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François Englert, fisico ebreo: «Salvo dal nazismo grazie alla Chiesa cattolica»

François Englert nobel prize
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Siamo in Belgio, anno 1943 e la resistenza cattolica al nazismo, guidata clandestinamente dai vescovi cattolici, nasconde e mette in salvo gli ebrei. Tra essi il futuro premio Nobel per la fisica, François Englert, co-scopritore del bosone di Higgs.

Englert ha rivelato la sua storia soltanto nel 2013, quando vinse il Nobel per aver scoperto i meccanismi che danno origine alla massa delle particelle elementari. «Il direttore del Comitato che assegna il premio mi chiese di scrivere una breve autobiografia»ha raccontato recentemente. «Risposi che non avevo voglia di includervi il periodo della guerra. Lui replicò che in quanto vincitore avevo il dovere morale di farlo. Accettai e improvvisamente mi sentii liberato».

Nato in Belgio da una famiglia di ebrei polacchi, nel 1943 vennero denunciati ai nazisti«incontrammo un prete cattolico che ci aiutò a fuggire con l’aiuto della resistenza clandestina e di alcuni membri della gerarchia cattolica», ha raccontato. «Ci fecero avere una nuova identità e un nascondiglio sicuro». Fino alla fine della guerra, quando Englers riprese gli studi che lo avviarono alla sua celebre carriere scientifica.

Il grande contributo della Chiesa cattolica nel salvare migliaia di ebrei è ormai un dato storico, come ha raccontato uno dei più importanti scrittori israeliani, Aharon Appelfeld, recentemente scomparso. Ma, sopratutto, ne ha dato testimonianza il biografo ufficiale di Winston Churchill, Martin Gilbert, storico di origine ebraica e tra i più noti studiosi dell’Olocausto. «Come storico ebreo, ho a lungo sentito il bisogno di rivelare pienamentel’aiuto cristiano agli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale e la storia degli uomini che sono stati coinvolti nel salvataggio», ha affermato. Vi furono «sacerdoti e vescovi cattolici che hanno lavorato per salvare gli ebrei in ogni paese in cui venivano minacciati, tra cui Francia, Italia e Polonia, paese che era in vigore la pena di morte per coloro che aiutavano gli ebrei».

In particolare, ha proseguito lo storico Gilbert, i rappresentati del Vaticano «all’inizio erano soprattutto preoccupati per il destino degli ebrei che si erano convertiti al cristianesimo, ma quando il delitto divenne evidente il Vaticano ha espresso preoccupazione non solo per la loro macellazione, ma ha incoraggiato i rappresentanti pontifici in Europa a compiere ogni sforzo a favore dei perseguitati». E per quanto riguarda Papa Pio XII, a lungo accusato di silenzio complice davanti alla Shoah, lo storico ebreo ha riflettuto: «ha ritenuto, a mio parere correttamente, che l’intervento diretto avrebbe avuto conseguenze disastrose nelle forme di rappresaglia e un’escalation di persecuzione. Scomunicando Hitler non avrebbe ottenuto altro che aumentare la persecuzione dei cattolici sotto la loro sfera di controllo». Cosa che, infatti, avvenne alla pubblicazione dell’enciclica Mit brennender Sorge, redatta anche dal futuro Pio XII e scritta in modo inedito in lingua tedesca, dove venne condannato il razzismo ed il regime hitleriano.

Eppure, clandestinamente, non vi fu alcun “silenzio” vaticano. Anzi, «quando le SS vennero a Roma», ha concluso Martin Gilbert, «la Santa Sede prese sotto la sua protezione centinaia di migliaia di ebrei, accogliendoli in Vaticano e incoraggiando nel contempo tutte le istituzioni cattoliche a fare altrettanto. La Chiesa cattolica è stata al centro di questa grande operazione di salvataggio. Io la definisco un’opera sacra».

QUI L’ORIGINALE

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