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Il Coro angelico delle Potenze o Potestà

The Powers

PHOTO CREDIT : User:MatthiasKabel, cropped by User:Sailko | CC BY-SA 3.0

Le Potenze: agiscono come una barriera, una diga, un argine. Esse proteggono i cristiani e i giusti contro gli attacchi delle legioni del Nemico: pensieri negativi, neri, distruttori, di sfiducia… senza l'azione delle Potenze l'uomo, indebolito dalla caduta, perderebbe la ragione, i suoi pensieri sarebbero dislocati dall'entropia demoniaca, inghiottiti dall'angoscia della morte che si situa ineluttabilmente al termine della sua vita terrestre.

don Marcello Stanzione - pubblicato il 26/08/18

L'ultimo appuntamento del nostro viaggio per conoscere gli angeli di Dio

L’ultimo coro del secondo ordine è quello delle Potenze dette pure, più frequentemente, Potestà.

Sono angeli guerrieri la cui missione è di combattere le legioni di Lucifero all’opera nel mondo. Essi sono esorcisti per eccellenza. È opportuno scrivere qualcosa sui diavoli o angeli caduti. Al lato degli angeli fedeli appaiono, nella Rivelazione, gli angeli decaduti. Come i primi, essi ci sono noti soprattutto per i loro interventi nel mondo umano; i dati sono comunque sufficienti per delinearne la loro fisionomia e, di conseguenza, l’azione.

Prima missione delle potenze: impedire il male

Le diverse religioni hanno, quasi tutte, affermato l’esistenza di esseri cattivi; ma è nella Rivelazione cristiana che essi si mostrano sotto il loro vero aspetto. Fin dal Paradiso terrestre (Gn 3) il serpente si profila come seduttore, bugiardo e omicida. Forse per lo scrupolo di custodire il monoteismo, gli autori dell’Antico Testamento non lo pongono che raramente in scena; la sua azione comunque si precisa, a poco a poco, sempre odiosa, ma incapace di superare i limiti tracciati da Dio (Gb 1, 2).

Bisogna aspettare il Nuovo Testamento perché il suo volto si sveli completamente nella lotta che si scatena. Cristo, Figlio di Dio, viene “a gettare fuori il Principe delle tenebre” (Gv 12, 31), distruggere l’impero che Belzebù ha stabilito con i suoi accoliti del male (cfr. Lc 11, 14-22).

La lotta prende subito un carattere diretto e quasi personale. La tripla tentazione nel deserto (cfr. Mt 4, 3-11) manifesta, contemporaneamente, la potenza del demonio sulla materia; la debolezza reale delle sue suggestioni sull’uomo; la sua sete di dominio sacrilego, e la sua ignoranza della vera identità di Cristo.

Numerosi casi di possessione testimoniavano l’impero del maligno. Così Cristo, malgrado la loro rabbia, espelle gli spiriti maligni e dona questo potere ai suoi discepoli (cfr. Mc 6, 13;16, 15 e 18; Mt 10, 1-8). Egli ci descrive chiaramente il nemico di Dio cfr. (Lc 10, 17 e 20), che ostacola la semina divina nel cuore degli uomini (cfr. Lc 8, 12), che spande la zizzania nel campo del Padre di famiglia (cfr. Mt 13, 24-30 e 35-42), che si accanisce contro l’opera di Vita (cfr. Mt 12, 43-45)… Vani sforzi, perché è già giudicato e vinto e dovrà, alla fine dei tempi, riguadagnare l’inferno, in compagnia dei dannati (cfr. Mt 25, 41).


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Per istante il demonio sembra trionfare nella Passione (cfr. Gv 14, 30). In realtà, è l’ora della sua disfatta e della liberazione degli uomini (cfr. Col 7, 13-14; Eb 2, 14-15).

Dopo l’Ascensione, il combattimento riprende sulla terra e l’Apocalisse ne dipinge gli episodi in vasti quadri simbolici, dalla caduta del dragone e dei suoi angeli (cfr. Ap12, 7-12) fino alle persecuzioni molteplici, che egli infliggerà alla Chiesa, coi suoi affiliati; finalmente il Verbo di Dio trionferà e gli eserciti del cielo rigetteranno i loro nemici nello stagno di fuoco e di zolfo (cfr. Ap 19, 20).

Come per i buoni angeli, la Tradizione patristica non si afferma che lentamente. Alcuni apocrifi, come il Libro di Enoch, gettano, per molto tempo, il dubbio riguardo alla loro intera spiritualità; comunque i punti essenziali si precisano a proposito di taluni testi della Scrittura (cfr. Is 14, 12-16; Ez 28, 1-20): Dio aveva creato tutti gli angeli giusti e buoni; taluni, per loro colpa, sono caduti e subiscono ormai un castigo eterno.

Stessa discrezione nell’intervento del Magistero, che cerca più di confutare gli errori e guidare la pietà dei fedeli, che di fornire materia di speculazione. Esso afferma la caduta colpevole e la punizione eterna dei demoni, indica il loro carattere spirituale, segnala i loro attacchi contro gli uomini. Anche qui, la vita cristiana, e specialmente la liturgia, completano l’insegnamento diretto.

