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Nella Confessione sacramentale non servono “dettagli angosciosi”

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Aleteia - pubblicato il 29/08/18

“Alcune persone vogliono ripetere intere confessioni perché sentono che non sono valide per il fatto di aver dimenticato qualcosa”

Padre José Eduardo de Oliveira è diventato particolarmente noto in Brasile dopo aver difeso con vigore la vita del nascituro nell’udienza pubblica del Supremo Tribunale Federal circa la depenalizzazione dell’aborto nel Paese.

Questa settimana, affrontando un altro argomento di grande rilevanza spirituale, il sacerdote ha pubblicato un post assai illuminante sulla sua pagina di Facebook sul “funzionamento” dell’assoluzione sacramentale.

Il sacerdote spiega che non serve angosciarsi e gettarsi in una descrizione dettagliata al momento di confessarsi, per paura di non essere assolti nel caso in cui si dimentichi qualche peccato o questo non venga descritto in modo minuzioso. Calma: non è così che “funziona” la misericordia di Dio. Dio è molto più semplice e generoso!

La tendenza a sopravvalutare e a esagerare il peso di ogni minimo scivolamento personale con la paura della punizione divina è una malattia spirituale chiamata scrupolosità. Per l’importanza della questione riportiamo il post di padre José Eduardo:

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L’IGNORANZA SUL MODO DI AGIRE DELL’ASSOLUZIONE SACRAMENTALE

Circola una certa glamourizzazione di una delicatezza di coscienza inscenata, più frutto della mania di dettagli che di una retta comprensione dottrinale della disposizione richiesta al penitente.

Il Catechismo di San Pio X (690) dice (si faccia attenzione alla citazione): “Quanti sono gli effetti del sacramento della Penitenza? Il sacramento della Penitenza conferisce la grazia santificante con la quale sono rimessi i peccati mortali e anche i veniali che si sono confessati e dei quali si ha dolore”.

Nell’immaginario dello pseudo-scrupuloso esiste la necessità nervosa di una confessione esaustiva dei peccati, al di là della specie e del numero (ovvero si ha la necessità psicologica di riferire dettagliatamente ogni mancanza per sentirsi sollevati), come se l’assoluzione venisse conferita individualmente a ogni punto della lista presentata, come se dipendesse più da questo che dal potere sacramentale.

Nella risposta di San Pio X è chiaro che l’effetto principale dell’assoluzione sacramentale è conferire la grazia santificante perduta per via dei peccati mortali o danneggiata dai peccati veniali, ed è mediante la grazia santificante che vengono perdonati i peccati, non il contrario.

La forza di questa infusione di grazia è così travolgente che San Pio X afferma: ‘chi ha taciuto per pura dimenticanza un peccato mortale, o una circostanza necessaria, ha fatto una buona confessione purché abbia usata la debita diligenza per ricordarsene” (n. 753), pur sottolineando che “se un peccato mortale dimenticato nella confessione torna poi in mente, siamo obbligati ad accusarcene in un’altra confessione” (n. 754).

Alcune persone, mosse da pura ignoranza, vogliono ripetere intere confessioni perché sentono che non sono valide perché si è dimenticato qualcosa.

San Tommaso spiega che chi confessa tutti i peccati di cui si ricorda e, in modo generale, quelli che ha sinceramente dimenticato non sta procedendo in modo dissimulato, ma con semplicità, e in questo modo raggiunge il perdono (cfr. Summa Theologiae, Suplemento, q. 10, a. 5, sed contra), di modo che non si può considerare dissimulazione ciò che è solo una dimenticanza involontaria.


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Se capiamo bene quello che ho scritto ieri, ovvero che i peccati si confessano per specie e numero, e che si devono confessare integralmente quelli di cui ci si ricorda, è indubbio che la grazia divina viene comunicata mediante l’assoluzione sacramentale, e quindi che si riceve in modo valido il perdono divino dei peccati mediante l’assoluzione stessa.

Quando mettiamo l’accento più sulla confessione, abusivamente dettagliata, che sull’assoluzione cadiamo in una certa tendenza protestante, che considera quest’ultima una mera dichiarazione del fatto che i peccati confessati sono perdonati (cfr. Concilio di Trento, Canoni sul sacramento della penitenza, c. 9) e non come causa strumentale per l’infusione della grazia.

Riassumendo, non voglio sminuire l’importanza dell’integrità della confessione, ma solo mostrare che una certa impressione di scrupolosità è solo mancanza di Catechismo! Per essere integra, la confessione dev’essere chiara, completa, concisa e concreta. Bisogna andare direttamente alla specie di peccato e al numero, senza scendere necessariamente in dettagli angosciosi e storie interminabili.

Come il pubblico ministero accusa il reo solo della specie di crimine, dobbiamo accusarci sobriamente davanti al sacerdote dei nostri peccati. Questo è il risultato di una fede formata a livello dottrinale sulla natura dell’assoluzione. Ciò che è accade è l’ignoranza camuffata da raffinatezza delle informazioni, e da questo deriva l’abbondanza di teologia morale mal appresa e manca il buon vecchio catechismo di dottrina cristiana.

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