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Clandestini che salvano la vita a 2000 persone. La vera storia degli scout eroi

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Don Giovanni e un gruppo di giovani Aquile Randagie

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 29/08/18

Hanno nomi in codice e agiscono sotto le direttive di un sacerdote. A  raccontare la storia di "Aquile randagie" è un film che uscirà all'inizio del 2019

Un film basato su una storia vera. Si intitola Aquile randagie. Lo ha diretto il giovane cineasta Gianni Aureli (ex capo scout): racconta un pezzo di Resistenza italiana e personaggi rimasti spesso fuori dai libri di storia.

Le riprese, iniziate il 30 luglio, sono appena finite a Pavia. A settembre comincerà il montaggio della pellicola che arriverà nelle sale italiane, presumibilmente, all’inizio del 2019 distribuita dall’Istituto Luce di Roma che ha intenzione di portare il film anche negli Stati Uniti e in Gran Bretagna.

9 aprile 1928

Il film racconta la storia poco conosciuto di un gruppo di scout eroi della Resistenza.

9 aprile 1928: il Consiglio dei ministri dichiara lo scoutismo soppresso. Nelle stesse ore, un gruppo di ragazzi nella cripta di una parrocchia a Milano non ci sta: è l’inizio dello scoutismo clandestino, che raccoglierà più di 150 ragazzi tra Milano e Monza, che scelsero di continuare a vivere secondo i valori della Legge scout. Si chiamavano Aquile Randagie, ed erano “solo” ragazzi.




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Sorvegliati dai fascisti

Kelly, Baden, Sparviero, Bisonte, Volpe Azzurra e Tulin de l’oli vivono la legge nei boschi della Val Codera, ma anche negli autobus sorvegliati dai fascisti, nelle case diroccate dove nascondono il materiale, nelle perquisizioni a sorpresa che fanno tremare tutta la famiglia. Kelly pagherà quasi con la vita, finendo pestato a sangue da un gruppo di fascisti.

Don Giovanni

Ma non per questo le Aquile si arrendono: dopo l’8 settembre, insieme a don Giovanni Barbareschi fondano OSCAR – Opera Scout Cattolica Assistenza Ricercati, per combattere il fascismo con le armi migliori: il coraggio silenzioso che li porterà a salvare, in due anni, più di 2000 ebrei, che grazie all’Opera saranno trasferiti (con documenti falsi) in Svizzera.

Don Giovanni sarà scoperto dal regime e deportato in Germania, riuscendo a saltare giù dal camion e a scappare nei boschi che conosce così bene, fino ad essere accolto dalle brigate partigiane. Una storia da raccontare, per dire che la Resistenza è stata anche questo: ragazzi che avevano il coraggio di cambiare il mondo (www.produzionidalbasso.com).

Il prete e l’ufficiale nazista

Il film comincia con don Giovanni Barbareschi, vestito di nero ma senza collarino ecclesiastico, che bussa alla porta di una baita sulle montagne della Valtellina e prende in consegna un ufficiale tedesco. I due si arrampicano da soli lungo un irto sentiero che li porterà dopo ore di cammino in Svizzera. Siamo nell’ottobre del 1945, la guerra è finita, l’Italia liberata dagli oppressori.

L’ufficiale è un “pezzo grosso”, si tratta infatti del colonnello delle “Ss” Eugen Dollmann, capo dei servizi segreti nazisti in Italia, traduttore personale di Hitler e in seguito informatore degli alleati (a Lugano avrebbe organizzato la resa dei tedeschi). Un abile mediatore che, dopo il conflitto, diventerà agente segreto della Cia.




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La scoperta del gerarca

Mentre prosegue la sua marcia verso il confine, però, l’ufficiale con la svastica sul braccio ha ancora dei dubbi sul suo accompagnatore, non si fida, ha paura che lo voglia tradire per consegnarlo ai partigiani che – temeva – si sarebbero vendicati facendo giustizia sommaria. I due si fermano in una radura per bere un po’ d’acqua e il gerarca si accorge che il prete indossa una fibbia con l’immagine delle “Aquile randagie”, l’organizzazione clandestina dello scautismo cattolico. Il sacerdote aderisce anche alle Brigate Fiamme Verdi dei partigiani democristiani e l’ufficiale tedesco lo sa… Don Giovanni cerca di tranquillizzare il suo compagno di viaggio ma la tensione rimane alta.

Il cervo

Alla vista di un cervo che attraversa la strada i due si ammutoliscono e, finalmente, si guardano negli occhi. È il momento decisivo per le certezze che entrambi cercavano nell’altro. Non ci saranno vendette né colpi bassi. Giungeranno presto oltre la frontiera. E la loro “amicizia” non finirà qui.




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Le storie degli scout clandestini

Alla vicenda del prete lombardo, medaglia d’argento della Resistenza, riconosciuto dopo la guerra “Giusto tra le nazioni”, si intrecciano le storie quotidiane di un gruppo di lupetti e guide scout che diciassette anni prima a Milano, con base operativa nella cripta di San Sepolcro, vivono in segreto i loro valori e continuano a svolgere all’aria aperta le attività educative e ludiche del movimento di Baden-Powell che Mussolini nel 1927 aveva formalmente sciolto ritenendolo pericoloso per il regime (Avvenire, 29 agosto).

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