui era come se ci fosse scritto: “di qui sono passate la vita e la realtà”. Eppure viviamo, e c’è in questo qualcosa di meraviglioso. Chiamalo pure Dio, natura umano o come vuoi, c’è qualcosa che non so definire in un sistema, anche se è molto vivo e vero, e questo per me è Dio.
(Vincent Van Gogh, Lettere, 179, 193)

PD

Quante volte sentiamo dire: «Eh, questa è la realtà della vita!». Come se di fatto queste due dimensioni in noi e fuori di noi, coincidessero sempre. Infatti, per molti, c’è una grande distanza tra la vita e la realtà, perché la maggior parte di noi vive una vita ma ne sogna un’altra, desidera un bene, ma non mette in atto niente per poterlo raggiungere. Dov’è dunque il punto d’incontro? Poiché finché la vita e la realtà non coincidono in noi, non siamo capaci di incarnare la bellezza, la gioia, la motivazione profonda, restiamo sospesi in un’aurea di idealismo che falsa il senso delle cose e ci fa leggere la nostra realtà appunto troppo lontana dalla nostra vera vita.

Con l’Incarnazione Dio stesso è venuto ad abbracciare questo muro di separazione e ha riconciliato in sé la vita e la realtà. Ora è di ciascuno di noi il compito di unificare e pacificare ciò che nel nostro cuore è ancora frammentato, diviso. Proviamo insieme, allora, a passeggiare nel volto rugoso di questa donna in cui la vita e la realtà sono coincise lasciando un segno.

1. Smantellare

Il primo passo è smantellare i castelli che la fantasia ci propone per essere felici. Tutti portiamo nel cuore desideri infiniti di bene e di realizzazione, ma spesso l’incontro/scontro con la realtà ci riporta a terra e in qualche modo dobbiamo scegliere che tipo di strada vogliamo percorrere per non vivere come dissociati. È un rischio insidioso questo, perché è sottile e richiede grande e continua attenzione per poterlo smascherare. Diciamo delle cose e poi, di fatto, ne facciamo delle altre: è il modo giusto per non concludere nulla nella vita. I sogni, i progetti, gli obiettivi che ci proponiamo, devono necessariamente incarnarsi nella vita concreta, quotidiana, facendo i conti con la nostra realtà.
Anche nella vita spirituale vale questo principio ed è importantissimo tenere presente che l’agire di Dio è una parola stabile e irrevocabile, una parola di vita per me e per te, una realtà da costruire insieme. Per questo è fondamentale non disincarnare la preghiera dalla mia vita, un solco percorribile, un sentiero battuto.

2. Accogliere

Il secondo passo è accogliere i segni che ci vengono consegnati dalla realtà a favore della nostra vita. Per fare questo la realtà si nutre del tempo. Un tempo propizio per incontrare Dio, per lasciarsi stupire da Lui senza richiuderlo in schemi e lasciando che si manifesti attraverso gli eventi della vita quotidiana. La vita che ci è donata è la più grande e bella opportunità per scoprire le meraviglie di Dio che sono fatte di segni concreti, reali appunto. La presenza di un amico sincero, il consiglio di un fratello maggiore nella fede, la compagnia discreta e silenziosa di chi prega per noi, ecco i segni quotidiani, reali, alla portata di tutti.

Non servono particolari competenze per poterli riconoscere, Dio stesso ci ha mostrato la strada dandoci il segno più vero e bello della sua presenza in mezzo a noi: si è fatto pane.

Pexels

L’incarnazione avviene in una vita, una realtà, in un tempo preciso, pieno, opportuno per noi.
Dando la sua vita per me e per te, ci ha mostrato dove passa la mia vita e la mia realtà. Sta a me, a te, oggi, scegliere di seguire le orme.

«Dando il proprio sangue, Egli è entrato una volta per tutte nel santuario: non in quello che era soltanto una figura della realtà, costruita dall’uomo, ma nel santuario del cielo, dove è alla destra di Dio e intercede per noi. Noi dunque offriamo il sacrificio della lode e della preghiera attraverso Cristo, perché attraverso la sua morte, da nemici che eravamo, siamo entrati di nuovo nell’amicizia di Dio. Attraverso di lui e del suo volontario sacrificio per noi, la nostra offerta diventa adeguata e perciò gradita a Dio. Per questo motivo ci rivolgiamo al Padre dicendo: “Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore”» (Fulgenzio di Ruspe, Lettera 14).

 

per informazioni su come ricevere la rivista della Casa di Loreto da cui è tratto l’articolo: santuarioloreto@tin.it

http://www.santuarioloreto.it

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