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Il Male ha la maiuscola, ma ha già perso

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Dobbiamo tornare a riconoscere il Male come persona spirituale, astuta e instancabile nel perseguire la propria strategia: renderci a nostra volta generatori male. Dobbiamo riconoscerlo per non lasciarci fiaccare né sedurre.

di Massimo Ippolito

“Quando il male assoluto ci parla, ci sussura, ci guarda, voi fate finta di niente: ignoratelo. Come con le api. Fermi! … è andato via?” diceva Virginia Raffaele facendo il verso a Roberta Bruzzone.

Ma il male non è andato via. A volte ci prende per sfinimento, fa finta di svanire, di dissolversi e invece è lì dietro la porta che ne studia un’altra per metterci in catene, per farci sentire i migliori oppure per distrarci da ciò che volevamo seguire o fare. Che ansia direte voi, e avete ragione: che due palle sapere che non si ferma di inventarsi il modo di farci cascare in qualche piccolo o grande tranello, solo per il gusto di farci sentire un po’ frustrati o dei falliti completi.

Ma una grande vittoria l’ha ottenuta, negli ultimi cento anni, ed è quella di farci scrivere male il male. Con la M maiuscola va scritto, e invece tutti noi abbiamo preferito fare i filosofi invece che fare i cristiani: il male, lo scandalo del male, il male c’è perché ci sono persone cattive o semplicemente perché il male accade. Oppure la verità è un’altra, forse il male va scritto con la M maiuscola e diventa una persona. Una persona che rappresenta il Male assoluto e che diventa anche la destinazione di dove vuole portarci. Il termine ‘assoluto’, come anche quella M maiuscola, è un altro termine non proprio di moda in questi ultimi cento anni. Ma la verità se ne infischia dei tempi e continua a chiamare le cose con il loro nome. Il Male assoluto è bene sapere cosa sia in modo da poterlo rifiutare. Il Male assoluto è un po’ come una mina antiuomo: non ti capita sotto il piede mentre cammini ma viene preparata, sotterrata e innescata proprio per ottenere l’odioso risultato. Da chi?

Public Domain

Il Male assoluto è solo uno: quello di finire per sempre lontano da Dio, rifiutandolo come Dio e facendo se stessi come Dio. E’ l’inferno, il male assoluto. Per la stessa logica, tutto il resto non è il Male assoluto. E in questa sottile distinzione, vedendo in filigrana questo aspetto, possiamo comprendere la strategia del Male.

Le strategie non accadono. Le strategie – tutte – sono pensate. La strategia del Male è pensata dal Male, che è una persona. Chiaramente se non c’è più la persona che ti fa la guerra, allora anche la guerra scompare e tu non ti puoi difendere perché non ti senti sotto attacco, vedi solo una serie di sfortunati eventi, che però ti scoraggiano e ti indeboliscono. E si sa, chi non sa di subire una strategia è più facile che diventi preda. Ma vediamo qual è la strategia del male. Generare dolore? Farci soffrire? O peggio ancora far soffrire l’innocente?

Ma proprio no. Sun Tsu, nel suo libro: “L’arte della guerra” spiegava 2.500 anni fa molto bene la differenza fra tattica e strategia. La tattica è a breve medio termine, mentre la strategia richiede più passaggi per portare l’avversario alla disfatta. Pensare che il Male sia far soffrire l’innocente (ad esempio) è cascare nella trappola con entrambi i piedi. Il Male è generare il Male. Non basta esserne vittima per generare il Male. Sembra una differenza da niente e invece cambia tutto.

Un evento terribile che subisci, qualunque sia, è solo la prima parte della strategia. La domanda è: come reagisco a quel male? Perché non ti sporca il male che ricevi, ti sporca il male che generi. (“Ciò che esce dall’uomo, questo sì contamina l’uomo”, Mt 7,20).

C’è una gran confusione fra male e Male. A volte siamo pronti a usare tutte le armi che abbiamo per distruggere il male (o quello che vediamo come male) e poi – sfiniti e logorati dalla battaglia – ci arrendiamo al Male.

Spesso vediamo come male l’altro e giù a massacrarlo, senza renderci conto di diventare noi stessi male. Questa è la strategia del Male: confondere il male con il Male! Allora facciamo così, chiamiamo il male con questi termini: prova, tentazione. E chiamiamo Male tutte quelle azioni in cui siamo noi a generare dolore, odio, rivalsa e tutto quello che vi viene in mente.

Distinguiamo il male che riceviamo (e di cui non siamo responsabili) da quello che invece facciamo. Perché in questo sta la strategia del Male: farci ribellare alle prove per generare noi stessi il Male!

Infatti nessuno può costringerci a fare il Male, nelle regole del gioco questa cosa è chiarissima: nessuno abbraccia il Male se non vuole. Quello che ci frega è non conosocere la strategia che ci sta sotto: farci scandalizzare del male fino a generare noi stessi il Male. Aveva capito tutto san Francesco quando spiegava a frate Leone cos’è la Perfetta Letizia :

Allora se noi a tanta ingiustizia e crudeltà sopporteremo con pazienza ed umiltà senza parlar male del nostro confratello, scrivi che questa è perfetta letizia. (Dai Fioretti di San Francesco).

Abbiamo sentito tante volte queste singole riflessioni ma forse non le abbiamo comprese come una vera e propria strategia: il Male punta a farci giustificare il ‘sacro fuoco’ con cui noi massacriamo gli altri perché sbagliano, così da generare noi stessi il Male. Forse oggi per te, è arrivato il momento di dire no a questo giochino, in cui ci sei cascato tante volte. Non farti fregare di nuovo, non combattere il male con il Male. Per quanti anni ci sei cascato? Vedere le miserie di tuo marito o di tua moglie e dargli contro, farlo con i figli. E poi lo hai fatto anche con te stesso. Qui si riconosce lo stile dell’Accusatore, del Diavolo cioè. A ‘fin di bene’ (noi crediamo) ci permettiamo di massacrare gli altri e finiamo col fare il suo gioco.

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