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Spiritualità

Il Coro angelico dei Serafini

MOSAIC OF ANGEL

Sadik Gulec | Shutterstock

THE SERAPHIM: The power of the Seraphim is unimaginable for a human spirit. If they are made of fire, their entire being is constantly consumed by the love and light of God. No living creature, whether spiritual or material, human or angelic, can see God face to face without being destroyed. That is why the Seraphim cover their faces with their wings: despite their power, God's pure energy would destroy them instantly if they contemplated it directly. Even for the highest class of angels, God remains a mystery.

don Marcello Stanzione - pubblicato il 21/08/18

Il nostro viaggio tra le schiere angeliche prosegue

“L’anno della morte del re Ozia, io vidi il Signore seduto su di un trono grandioso e soprelevato. Il lembo del suo manto riempiva il santuario. Dei Serafini stavano al di sopra di lui, avendo ognuno sei ali, due per coprirsi il volto, due per coprirsi i piedi, due per volare. Essi gridavano l’un l’altro queste parole: “Santo, Santo, Santo è Yahvè Sabaoth, la sua gloria riempie tutta la terra” (Is 6,1-3).

Ecco il solo passo biblico che pone in scena i Serafini. La parola ebraica che nomina questi spiriti superiori significa «ardente». Poiché sono i più vicini al trono divino, essi ardono perpetuamente dell’amore di Dio che hanno per missione di comunicare al resto dell’universo.

Se ci si riferisce a San Paolo, egli non pone alcun dubbio che, delle tre virtù teologali, la carità, l’amore di Dio, è la prima. È dunque ragionevole guardare gli spiriti dell’amore divino come i principi della gerarchia celeste, cosa che fecero Cirillo di Gerusalemme, Giovanni Crisostomo e Gregorio di Nazianzio. Non è pertanto che alla fine dei IV secolo che le Costituzioni apostoliche hanno aggiunto il nome dei Serafini alla lista degli angeli riconosciuti dalla Chiesa, basandosi sul passo di Isaia.




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È questo stesso capitolo di Isaia che permette allo Pseudo-Dionigi di aggiungere una precisazione supplementare: i Serafini sono dei purificatori col fuoco, purificazioni operate con l’intermediazione degli angeli inferiori.

San Tommaso d’Aquino mette in evidenza il ruolo eminente del primo ordine: istruzione dei cori inferiori facendo loro conoscere ciò che essi ignorano, illuminazione con la comunicazione del modo di conoscenza più perfetto, e perfezionamento con l’approfondimento della conoscenza. Appartiene ugualmente ai Serafini il compito di consumare nelle anime quello che impedisce la loro conformità a Dio e di infiammarle d’amore.

San Tommaso pensa ugualmente che questa eminenza dei Serafini impedisce loro di manifestarsi direttamente agli uomini, di compiere le missioni terrene, ed egli rifiuta, per questo, l’identificazione dei tre grandi Arcangeli della Bibbia – Michele, Gabriele e Raffaele – a dei Principi serafici. È vero che, in questo campo, né la pietà né la tradizione sono d’accordo con l’insegnamento tomista.

In origine Lucifero deteneva il primato sugli altri spiriti angelici, che lo identificava al primo dei Serafini. Questo rango passò di diritto al suo vincitore Michele che era, anch’egli, fin dall’origine, un Serafino, e senza dubbio il secondo di Lucifero.

L’amore mistico è accettazione piena e intera dell’associazione alla Croce. Accettazione di cui una delle eventuali manifestazioni visibili è il fenomeno della stigmazione. Bisogna meravigliarsi se le apparizioni serafiche vanno di pari passo con l’imposizione delle stigmate?

Il Serafino e le stigmate

Soffrire per amore di Cristo e delle anime, tale è la preghiera che, il 14 settembre 1224, festa dell’Esaltazione della Croce, Gian Francesco Bernardone, San Francesco d’Assisi, osa pronunciare.

Sono passati tre anni da quando Francesco, ammalato, provato nell’anima e nella carne, ha rinunciato a dirigere le sue fondazioni religiose scegliendo di ritirarsi nella solitudine del monte Verna. È là che egli redige l’ammirabile Cantico delle creature, primo capolavoro della letteratura italiana.

Quel 14 settembre, Francesco, che sente la sua fine prossima – egli non avrà più che due anni da vivere – implora Dio : “Signore Gesù, non vi sono che due grazie che io Vi domando di accordarmi prima della mia morte : la prima è che, per quanto potrò, io risenta le sofferenze che Voi, o mio dolce Gesù, avete dovuto subire nella Vostra crudele passione ; la seconda, che io risenta nel mio cuore, per quanto potrò, quell’amore smisurato di cui Voi bruciate, Voi, il Figlio di Dio, e che Vi ha condotto a soffrire volentieri tante pene per noi, miserabili peccatori”.

Come fa questa richiesta, Francesco vede quello che descriverà “come un Serafino, avendo delle ali splendenti e tutte di fuoco, che scende verso di lui dalle altezze del cielo. Ed allora, apparve tra le sue ali la visione di un uomo crocifisso”.


Seraphim

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