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I 4 pilastri della femminilità secondo Edith Stein

FEMME LIBRE
Photo by rawpixel.com on Unsplash
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Filosofa e carmelitana, santa Teresa Benedetta della Croce, nata Edith Stein, è morta ad Auschwitz nel 1942. La sua eredità offre una visione vibrante e profonda della femminilità, da riscoprire. Una teologia della donna che ha influenzato il pensiero del papa Giovanni Paolo II sulla teologia del corpo e sulla grazia particolare della femminilità.

Primo pilastro: la ricettività

Secondo Edith Stein le donne hanno un grande desiderio di dare e ricevere amore. Tale desiderio «si eleva al di sopra di un’esistenza quotidiana per entrare nella realtà di una persona migliore». Il nostro desiderio di ricevere amore ci rende vulnerabili e, soprattutto, ci fa apparire più deboli. La persona che si sforza di dimostrare la propria possanza e la propria dominazione non ammetterà mai di aver bisogno di checchessia da un’altra persona. Ma ciò che Edith Stein mette in evidenza è che la ricettività all’amore ci eleva, e che accresce la nostra comprensione del mondo.

Secondo pilastro: la generosità

Edith Stein insiste sulla generosità del dono di contraccambio. Secondo lei esiste un’anima tipicamente femminile che

nell’esperienza si rivela sensibile alle realtà personali, all’armonia, alla globalità […]. L’attenzione della donna è dunque naturalmente portata sulle persone mentre l’esperienza ci mostra che l’uomo aspira maggiormente all’efficacia esteriore, la quale lo porta a concentrarsi su azioni oggettive […]. L’anima femminile vive più forte ed è più presente in tutte le parti del suo corpo. Essa è toccata interiormente da tutto ciò che le capita, mentre nell’uomo il corpo ha maggiormente il carattere di uno strumento, che gli serve nel suo lavoro – e questo implica un certo allontanamento.

Tale apertura del cuore e dello spirito rinforza l’anima e la vita spirituale. Ciò produce un grande paradosso: quando usciamo da noi stesse al fine di diventare una benedizione per gli altri, diventiamo migliori. Ed è questa attitudine di generosità che ci rende felici.

Terzo pilastro: la dignità

Ogni donna che vive nella luce dell’eternità può rispondere alla propria vocazione – poco importa che ciò avvenga nel matrimonio, in una comunità religiosa o in un mestiere secolare.

Le donne sono capaci di esprimere la propria femminilità in numerosissime maniere. Edith Stein definisce così tre grandi categorie di stati di vita possibili per la donna: sposa-madre, nubile “nel mondo” e nubile consacrata nella vita religiosa.

Per lei, tutte le donne che si lasciano guidare da Dio compiono il significato profondo della femminilità perché le donne sono particolarmente intuitive in fatto di scoperta di come amare. Essere donne non è rispondere a tutto un insieme di attese o di ideali arbitrari. Significa che ovunque la vita ci conduca, ogni situazione può essere nobilitata e resa degna mediante l’amore.

Quarto pilastro: la maternità

La filosofa tedesca pensa che tutte le donne sentano il bisogno fisico di diventare madri. Eppure ella stessa non ebbe figli. Però credeva che tutte le donne possiedano un istinto materno. Secondo lei

le donne cercano per natura di abbracciare ciò che è vivente, personale, e intero. Accudire, proteggere, nutrire ed educare – è tutto un desiderio naturale e materno.

In altri termini, le donne danno la vita e la nutrono per natura. L’amore femminile è un impulso naturale capace non soltanto di mettere al mondo dei bambini, ma anche di rendere possibili i sogni e di aiutare così alla crescita degli altri.

Edith Stein mostra così il cammino di una femminilità che ritrova la propria dignità. Ella riconosce il valore insostituibile della donna e riscopre la propria particolare maniera di apportare amore al mondo.

[Traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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