Apriamo il Rituale: esorcismi del Battesimo per gli adulti e per i bambini; preghiere per la raccomandazione dell’anima; cerimonie e formule per cacciare il demonio, tutto esprime la lotta. L’uscita è certa, il demonio si vede costretto a inchinarsi e rendere onore a Dio, a Gesù Cristo ed allo Spirito Santo; ma quale soffice intelligenza, per dissimularsi, quale perseveranza, contemporaneamente terribile ed impotente!




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L’angelo decaduto

Tale è in effetti il quadro che ci traccia, dell’angelo decaduto, in una sana teologia; le rivelazioni e l’esperienza dei santi, le parole del demonio stesso, per intermediazione dei posseduti, ne confermano le conclusioni.

Egli è il Maledetto, colpito da una pena eterna, di cui il giudizio universale non sarà che la manifestazione e l’accrescimento (cfr. 2 Pt 2, 4). Arroccato nel suo orgoglio; fissato nel suo peccato, che continua ad amare, egli si erge invano contro l’ostacolo; malgrado la certezza che i suoi sforzi sono inutili, egli continua a volere quello che ha perduto: la sua indipendenza, il rifiuto di soggezione a Dio; da ciò uno strappamento intimo e senza fine.

Ma, precisamente, perché egli resta il Maledetto, senza quella possibilità di pentirsi che fu offerta all’umanità? Perché, in ultima analisi, il tempo della sua prova è terminato, egli, cioè, non riceve più la grazia, senza la quale nessuno può andare al Padre.

Questa privazione si accorda, d’altronde, con la natura stessa dell’essere spirituale. L’angelo, affrancato dalle passioni, incapace di sbagliarsi nel suo proprio campo, si dona tutto intero nella sua azione, senza poter tornare indietro; l’uomo, al contrario, appesantito dal suo corpo, cammina con un passo più lento ed esitante; conveniva che fosse trattato da Dio in modo analogo nell’ordine soprannaturale?

Si può indicare un altro motivo per giustificare, nei nostri confronti, un perdono che non fu proposto all’angelo peccatore. L’angelo, assolutamente indipendente dagli altri spiriti, non doveva che trascinare direttamente se stesso nella sua caduta; Adamo, futuro capostipite della razza umana, trascinava miliardi di esseri umani, il cui destino soprannaturale era legato al suo. Questa responsabilità collettiva ci appare talvolta difficile da ammettere, la trasmissione del peccato originale ci sembra un’ingiustizia… La legge della solidarietà non ha, al contrario, giocato in nostro favore, per impedire un abbandono completo?


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Il rilassamento morale dell’angelo è così totale, che egli non è neanche più capace di questa prima strada verso Dio, che costituisce la fede. Egli è come accecato dalla presenza naturale di Dio vendicatore; non crede più al soprannaturale di questa fede fervente che esige un primo slancio verso la verità tenuta per un bene, e un bene sovranamente desiderabile; egli non crede a questa fede che converte, cioè comincia ad orientare l’essere, tutto intero, in una nuova direzione; ma crede a questa fede costretta e odiosa di chi s’inchina, davanti alla prova, per meglio rifiutare l’adesione del cuore. I demoni credono e tremano e, sulla terra, taluni apostati, odiosi e persecutori, ce ne offrono lo spettacolo.

Infine, il demonio rimane il maligno, che ha conservato tutta l’acutezza naturale della sua intelligenza. Perfettamente al corrente delle leggi dell’universo, disponendo a suo piacere della materia, egli sarebbe il padrone dell’universo, se Dio lo permettesse…

Eccoci lontani dalle concezioni grottesche e puerili che troppo spesso fanno posto poi ad uno scetticismo totale. Angelo decaduto, il demonio resta un essere splendido e potente, ma per sempre escluso dalla sua vera felicità.

Avendo l’umanità ceduto una prima volta, per intermediazione di Eva e di Adamo, alle sollecitazioni menzognere del diavolo, il male è entrato nel mondo. Anche se la storia di Adamo ed Eva come la narra la Genesi non è un documento storico propriamente detto, essa illustra ammirevolmente il problema degli inizi del male: una rottura tra l’uomo e Dio provocata dalle insinuazioni menzognere dell’angelo decaduto, deciso a volgere l’umanità contro il suo Creatore e a trascinarlo, con la sua perdita, nella sua folle ribellione.

Da quel momento, eccezione fatta per Cristo e sua Madre, ogni creatura umana è in balìa degli assalti ripetuti del tentatore. Ora, per quanto in basso siano caduti, al punto che le Scritture li designano frequentemente con delle metafore animali (i demoni hanno così gravemente pervertito la loro natura angelica che si sono abbassati al livello della bestia), gli angeli ribelli rimangono tuttavia ancora angeli, dotati di capacità prodigiose che sorpassano quelle degli umani.




