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Intervista ai Reale per l’uscita del loro nuovo album “Travoglimi” (VIDEO)

REALE GIORNO1
Giorno 1 Official video - Reale
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I Mienmiuaif sorpresi e colpiti dall'ascolto delle nuove tracce incontrano i loro colleghi e fratelli nella fede: a che punto è la musica cristiana oggi in Italia?

di Giuseppe Signorin

Io e Anita siamo rimasti travolti da “Travolgimi” in riva al mare, qualche giorno fa. Non poteva esserci posto migliore per ascoltare l’ultimo trascendentale album dei nostri amici Reale. Allora abbiamo indossato i panni dei giornalisti (non i Thegiornalisti…) e gli abbiamo fatto qualche domanda perché volevamo saperne qualcosa in più…

“Travolgimi”, un album che è un invito ad abbandonarsi completamente alle iniziative imprevedibili di Dio…

Esattamente. Siamo abituati a rivolgerci a Dio per “tirarci fuori” da qualche dolore, da qualche situazione difficile. Oppure chiediamo di farci capire, di farci vedere, di darci dei segni, perché non vediamo dove ci sta portando e il salto nel vuoto ci fa paura. “Travolgimi” rovescia il nostro modo di pregare. Dicendo a Dio: io non vedo, non capisco e ho paura, ma se è lì che tu mi vuoi far andare Travolgimi con la tua volontà e fammi sperimentare che davvero darai il centuplo, stupiscimi, non voglio aver paura di far fatica e di fidarmi di Te! Sentiamo profondamente aderente questo disco alle parole che Papa Francesco ha rivolto ai giovani al Sinodo di agosto: “Cari giovani, no alla paura. Siate pellegrini sulla strada dei vostri sogni. Rischiate su quella strada, non abbiate paura. Rischiate perché sarete voi a trasformare in realtà i vostri sogni. I sogni dei giovani fanno un po’ paura agli adulti. Forse perché hanno smesso di sognare e di rischiare, forse perché i vostri sogni mettono in crisi le loro scelte di vita. Ma voi non lasciatevi rubare i vostri sogni, Non accontentatevi del passo prudente di chi si accoda in fondo alla fila. Ci vuole il coraggio di rischiare un salto in avanti, un balzo audace e temerario per sognare e realizzare come Gesù il Regno di Dio”. Ecco “Travolgimi” racconta la vita di tutti i giorni vista dagli occhi di un cattolico che rischia tutto sulla Fede e sogna molto, parla di amore, di crisi, di amicizia, di fatica e di sofferenza, ma prevale sempre la speranza.

In che modo siete cambiati rispetto agli altri album?

Abbiamo totalmente ignorato “quello che la gente si aspetta da noi” e abbiamo dato spazio a “quello che è importante raccontare di noi”. Credo sia il punto più libero della nostra missione. È un disco meno generalista e più autobiografico, se possiamo dire così. Vediamo però dai feedback di questi giorni che le nostre fatiche, le nostre speranze, i nostri urli e le nostre gioie sono di tutti e tanti si riconoscono nei testi di questo disco. Attraverso una raccolta fondi su Musicraiser e grazie agli aiuti arrivati anche da altri canali, sono arrivati quasi 20.000 euro che abbiamo potuto investire totalmente nella produzione dell’album in tutte le sue fasi. Elvira ci diceva che bisogna stare attenti a cosa si chiede a Dio, perché poi Lui te lo dà. Quindi abbiamo dovuto/potuto lavorare bene. Fare, forse per la prima volta, il nostro “mestiere” di musicisti e mettere il meglio della nostra professionalità al servizio di questa missione. Credo che la differenza più grande sia proprio nella qualità e nella libertà, sia della stesura di testi e musiche che nella produzione in ogni fase, musicale, grafica e video. Ce ne siamo un po’ fregati e abbiamo fatto la musica che ci piace al massimo di quello che potevamo. Abbiamo curato molto gli arrangiamenti e ci siamo tolti qualche sogno, come gli archi, i fiati e i cori. Abbiamo sparato alto e tutti ci hanno detto di sì, la Imagina production, il Tycho studio (che cura le copertine di Francesca Michielin), Giacomo Triglia (regista per Ligabue, Afterhours, Brunori sas etc…), quindi beh, di differenze ce ne sono e se hai un paio di orecchie funzionanti te ne accorgi appena lo metti su!

Reale

Il primo videoclip, “Giorno 1”, è mozzafiato: contemplazione in immagini.

Abbiamo cercato Giacomo (Triglia) perché ci piaceva il suo modo di lavorare appunto attraverso le immagini. Non pensavamo ci avrebbe detto di sì e tantomeno che ci avrebbe proposto l’Irlanda. Non abbiamo mai pensato possibile per una nostra canzone uno scenario del genere. Ma lavorare con lui ci ha aperto a nuovi scenari e nuove possibilità. Quando ha sentito la canzone e intuito quello che volevamo trasmettere, subito abbiamo costruito un racconto che sarebbe stato guidato da immagini di spazi aperti che rappresentassero il respiro di cui necessita l’anima, e il fatto che lo puoi vivere dove sei. E così è stato. Ci tengo a precisare che Giacomo non è credente e come molti lontani dalla chiesa fatica a rispettare le istituzioni religiose. È stato quindi bello vedere come il nostro modo di vivere la fede non lo abbia allontanato ma come invece sia cresciuto il rispetto reciproco nei giorni delle riprese che si è riflettuto nel video. È stata una bellissima esperienza.

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