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La loro lotta con l’uomo sarebbe dunque sproporzionata e senza speranza se Dio e i suoi angeli non venissero alla riscossa ristabilendo l’equilibrio delle forze. Tale è il ruolo primordiale delle Potenze, che devono impedire al diavolo di tendere agli uomini dei tranelli a cui non possano sfuggire, e impedirgli, in qualche modo, di imbrogliare ricorrendo al suo arsenale angelico depravato.

Le Potenze o Potestà vigilano a che gli spiriti maligni, quando prendono la parvenza di angeli di luce, restino comunque identificabili per gli uomini che vogliono darsene pena. Essi impediscono loro di operare prodigi e miracoli imbroglioni che abbaglierebbero troppo facilmente i creduloni.

San Tommaso dimostra che le Potenzedominano le legioni infernali in tre maniere :

  • Dialogando con gli spiriti maligni, cioè rivolgendosi a quello che sussiste della loro intelligenza angelica falsata dalla loro logica intempestiva, per dimostrare loro la vanità dei loro sforzi e la vittoria certa di Dio e dei suoi.
  • Invocando il nome del Signore che li mette invincibilmente in fuga.
  • Comandando loro, tramite il dono della Grazia che unisce Dio e la creatura, in modo che l’una dispone delle forze dell’Altro. Le Potenze possono così stornare i piani del diavolo contro l’inferno, costringendolo finalmente a servire il bene malgrado lui. O utilizzare la malignità demoniaca per castigare i suoi propri complici.

La prima missione, impedire il male, o più esattamente, contenerlo in certi limiti, trascina la seconda: mantenere la pace nel mondo. Le Potenze sono gli angeli che presiedono alla politica mondiale ed al destino degli imperi, lasciando l’esecuzione dei loro ordini al coro inferiore dei Principati.

Le Potenze o Potestà sono talvolta invocate per calmare la collera, insegnare la pazienza che è loro virtù, combattere l’aridità spirituale e cacciare le distrazioni nella preghiera. In conclusione le sante Potestà formano il terzo e ultimo coro della seconda gerarchia angelica. Il nome di questo coro si trova anche nella Scrittura del Vecchio Testamento, come in Daniele: “O potenze tutte del Signore, benedite il Signore”.

Nel Nuovo Testamento il nome prende il significato più specifico di un particolare ordine di spiriti celesti, sia angeli buoni che spiriti maligni. Gli angeli buoni vengono menzionati nel seguente passaggio: “Perché la multiforme sapienza di Dio sia manifestata ai Principati e alle Potestà, nel cielo per mezzo della Chiesa”.

Gli angeli caduti, al contrario, vengono menzionati qui: “La nostra battaglia non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro Principati e Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra”. La natura di questi spiriti celesti viene anche descritta da Dionigi: “Il nome delle sante Potestà, coeguale alle divine Dominazioni e Virtù, indica un ordinato e sconfinato ordine nelle accoglienze divine, e la regolazione di potere intellettuale e soprannaturale che non degrada mai la sua autorità dalla forza tirannica, ma è irresistibilmente incoraggiata nel dovuto ordine al divino. Esse generosamente guidano quelli che si trovano sotto di loro, appena possibile al Potere Supremo che è la fonte del potere”.


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Mechthild Thaller descrive le Potenze nei seguenti termini: “Gli angeli del coro delle Potenze sono grandi; essi sono vestiti di un camice e di una dalmatica il cui colore varia secondo le virtù delle persone che servono. Salvo rare eccezioni, essi sono dedicati esclusivamente al servizio dei sacerdoti. Essi hanno un aspetto serio”.

Quanto alla monachella già menzionata del Colloquio spirituale di Simone da Cascina, lei li canta con tanta esuberanza quanto i cori superiori:

O venerabili Dominazioni, vestite di mansuetudine, e di clemenza,
Con cui voi coprite i vostri protetti come se fossero figli vostri,
Equipaggiatemi così bene, che io possa prendere parte
Ai vostri armoniosi e piacevoli concerti.
O Principati, è umilmente che io vengo a voi,
Poiché trovo il mio conforto nelle fragranze delle vostre odorose violette,
E vi prego di essere ricevuta nella vostra compagnia sì degna di rispetto.
Voi, valenti Potenze,
Non vi lascerò, dovessi essere respinta,
Poiché desidero armarmi della vostra lampante e splendida armatura
Che mi difenderà contro l’astuzia e la rabbia dei miei avversari.

Dominazioni, Virtù e Potenze o Potestà formano il secondo ordine ; essi sono degli angeli ministri.

La terza gerarchia raggruppa gli spiriti incaricati di eseguire immediatamente gli ordini di Dio in mezzo alle creature materiali e gli uomini. Tutto quello che essi fanno è per il bene dell’umanità ed a suo uso. Angeli degli ultimi cori, la loro potenza è limitata a comunità, luoghi, persone o a una certa categoria di creature materiali, piante od animali.

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